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Matera e il sogno infranto: il parco di Serra Rifusa «rubato» ai cittadini

Matera, parco di Serra Rifusa

Il parco di Serra Rifusa

Dopo le opere previste nel Primo stralcio del 1997,le piscine sono rimaste scheletri di cemento

03 Giugno 2022

Donato Mastrangelo

MATERA - Si sono scritti fiumi di inchiostro sul Parco Integrato di Serra Rifusa, popolosa area nella zona di espansione a nord della città cui fanno riferimento anche Arco, Aquarium e Giada. Quel che è certo è che dopo l’ultimazione delle opere previste nel Primo stralcio nel 1997, quelle piscine sono rimaste scheletri di cemento prive di acqua. Desolatamente vuote come gli altri impianti sportivi abbandonati al libero arbitrio dei vandali.

In apnea è rimasto il sogno tradito, da decenni di burocrazia e improvvide scelte politiche, di vedere realizzato nella sua interezza quel grande polmone verde e area giochi su un suolo di 16 ettari tutto di proprietà comunale. Un sito che aveva ed ha le sue valenze paesaggistiche ed ambientali che era stato concepito al servizio degli abitanti ma anche dei turisti della città. E pensare che ventidue anni dopo da quel 1997 Matera avrebbe celebrato l’appuntamento di Capitale europea della cultura 2019. La bontà del progetto originario è rimasta ingabbiata nelle maglie di una ottusa burocrazia.

L’intuizione di dare vita al Parco Integrato di Serra Rifusa, era lungimirante. Il Piano Regolare, difatti, puntava a mettere in connessione due zone: il verde attrezzato per lo sport nella Zona A ed il Parco Urbano nella Zona B con visuale su Via Rota. Era l’elemento che teneva in piedi l’intero progetto che guardava alla creazione di un grande contenitore ludico e sociale, destinato alle attività sportive ed al tempo libero non soltanto per tutti i cittadini. Insomma quel progetto aveva un valore sociale ma anche economico, guardando anche all’accoglienza turistica.

Adesso non resta che cercare di recuperare i pezzi di quel mosaico incompleto che è attualmente il Parco Integrato con tutte le contraddizioni che si è trascinato nel tempo. Su tutte la demolizione delle piscine e la realizzazione delle tribune in cemento al posto del solarium. «Interventi - sostiene l’ingegnere Piergiorgio Corazza - che hanno sottratto gli impianti all’uso della totalità dei cittadini e dei turisti e lo hanno consacrato allo sport e spettacolo». Ma c’è di più. «Nel Progetto generale del 1990 - rammenta Corazza - vi è anche il progetto della Nuova piscina comunale coperta con vasca da 25 metri, che crea un’alternativa alla piscina attuale di viale Nazioni Unite, che è un impianto tecnicamente obsoleto, di gestione costosa, inserita in un posto inadatto e senza parcheggi».

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