Martedì 18 Dicembre 2018 | 15:44

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il fenomeno

Basilicata, il 13,8% degli studenti abbandona la scuola

La Regione fallisce l'obiettivo europeo di assicurare servizi al 33% dei bimbi sotto i 3 anni. La Basilicata è al settimo posto in Italia. Nel Sud c’è chi sta peggio

scuola, aula scolastica

POTENZA - In Basilicata l’offerta dei servizi di prima infanzia è ferma al 14,3% e la quota di giovani dai 18 ai 24 anni che abbandonano prematuramente gli studi è del 13,8: è la settima più alta in Italia, ma la più bassa del sud. I dati resi noti del Mise attestano che la nostra regione non rispetta gli obiettivi di Barcellona, definiti nel 2002 dal Consiglio Europeo, che imporrebbero agli Stati membri di impegnarsi ad offrire i servizi di prima infanzia ad almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni. Nei soli territori montani delle due province lucane i valori sono davvero bassi: a Potenza, per 5551 bambini di età 0-2 anni sono disponibili 829 posti in servizi per la prima infanzia, mentre a Matera i 70 bambini da 0 a 2 anni residenti in aree montane non hanno nessuna disponibilità di essere accolti in una struttura a loro dedicata. Tra tutti i Comuni della regione, poi, 90 sono completamente sforniti di asili nido e di qualsiasi altro servizio per la prima infanzia, mentre soltanto in 11 si raggiunge e supera l’obiettivo europeo del 33%. I due capoluoghi, invece, si mantengono al di sotto della soglia di copertura: a Potenza l’offerta di posti copre solo il 23,3% della platea, a Matera si arriva al 28,9.

Tutto questo stride con la considerazione che il contrasto alla povertà educativa dovrebbe iniziare sin dalla tenera età dei bambini, a partire, cioè, già dai servizi alla prima infanzia che costituiscono il primo step verso un sistema che contribuisca a migliorare la crescita psico-fisica dei minori. Tali servizi, infatti, sono il primo luogo di socialità del minore al di fuori della famiglia di origine. Ciò è tanto più vero nelle aree montane, dove organizzare la presenza di strutture, risorse e personale è più difficile a causa della conformazione territoriale, ma anche per la minore densità abitativa. Questo provoca almeno due conseguenze negative: da un lato riduce il benessere di chi già ci vive, dall’altro, è un incentivo allo spopolamento. In alcuni territori della montagna, la presenza di servizi per i minori può quindi essere decisiva per venire incontro alle possibili difficoltà delle famiglie con figli già residenti. La Basilicata è tra le cinque regioni italiane con la più alta percentuale di minori residenti in aree montane (40,4%). Per capirci, si consideri che in media, a livello nazionale, la quota di bambini che abitano in montagna si attesta attorno al 10%.

A ciò si aggiunga che spesso i comuni montani fanno registrare anche redditi più bassi: in Basilicata, per esempio, sempre secondo i dati del Ministero Economia e Finanza, il 73,1% dei comuni montani rientra nell’ultimo quartile di reddito. Siffatte dati si combinano con quelli sull’abbandono prematuro dalla scuola. Nella provincia di Potenza il tasso di abbandono è del 14,2%, mentre in quella di Matera del 13,5. Per abbandono precoce deve intendersi il mancato conseguimento di un diploma, sul quale spesso incidono condizioni di marginalità sociale, che possono portare sia a una frequenza saltuaria, sia all’abbandono definitivo degli studi. Riuscire a mantenere attivi sul territorio i servizi per l’infanzia, dunque, è fondamentale e forse l’attività politica dovrebbe porre maggiore attenzione su questi servizi.

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