Prosegue l’escalation del conflitto in Medio Oriente, dove nelle ultime ore si sono intensificati raid, dichiarazioni e contromosse diplomatiche tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Sul piano militare, Israele ha annunciato la distruzione del più grande impianto petrolchimico iraniano, mentre attacchi congiunti hanno colpito anche il complesso di South Pars, una delle principali infrastrutture energetiche del Paese. Secondo fonti locali, si registrano ulteriori esplosioni e danni diffusi in diverse aree strategiche.
Il bilancio del conflitto continua a salire: in Israele si contano nuove vittime a Haifa, mentre in Iran i media parlano di decine di morti dopo gli ultimi raid, inclusi civili e minori. La tensione resta altissima anche in Libano, dove si segnalano ulteriori attacchi e vittime.
Sul fronte politico, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che l’Iran “può essere eliminato in una notte” e ha fissato una scadenza definitiva per un possibile accordo, definendo “insufficiente” la proposta avanzata da Teheran. Trump ha inoltre riferito di una complessa operazione militare per il salvataggio di un pilota, condotta con il coinvolgimento di oltre cento velivoli.
Dura la risposta iraniana. La Guida Suprema Ali Khamenei ha affermato che “crimini e uccisioni non scalfiranno la causa delle forze armate”, mentre i Pasdaran hanno giurato vendetta per la morte del capo dell’intelligence Majid Khademi, ucciso in un attacco attribuito a Usa e Israele.
Intanto, secondo diverse fonti diplomatiche, sono in corso contatti tra emissari internazionali per una possibile tregua di 45 giorni, ma l’Iran ha respinto il piano americano, giudicandolo “inaccettabile” e accusando i negoziati di essere incompatibili con ultimatum e minacce.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato i risultati delle operazioni militari, sostenendo che Israele sta “smantellando la macchina finanziaria delle Guardie Rivoluzionarie” e che il regime iraniano sarebbe “più debole che mai”. Sullo sfondo, cresce il rischio di un’ulteriore escalation regionale, mentre la diplomazia internazionale resta al lavoro per evitare un allargamento del conflitto.
















