Lunedì 17 Dicembre 2018 | 04:19

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I leader di tutto il mondo si preparano per i funerali

in preghiera per il Papa ROMA - I principali leader di tutto il mondo si preparano a rendere l'ultimo omaggio a Giovanni Paolo II ai funerali che si terranno forse giovedì a Roma, nella Basilica di San Pietro. Il compito di avvertire le cancellerie mondiali, attraverso il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, è toccato, secondo le regole vaticane, al cardinale Joseph Ratzinger, decano del collegio cardinalizio.

I primi a far sapere già ieri, anche se non ufficialmente, che sarebbero venuti in Italia per l'estremo saluto al Pontefice sono stati il presidente americano George W. Bush e la first lady Laura - ricevuti in Vaticano dal Papa il 5 giugno scorso, durante la loro ultima visita in Italia. Possibile anche la presenza di Bush sr., il presidente che assistette al crollo del muro di Berlino cui Giovanni Paolo II diede la spallata definitiva.
E accanto al padre dell'attuale presidente americano potrebbe esserci l'altro protagonista della fine della Guerra Fredda, l'ultimo presidente sovietico Mikhail Gorbaciov.

Appresa la notizia della morte di Giovanni Paolo II, anche il premier britannico Tony Blair - convertitosi al cattolicesimo nel 2001 - ha fatto sapere di essere «intenzionato» a venire a Roma con la moglie Cherie, cattolica praticante. Nessun dubbio sul presidente della natia Polonia Aleksander Kwasniewski, cui si unirà il suo predecessore e leader di Solidarnosc Lech Walesa.
Indiscrezioni parlano anche di un possibile arrivo del presidente russo Vladimir Putin, che, per quanto possibile, negli anni si è adoperato per favorire una riconciliazione tra il Vaticano e la Chiesa ortodossa russa del Patriarca Alessio II, che in questi giorni si è informato in continuazione sulla salute del Papa. Dall'est potrebbe arrivare anche il nuovo presidente ucraino Viktor Yushenko, dove forte è la comunità cattolica.

Dal Medio Oriente potrebbero arrivare il presidente palestinese Mahmoud Abbas - che ancora non è mai stato a Roma dalla sua elezione il 9 gennaio e che non dimentica il rapporto instaurato dal Pontefice con Yasser Arafat, che ricevette una decina di volte - e il premier israeliano Ariel Sharon o il presidente Moshe Katsav.

La delegazione spagnola per i funerali di Giovanni Paolo II sarà guidata dal premier Jose Luis Rodriguez Zapatero. Ad annunciarlo è stato il ministro della Giustizia Juan Fernando Lopez Aguilar, ricordando la «personalità carismatica» del Pontefice e sottolineando che il governo di Madrid «adotterà tutte le misure per esprimere il profondo dolore, il profondo rispetto e la profonda venerazione che merita questa figura».

Oltre alla delegazione del governo, a Roma arriverà anche la famiglia reale, ma al momento non è chiaro se ci saranno re Juan Carlos e la regina Sofia o il principe Felipe con Letizia: fonti della Zarzuela hanno fatto sapere che la rappresentanza verrà decisa non appena il Vaticano avrà fatto conoscere il protocollo del cerimoniale.

Dal cattolicissimo Belgio hanno annunciato il loro arrivo a Roma Re Alberto II e la regina Paola di Liegi, mentre una delegazione di alto livello - premier o presidente - è attesa anche dal Portogallo. Atteso anche il presidente croato Stipe Mesic, che era stato ricevuto in udienza in Vaticano appena qualche settimana fa, prima del peggioramento delle condizioni di salute di Giovanni Paolo II.

Nutrita potrebbe essere anche la delegazione in arrivo dall'America Latina - area geografica dalla quale, secondo le previsioni degli ultimi giorni, potrebbe provenire il nuovo Papa. A guidarla potrebbe essere il presidente messicano Vicente Fox: nei suoi 26 anni di pontificato, Giovanni Paolo II ha visitato il Messico quattro volte, la prima volta nel 1979, un anno dopo il suo arrivo al soglio pontificio.

Nessuna notizia è al momento trapelata da Cuba, ma non si può totalmente escludere che anche il lider maximo Fidel Castro stia pensando a partecipare ai funerali del Papa, che incontrò nella storica visita all'Avana di Giovanni Paolo II nel gennaio del 1998.

Dall'Africa - continente al quale il Pontefice ha sempre prestato grande attenzione, definendolo il «continente della speranza» - potrebbero arrivare l'ex presidente sudafricano e premio Nobel per la pace, Nelson Mandela, forse il presidente nigeriano, di religione cristiana, Olusegun Obasanjo.

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