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In Puglia e Basilicata

Mobilità elettrica

«In Norvegia tanti incentivi Autostrade e sosta gratis accesso libero nei centri»

Auto: giù il nuovo, su l’usato sicuro. La carica dell’elettrico (con bonus)

15 Luglio 2022

p. cic.

Un passato da capo redattore di Quattroruote, una laurea in ingegneria meccanica, fondatore e responsabile auto del Movimento dei Consumatori nonché collaudatore per Moto Guzzi ed opinionista per la RAI e altre testate importanti. Enrico De Vita è in Italia un punto di riferimento per la mobilità e l'aver vissuto e lavorato in Svezia e Norvegia, parlando perfettamente anche quell'idioma, lo pone nella situazione di avere una visione chiara di cosa succede da noi e nel resto d'Europa.

Ingegner De Vita, cosa ne pensa del divieto della vendita dei motori termici a partire dal 2035?

«Che l'Europa è l'unico continente ad aver applicato una normativa del genere mentre il resto del mondo andrà avanti come al solito e quindi, per l'impatto ambientale, non cambierà niente ma anzi potrebbero esserci dei contraccolpi. Mi spiego meglio: sarà vietata la vendita di veicoli nuovi con motori tradizionali, ma non sarà vietata la produzione. Quindi, per assurdo, potremo continuare a costruire auto in Italia, esportarle in Tunisia e poi farle tornare in Italia come veicoli usati, aggirando il divieto. Come si vede una sciocchezza colossale».

Perché ritiene possa essere controproducente un solo parco auto elettrico in Europa?

«Perché serviranno batterie, materiali preziosi come litio, manganese, cobalto e altro ancora. Prodotti in Cina, quindi per sopperire all'aumento della domanda, da quelle parti dovranno aumentare la produzione e pertanto aumentare l'impatto ecologico sul terreno. Un circolo vizioso e un controsenso generale».

Sappiamo come è la situazione italiana, cosa succede all'estero?

«In Norvegia, paese che conosco bene, hanno incentivato le auto elettriche con dovizia di fondi. Non pagano le autostrade, non pagano i parcheggi, hanno libero accesso al centro di Oslo che è vietato a tutti i tipi di veicoli. Ci sono incentivi all'acquisto notevoli. Possono permetterselo perché hanno una enorme produzione di energia idroelettrica, prodotta in estate dallo scioglimento dei ghiacciai e immagazzinata in inverno, quando la produzione, per il ghiaccio, si blocca. Inoltre hanno enormi giacimenti di petrolio nel mare del Nord e quindi rivendono il petrolio e sono autosufficienti per l'elettrico. La condizione ideale. Il problema che i soldi per gli incentivi derivano dalle accise sui carburanti tradizionali e quindi adesso devono trovare dove prendere i soldi».

In Francia invece come siamo messi?

«Hanno avuto il costruttore nazionale che ci ha creduto per primo nell'elettrico, ma adesso si ritrovano col gruppo Renault da un lato che spinge e il gruppo Stellantis dall'altro che è recalcitrante. Quindi politicamente se una decisione avvantaggia uno, penalizza l'altro. Hanno centrali nucleari e producono energia che rivendono anche a noi italiani. Si stanno dotando di infrastrutture per venire incontro a un aumento del parco auto elettrico, ma hanno le basi per fornire energia a costi competitivi».

Spagna, che come paese è più simile al nostro?

«Grandi investimenti e grandi incentivi sull'elettrico che sta aumentando le quote in maniera notevole, ma anche lì gli incentivi derivano dalle tasse sui carburanti, aumentati per una mera speculazione commerciale non per mancanza di petrolio. Ovvero, gli incentivi alle elettriche li pagano anche coloro che non hanno una auto elettrica e non la vogliono, ma alla pompa di benzina stanno finanziando quella parte di popolazione che le utilizza».

Germania, paese di grandi costruttori auto, sembra che vadano a due velocità.

«Il governo tedesco ha di fatto impostato una politica di salvaguardia dei posti di lavoro e le Case auto si stanno adeguando ma la politica tedesca sta spingendo tutto quello che ha sentore di ecologico e verde, col risultato magari di creare grossi guai a tutti. Sono loro che hanno spinto in sede europea per questa decisione drastica, dimenticandosi dei contraccolpi. Lo fecero già nel 1998 obbligando tutta Europa alla benzina verde, vietando quella col piombo, perché più ecologica. Finì che la verde conteneva idrocarburi aromatici altamente cancerogeni e prima di intervenire sono passati degli anni. Per non parlare dei divieti dei CFR, dai frigoriferi ai condizionatori delle auto...»

Il resto d'Europa, invece?

«Tutti male. Non dimentichiamo che col gioco delle auto Euro 1-2-3 etc noi abbiamo cambiato il parco macchine spesso e tutte queste auto sono state rivendute nei paesi dell'Est o in Grecia. Pensare che a un tratto non possano più usare queste vetture e passare in blocco all'elettrico è utopia. L'Europa in fatto di emissioni, rappresenta soltanto il 3 per cento del totale. Questa norma del 2035 incide forse sul 3 per cento prodotto, provocando un aumento di oltre il 30-40 in quei paesi, Cina (valutato in più 20 per cento), Asia in genere e anche Africa, che compenseranno con un aumento d produzione le richieste europee».

Ma lei è contrario o favorevole all'elettrico?

«Domanda sbagliata: da tecnico analizzo tutte le possibilità presenti e ne valuto pro e contro. Se vi dico che mio figlio, ingegnere e pilota, ha realizzato il record di velocità mondiale con un veicolo elettrico (lo Zer di Bertone, ndr) pilotandolo in pista e coi consigli che ci siamo scambiati, vedete come non sono prevenuto verso nessuna forma di mobilità. Ripeto che il divieto imposto a livello europeo è sbagliato, controproducente perché obbliga solo i costruttori ad adeguarsi ma non obbliga i governi per le infrastrutture. Per avere tutta l'energia necessaria, le fonti rinnovabili presenti oggi non sono sufficienti, non resta che il ritorno al nucleare. E' quello che volevano gli ambientalisti?». 

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