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Operazione della polizia

Potenza, intestazione fittizia di beni e fatture false: 9 arresti

Il sequestro è scattato su beni e società attive nel settore della rivendita di auto e moto, del valore di centinaia di migliaia di euro.

POTENZA -  La Polizia di Stato ha eseguito stamani, in provincia di Potenza, nove misure cautelari personali e il sequestro di beni e società, che operano nel settore della vendita di auto e moto, per un valore di alcune centinaia di migliaia di euro.
Le indagini si sono concentrate su reati di intestazione fittizia di beni e false fatturazioni per operazioni inesistenti. Gli indagati - secondo l’accusa - volevano eludere alcune norme antimafia.

La «pericolosità» degli indagati stessi è emersa allorché hanno minacciato, «anche di morte», un funzionario dell’Agenzia delle entrate per indurlo ad agevolare alcune procedure di immatricolazione di auto importate dall’estero, «nonostante le gravi irregolarità amministrative riscontrate». Le misure cautelari sono state eseguite dalla squadra mobile di Potenza e dagli agenti del commissariato di Melfi (Potenza).

C'è anche una dipendente di un istituto di credito, finita agli arresti domiciliari, fra le nove persone coinvolte nell’inchiesta.
In particolare, gli agenti hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere, cinque ai domiciliari e due divieti di dimora, emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza, su richiesta della Procura. La Polizia, inoltre, ha sequestrato quattro società di rivendita di auto e moto, beni mobili e immobili e rapporti finanziari e bancari nella disponibilità di tre indagati per un valore di oltre 212 mila euro.

Sono finiti in carcere di fratelli Sabino e Lorenzo Sapio, già arrestati per traffico di stupefacenti e associazione per delinquere finalizzato al traffico di droga, reati per i quali sono attualmente processati in Tribunale, a Potenza. Indagando nel «background economico e finanziario» dei due, la Polizia ha scoperti «rilevanti disponibilità economiche e finanziarie» e "investimenti occulti» che facevano loro capo. Per eludere però le disposizioni in materia di misure di prevenzione, i fratelli Sapio avrebbero intestato «ad una serie di prestanome le loro rilevanti attività economiche», per «sottrarre beni ed aziende a sequestri e confische». Gli utili ottenuti tornavano ai Sapio attraverso le operazioni eseguite «materialmente e dolosamente" dalla dipendente bancaria. La somma di 212 mila euro per equivalente sequestrata oggi dalla Polizia si riferisce alla falsificazione di alcune fatture. I due fratelli e un altro indagato (ore ai domiciliari) sono accusati anche di aver minacciato anche di morte il direttore dell’Agenzia delle entrate di Melfi (Potenza), che non voleva agevolare le pratiche di immatricolazione di autoveicoli acquistati all’estero nonostante «irregolarità amministrative relative proprio all’applicazione del regime agevolato della cosiddetta Iva a margine».

Le auto venivano acquistate in Germania, con regolare fattura emessa per un mezzo nuovo, per poi essere importate in Italia modificando la fattura per far risultare l’automobile come usata, anche aumentando il numero di chilometri, in modo da pagare un’Iva minore, con un guadagno occulto di circa 200 mila euro su un fatturato reale di un milione. E’ uno dei particolari emersi stamani, a Potenza, nel corso di una conferenza stampa a cui ha partecipato il Procuratore della Repubblica, Francesco Curcio, il pm Matteo Soave e il dirigente della Squadra mobile, Giuseppe Pontecorvo. Il meccanismo, secondo quanto emerso dalle indagini, poteva funzionare grazie all’aiuto di un dirigente di una banca locale, parente di uno degli arrestati, che «copriva» i passaggi di denaro e le attività delle società intestate a prestanome.
«I controlli bancari - ha detto il Procuratore - sono molto capillari, sulla base di leggi all’avanguardia, e per poterli eludere serve necessariamente un contatto in un istituto di credito». Alcuni degli arrestati, infatti, dichiaravano redditi molto inferiori a quelli effettivamente percepiti: nel corso delle perquisizioni, gli investigatori hanno scoperto circa 30 mila euro occultati, oltre a orologi di valore e una Porche.

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