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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Alimentare: un cartello per
i campi del biscotto certificato

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POTENZA - Il progetto di sviluppo della prima filiera del biscotto certificato italiano promosso dalla Coldiretti Basilicata è stato al centro della visita del governatore lucano, Marcello Pittella, allo stabilimento di Matera della Di Leo Pietro, l’azienda nata nel 1860 e impegnata nella produzione e nella commercializzazione di prodotti da forno. In una nota diffusa dall’ufficio stampa della Coldiretti lucana è sottolineato che «durante l’incontro è stato mostrato anche il cartello identificativo dei campi materani coltivati a grano tenero Bramante».

Il governatore lucano, «insieme a Piergiorgio Quarto e Francesco Manzari, rispettivamente presidente e direttore della Coldiretti Basilicata e ad alcuni produttori cerealicoli della cooperativa agricola 'Le Matinè di Matera», hanno visitato lo stabilimento guidati da Pietro Di Leo, amministratore unico dell’azienda «che da qualche mese è partner di Coldiretti Basilicata nello sviluppo della prima filiera del biscotto certificato italiano». Il progetto «prevede che Di Leo inizi a impiegare grano 'Bramantè seminato nel materano da dieci produttori cerealicoli della cooperativa agricola 'Le Matinè per la produzione dei biscotti Fattincasa 'gusto equilibratò».

«Quello sottoscritto a dicembre è un accordo che ha alla base grandi valori - ha spiegato Quarto, a margine della visita - innanzitutto il voler bene alle nuove generazioni, le quali sono coloro che più consumano i biscotti e sono più spesso vittime inconsapevoli di obesità per una alimentazione il più delle volte con scarsa tracciabilità e fatta da grani di dubbia provenienza. Per questo ringraziamo Pietro Di Leo, che ancora una volta ha saputo leggere nelle righe imprenditoriali le esigenze della società e coinvolgere imprenditori agricoli della sua terra, che hanno vissuto un anno commerciale tra i più devastanti dal punto di vista economico degli ultimi tempi con prezzi al minimo storico, offrendo loro la giusta remuneratività del prodotto cerealicolo andando oltre le penalizzazioni rese dalle quotazioni di mercato».

Per Manzari, «il progetto messo a punto dalla Di Leo e da Coldiretti è la risposta all’accordo Ceta tra Italia e Canada che altro non è che un grande regalo alle grandi lobby industriali che nell’alimentare puntano all’omologazione e al livellamento verso il basso della qualità».  

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