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Caporalato nel Potentino, sfruttavano braccianti nei campi: sgominata banda di 6 persone 

L'associazione operava nei comuni di Lavello, Venosa, Montemilone, Maschito, Palazzo San Gervasio e Banzi

Caporalato nel Potentino, sfruttavano braccianti nei campi: smantellata organizzazione

POTENZA - La polizia di Potenza, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha smantellato un'associazione per delinquere finalizzata all'intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di cittadini extracomunitari di origine magrebina e dell’Africa Subhariana. L'indagine, condotta dagli agenti della Squadra Mobile, ha permesso di accertare l'esistenza del caporalato anche nella provincia di Potenza e ha visto coinvolte numerose persone. L'associazione operava nei comuni di Lavello, Venosa, Montemilone, Maschito, Palazzo San Gervasio e Banzi, tutti centri interessati dalla raccolta di frutta e pomodoro da parte di cittadini stranieri. 

«Condizioni brutali e disumane»: è lo stato in cui vivevano centinaia di migranti regolari, impegnati in agricoltura in Basilicata, nell’area del Vulture Melfese, costretti a lavorare 12 ore al giorno per pochi euro - peraltro retribuiti solo alla fine del periodo del raccolto - e a pagare l’acqua, la ricarica della batteria del cellulare e i servizi igienici nella «bidonville» in cui erano costretti a vivere. Sono complessivamente 19 gli indagati, e sei le misure cautelari agli arresti domiciliari - per un italiano, «capo" dell’organizzazione sul presunto sfruttamento del lavoro, e cinque «caporali», tutti stranieri - eseguite oggi dalla Polizia, nel corso di un’inchiesta coordinata dalla Procura del capoluogo lucano: i particolari sono stati illustrati in una conferenza stampa, dal Procuratore Francesco Curcio, dal pm Ersilio Capone e dal dirigente della squadra mobile, Donato Marano. I migranti - tutti con permesso di soggiorno e con contratti regolari, ma mai registrati - vivevano ammassati in una «casa gialla», così definita da loro stessi, di proprietà del capo dell’organizzazione, e reclutati dai caporali per una paga di circa quattro euro per ogni cassone raccolto (di circa tre quintali di peso, con una media di 25 casse al giorno per migrante).

A questa cifra andava tolta la percentuale dei caporali (circa il dieci per cento) e anche il «gettone» necessario di 50 centesimi necessario per andare in bagno, per poter ricaricare la batteria del cellulare, oppure per lavarsi, che i migranti pagavano anticipatamente di tasca loro. Nell’area era stata anche organizzata dalla Regione una struttura di accoglienza, che i migranti sarebbero stati costretti ad «evitare» per non mettere a rischio i caporali. Le indagini sono durate due anni, anche su vicende che risalgono al 2014: il Procuratore ha spiegato che «le istituzioni e le associazioni del settore, che fanno in ogni caso un lavoro meritorio, avrebbero potuto però informarci di quello che avevano notato, ma alcuni hanno anche espresso paura».

LE PAROLE DEL MINISTRO DEL LAVORO CATALFO - «Ringrazio la Polizia di Potenza che, coordinata dalla Procura, ha sgominato un’associazione a delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro che operava nei comuni di Lavello, Venosa, Montemilone, Maschito, Palazzo San Gervasio e Banzi, interessati dalla raccolta di frutta e pomodoro da parte di extracomunitari di origine magrebina e dell’Africa subsahariana». Lo scrive la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, su Facebook, a proposito dell’operazione nel potentino contro il caporalato. «Un fenomeno grave che ho combattuto da parlamentare e che a maggior ragione, adesso che ho l’onore di essere ministro, voglio affrontare e risolvere tempestivamente».

Ecco perché, prosegue, «per mercoledì prossimo, 16 ottobre, ho convocato al ministero del Lavoro il tavolo sul caporalato istituito dal decreto legge 119/2018. All’incontro saranno presenti anche i ministri dell’Agricoltura e degli Interni, Teresa Bellanova e Luciana Lamorgese. Sarà l’occasione per illustrare gli interventi previsti nel Piano triennale e le relative progettualità in suo sostegno finanziate dal mio ministero. Servono soluzioni efficaci e condivise affinché nessuno venga più sfruttato da caporali senza scrupoli». 

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