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La Zalonemania impazza fin dai primi minuti del 2020. Tutto esaurito o quasi, nelle sale pugliesi già alla proiezione di mezzanotte dell’attesissimo film di Luca Medici-Checco Zalone Tolo tolo. Il lungometraggio ha parzialmente stravolto le abitudini di Capodanno di molti italiani che hanno tradito la tradizionale giocata a carte o la notte in discoteca o la festa in piazza per accomodarsi in poltrona a godersi i lazzi e l’ironia - questa volta anche amara - del comico capursese.

Anche nei multisala di Bari città si è registrato un notevole afflusso, nonostante la concorrenza dello spettacolo musicale in piazza Prefettura, presentato da Federica Panicucci.

Fioccano le prenotazioni e conseguentemente gongolano i gestori dei cinema, anche quelli delle piccole sale della provincia, i quali sono felicemente «costretti» a mettere su spettacoli dalle quattro del pomeriggio a mezzanotte e oltre, fino a cinque proiezioni al giorno, per accontentare le crescenti richieste.

Lui, il 42enne autore e attore «Re Mida» del cinema italiano, non si è visto in giro, almeno a Bari e dintorni. In una intervista a una emittente radiofonica nazionale, offre la interpretazione autentica del suo personaggio, più maturo e meno farsesco, più essere umano e meno marionetta rispetto ai lavori precedenti, così come è forgiato dalla sceneggiatura scritta a quattro mani con Paolo Virzì: «Il protagonista - spiega - è l’italiano di oggi concentrato su se stesso, che veste grandi griffe, che non avverte ciò che sta accadendo intorno a lui e suo malgrado si trova insieme agli immigrati a fare il viaggio nel deserto e poi nel Mediterraneo con loro». A proposito di migranti. Il titolo del film Tolo tolo prende spunto da una frase che il piccolo Doudou, il bambino nero che lo accompagna nella traversata dall’Africa all’Italia, pronuncia entusiasta quando impara a nuotare «solo solo», cioè senza l’aiuto di Checco.

Molti spettatori, dopo i titoli di coda, commentano a caldo che «è un film che fa divertire ma anche riflettere». E forse farà arrabbiare qualcuno, aggiungiamo, perché prende di petto il tema dei migranti. Sul punto, Luca Medici commenta: «Anche in occasione degli altri film qualcuno si è arrabbiato, ormai ci convivo. Sarebbe stato peggio se avesse lasciato indifferenti. Il tema è caldo, non è un film di impegno civile ma sono andato a parlare di questo argomento con il mio sguardo e la mia visione che non sto a commentare perché trovo terribile autorecensirsi». Il regista-attore delinea il personaggio di Tolo tolo: «È rozzo, concentrato su stesso, incapace di vedere oltre, però conserva l'umanità e penso venga fuori un italiano mai privato della sua umanità».

È presto per dire che il quinto film - il primo da regista di Checco Zalone dopo il lungo sodalizio con Gennaro Nunziante - raggiungerà il record di incassi di Quo vado? (65 milioni) ma le premesse ci sono tutte. Lui si schermisce: «Non penso di ripetermi perché quello fu davvero un incasso assurdo, ma - confessa - spero quantomeno di avvicinarmi, ma lo dico per il mio produttore (Pietro Valsecchi, ndr) che è povero ed è lì a Cortina che non può pagare il conto al ristorante. Sta attendendo, non ha ancora pagato. Vi prego, andate al cinema per lui», scherza.

Il film offre gli scenari lussureggianti delle spiagge del Kenya e quelli, inquietanti, del deserto del Sahara e, drammatici, del lager dei migranti in Libia (ricreato dagli scenografi a Malta), ma dà dignità artistica anche alle bellezze naturali della nostra Puglia: come gli scorci di Spinazzola, l’area «Madonna della Stella» di Gravina dove è ambientato il set del fallimentare ristorante «Murgia Sushi», la Selva di Fasano, tra i cui trulli un inedito Nichi Vendola nei panni di se stesso offre un cammeo denso di intelligente autoironia. Nel cast inoltre spiccano alcuni bravissimi artisti pugliesi, tra i quali: Nicola Di Bari (il celebre cantante di Zapponeta interpreta il papà cardiopatico di Checco); Gianni D’Addario (il compaesano che fa una incredibile carriera fino alla presidenza della Commissione europea); Monica Angiuli (la cugina); Nicola Nocella (l’avvocato); Antonello Loiacono (il medico legale); Vittoria Loiacono (una parente); Nunzio Cappiello (zio Sushi).

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