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Sanitopoli lucana

Pittella contro i giudici di Potenza: «Non rispettano la Cassazione»

Dopo che il Riesame, nonostante l’annullamento della Cassazione, ha confermato il divieto di dimora

Quinto, il ras della sanità lucanaFavori e amicizie: tutti da lui

Quinto con Pittella

POTENZA - «Una vicenda rocambolesca, avverto delusione e preoccupazione. La Cassazione ha dato pienamente ragione all’indagato Pittella, ha detto in 18 pagine che non dovevo essere arrestato e mi ritrovo ancora con il divieto di dimora. Mi sembra inspiegabile quello che sta accadendo e continuo a combattere con le armi che sono a disposizione di un cittadino come me».

Va all’attacco Marcello Pittella, il governatore lucano sospeso dall’incarico dallo scorso 6 luglio nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità lucana condotta dai pm di Matera ed a cui, due giorni fa, il Tribunale del Riesame ha confermato il divieto di dimora, dopo che una sentenza della Cassazione aveva accolto il ricorso dei suoi legali ed aveva annullato il provvedimento, rinviandolo allo stesso Riesame.
Va giù duro e dal suo studio di medico rompe un silenzio durato mesi per raccontare il «dramma» della sua vicenda giudiziaria ed interrogare la gente su uno «stato di diritto» su cui - dice - nutre parecchi dubbi. «Sono stato in silenzio molti mesi, i primi tre mesi dei domiciliari, poi il divieto di dimora. La storia delle indagini e del percorso giudiziario la conosciamo tutti - sottolinea -. Andrebbe approfondito. La Cassazione si pronuncia in maniera corposa e copiosa, demolendo di fatto l’impianto accusatorio, restituendomi la vita ed il sorriso, la possibilità di dire “credo nella giustizia”, dà un indirizzo preciso al Tribunale del Riesame e questo rigetta con tre righe quanto disposto dalla Suprema Corte. Da cittadino mi sembra lecito chiedersi se siamo in uno stato di diritto. Non lo so. Oggettivamente è lecito chiedersi se siamo in uno stato di diritto ed io sono preoccupato di questo».

Un affondo netto, quello di Pittella, un giudizio preciso maturato ed espresso per difendere un valore «che è superiore ad ogni altro ed è la dignità», «la dignità di un cittadino e di una persona a tutto tondo». «Io non voglio mai fare di tutta l’erba un fascio, è sbagliato anche in politica dire “tutti i politici sono corrotti” -spiega -. Ci sono magistrati di grande qualità e ci sono magistrati che non svolgono in piena coscienza il loro lavoro. In questo momento come fa un cittadino a credere nella giustizia se ha ragione in Cassazione e gli danno torto in periferia? Io a chi mi devo rivolgere per avere ragione? Lo chiedo ai cittadini? È una sorta di grido d’allarme». Un grido che diventa acuto quando parla di errori: «La Suprema Corte dice che non andavo arrestato, una sentenza come quella va rispettata e non è stata rispettata. Io so solo che quando commetto un errore come medico, e vale per tutti i cittadini, ne pago le conseguenze - continua - qualcun altro se commette un errore non solo magari non lo ammette, insiste, persevera nell’errore e non paga nulla. Mi sembra vi sia una lotta impari». Una lotta che sta conducendo come «un pugile che sta sul ring, che deve combattere la battaglia per la vita ed un terzo gli lega le mani». Lui, però, il presidente sospeso non si arrende e va avanti nella sua battaglia giudiziaria. Perché per quella politica, per quella su una eventuale ricandidatura da presidente o da consigliere, c’è ancora da attendere. «Su un impegno diretto o sfumato non ho ancora deciso», chiosa. Rinviando ai prossimi giorni la scelta.

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Commenti all'articolo

  • Raffaele

    Raffaele

    30 Dicembre 2018 - 12:12

    Se un magistrato mi tratta...bene, è di "grande qualità...". Se mi tratta...male, "non svolge in piena coscienza il suo lavoro". Osservazioni veramente illuminanti.

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