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San Francisco dice
stop alle pellicce

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NEW YORK - L’apripista è stata Stella McCartney, l’ultima in ordine di tempo Donatella Versace, preceduta di poco da Tom Ford, diventato vegano, e, sempre negli Usa, da Michael Kors. Ma adesso, accanto al mondo della moda, cominciano a muoversi le grandi città. A San Francisco il consiglio dei supervisori municipali ha messo al bando la vendita delle pellicce.
La decisione del comune fa della metropoli del Golden Gate la prima tra le grandi città americane che viene incontro agli appelli degli amici degli animali. Il bando entrerà in vigore il primo gennaio 2019 e si applicherà a qualsiasi oggetto che includa elementi di pelliccia, guanti e scarpe inclusi. In extremis è stato aggiunta una clausola che consentirà di continuare a vendere l’inventario esistente per altri 12 mesi. Immediati gli applausi delle associazioni animaliste: hanno auspicato che l’esempio di San Francisco sia contagioso. In California solo West Hollywood e Berkeley avevano finora aderito al partito «no fur», «stop alle pellicce».

«E' un divieto storico, che aprirà la strada a una normativa pro-animali in tutto il mondo», ha proclamato Wayne Hsiung, co-fondatore della rete per i diritti degli animali Direct Action Everywhere, dopo che Katy Tang, la promotrice della legge, aveva convinto i colleghi in comune a dare luce verde con lo slogan: «Non c'è modo umano di allevare un animale per poi scuoiarlo».
Più sulle barricate, alcuni negozianti hanno obiettato che si tratta ennesima intrusione del municipio in materie sociali a scapito della loro capacità di produrre profitti. «A decidere non avrebbe dovuto essere il consiglio dei supervisori, ma l'intera cittadinanza», ha detto Skip Pas, amministratore delegato di West Coast Leather, che tratta soprattutto in capi in pellame, alcuni dei quali tuttavia bordati di pelliccia.

San Francisco, che prende il nome dal santo patrono degli animali, si è fatta una fama di città dalla forte coscienza sociale, spesso però a scapito del business. Il consiglio ha già messo al bando le sigarette al mentolo e nel 2016 ha varato l'aspettativa per paternità che impone alle imprese private di garantire ai futuri papà sei settimane di assenza dal lavoro pagata.
La decisione «no fur» segue quella che sembra una strada quasi obbligata da parte dei big della moda. «La pelliccia non è moderna», ha proclamato lo scorso ottobre il Ceo di Gucci, Marco Bizzarri, uno dei brand che, come Kors, Versace, Ford, Furla, Givenchy, BCBG, Hugo Boss, Armani, ma anche catene come Zara, H&M e Ovs, hanno optato per un deciso cambio di rotta. (di Alessandra Baldini, ANSA) 

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