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Verso i funerali

Un fiume di gente per la Regina

Un fiume di gente per la Regina

Continuano le code a Londra, fino a 24 ore di attesa per l’omaggio a Elisabetta II

17 Settembre 2022

Redazione nazionale esteri

LONDRA - La fila a perdita d’occhio dei sudditi, all’esterno. L’intimità di una famiglia reale che prova ricompattarsi all’interno. L’omaggio a Elisabetta II si fonda su questi due pilastri nelle ore che avvicinano il Regno Unito al maestoso funerale di Stato dell’abbazia di Westminster, che lunedì prossimo chiuderà il cerchio del lungo addio alle regina dei record.

La sfilata di popolo di fronte al feretro di Sua Maestà, nella camera ardente predisposta sotto le volte medievali di Westminster Hall, continua senza sosta. Tanto da aver costretto le autorità a sospendere i nuovi accessi al varco d’ingresso di Southwark Park, riempitosi all’inverosimile, fino al parziale smaltimento della coda: ieri allungatasi in mattinata oltre gli 8 chilometri sulle rive del Tamigi, e tempi di attesa saliti dopo la riapertura a una previsione mai vista di 22-24 ore. Gente comune di ogni provenienza, età, estrazione: britannici e stranieri, volti anonimi e volti noti. Come David Beckham, leggenda del calcio inglese, allineatosi con tanti altri per «celebrare la vita formidabile della nostra Regina».

Vita che continua a essere richiamata a mo’ d’esempio dal suo primogenito e successore Carlo III, rientrato nella capitale con la regina consorte Camilla da un viaggio in Galles che ha concluso il tour in tutte le nazioni del Regno a suggello del passaggio di consegne e per ribadire l’impegno a «servire» da monarca costituzionale. Impegno che passa anche per il tentativo di ricucire la Royal Family: rappresentata ieri in serata, in un simbolico turno di veglia attorno al catafalco, da tutti e 4 i figli d’Elisabetta. E oggi dagli 8 nipoti, col neo delfino William al fianco di nuovo del ribelle Harry. Nell’occasione Carlo ha mostrato di voler tendere la mano al figlio minore avuto dalla defunta Diana, ordinando che potesse tornare a indossare l’uniforme militare: diritto negatogli dopo lo strappo dai doveri senior di rappresentanza della dinastia seguito alla scelta di trasferirsi negli Usa con la moglie Meghan a inizio 2020; e mai accettato fino in fondo dal cadetto, reduce decorato dal fronte afghano. Un atto quasi dovuto, visto il via libera analogo garantito «eccezionalmente» già ieri al principe Andrea, fratello del sovrano: privato a sua volta del diritto a esibire i gradi per una vicenda ben più grave di quella che ha riguardato Harry, ossia il sospetto coinvolgimento nel sordido scandalo sessuale Epstein.

Frattanto è in pieno movimento anche la macchina dei preparativi per l’accoglienza di vip e potenti (centinaia di dignitari attesi da ogni capo del mondo) invitati alle esequie. L’ultima novità è l’ufficializzazione dell’arrivo dall’Ucraina in guerra di Olena Zelenska, moglie del presidente. Ad imbarazzare resta, invece, il caso Cina: con l’esclusione decisa dalla presidenza del Parlamento dei cinesi dall’omaggio al feretro nella Westminster Hall (omaggio che peraltro nessuno da Pechino aveva comunicato ufficialmente di voler rendere); ma anche la presenza alla cerimonia che conta, il rito funebre di lunedì, confermata per la delegazione governativa della Repubblica Popolare invitata dal Foreign Office malgrado le proteste dei deputati che evocano l’accusa di genocidio contro gli uiguri dello Xinjiang. Mentre sul Guardian salta fuori la notizia di una prossima visita di condoglianze a Londra pure da parte del controverso erede al trono di Riad, Mohammed Bin Salman. Visita di dubbia opportunità sotto i riflettori, a dispetto del fatto che il Regno (come gli Usa) non abbia mai smesso di vendere montagne di armi all’alleato saudita; e che il medesimo Bin Salman fu fatto in fondo ricevere in pompa magna da una viva Elisabetta II, nel 2018. L’anno in cui si sospetta abbia poi ordinato d’assassinare a tradimento e fare a pezzi l’oppositore Jamal Khashoggi.

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