Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 17:42

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Calciopoli - Berlusconi: altro che Milan, è un attacco politico

ROMA - Macchè calciopoli, per il Milan è solo un processo con «movente politico». Passano meno di due ore dalle richieste del procuratore federale Stefano Palazzi e arriva secca la replica di Silvio Berlusconi. Non solo presidente rossonero da vent'anni (salvo breve interruzione per conflitto d'interessi), ma soprattutto leader del centrodestra e presidente di Forza Italia. Il Cavaliere non ha dubbi a buttarla in politica. Nelle parole del pm sportivo vede realizzarsi il «teorema» dell'ex capo dei pm di Milano, Francesco Saverio Borrelli, che ha condotto l'indagine. Tutta Forza Italia lo segue decisa, con lui anche il leghista Maroni (altro rossonero doc). Più caute Udc e An. Mentre l'Unione s'indigna e invoca «pulizia» nel calcio. «Il tifo passa in secondo piano di fronte alla giustizia, anche quella sportiva», chiosa in serata un altro milanista e esponente politico di primo piano, il presidente della Camera Fausto Bertinotti.
E' da poco passata l'una quando dalla residenza-ufficio di Via del Plebiscito Berlusconi grida la sua rabbia. «Sono esterrefatto ed indignato per le assurde e spropositate pene chieste per il Milan. Mi è difficile non vedere un movente ed una volontà politica assolutamente inaccettabili nell'ambito dello sport». Il leader di Forza Italia pesa ogni parola. Nell'aula del tribunale sportivo allestita allo stadio Olimpico per processare il calcio degli scandali, per il suo Milan l'accusa ha chiesto la serie B e 3 punti di penalizzazione. Seppur di pochi minuti, Berlusconi era stato anticipato da Maurizio Lupi, deputato di Fi e presidente dell'Associazione Milan Calcio di Montecitorio, il primo a parlare di «ingiustizia sommaria, vergogna clamorosa: il teorema di Borrelli contro Berlusconi». Nel pomeriggio è proprio il "teorema Borrelli" a tener banco. Sandro Bondi, coordinatore di Fi: «Conosciamo da tempo i teoremi di Borrelli: nel '94 fu la sua Procura a far cadere il governo Berlusconi votato dai cittadini. Ora la storia si ripete». Gli fa eco Antonio Verro (Fi): «La Procura dimostra di essere appiattita sulle posizioni di Borrelli». «Metodi da Gestapo - li bolla Guido Crosetto, deputato azzurro - non vorrei che solo quelli che hanno amici nell'Unione, come la Fiorentina, fossero assolti». Sostegno arriva anche dagli alleati: per il leghista Maroni, tifoso rossonero, «la furia antiberlusconiana arriva fino a colpire il Milan che in questa storia è solo una vittima». Il segretario della Dc Gianfranco Rotondi: «Appena scoppiò 'calciopolì fummo i primi a dire che era un modo per arrivare a colpire Berlusconi. Non sbagliavamo». Per Maurizio Ronconi (Udc), quello dei giudici impegnati nel processo è «pessimo giustizionalismo». Poche e isolate, nella Cdl, le voci fuori dal coro. Vietti (Udc): «Un segnale forte era indispensabile, la trasparenza deve essere la parola d'ordine». Per il senatore juventino Piergiorgio Stiffoni (Lega) «non è il caso che la politica si intrometta nelle indagini: deve restare fuori dalle questioni sportive». Mentre l'interista Ignazio La Russa non esulta: «Noi vogliamo uno scudetto vero...».
A sinistra è tutta un'altra musica. Per il Verde Paolo Cento «Berlusconi prende fischi per fiaschi: il vero complotto non è quello contro il suo Milan, ma quello che è stato ordito, per anni, contro i tifosi di calcio». «Vendetta politica contro il Milan? La vendetta - aggiunge Salvatore Buglio (Rnp) - è quella che si sono presi gli elettori contro Berlusconi alle ultime politiche». Per il deputato dell'Ulivo Giuseppe Giulietti l'ex premier «sembra un marziano, ormai è rimasto da solo come un disco incantato a ripetere sempre le stesse cose». Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi, non crede a «Berlusconi vittima del sistema, il suo ricorso alla teoria del complotto è paradossale». Per il ministro Di Pietro non c'è nessun mandato politico, ma solo «atti dovuti della giustizia sportiva».
A tutti comunque, maggioranza e opposizione, non sfugge la coincidenza della richiesta delle pene con la semifinale mondiale Italia-Germania. Per Roberto Formigoni (Fi) «è una finezza tipicamente giudiziaria, a cui ormai siamo abituati». Il collega di partito Fabrizio Cicchitto parla di «un viatico devastante per i giocatori impegnati a Dortmund». Ma la stoccata spetta al presidente emerito Francesco Cossiga: «Non c'è che dire: una requisitoria proprio tempestiva. Se la nazionale perderà, giocatori e tifosi sapranno chi sono i responsabili: Rossi, Borrelli e Palazzi».

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