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Sciolto per mafia il comune di Scanzano Jonico

La decisione del ministro Lamorgese, già prefetto a Potenza

Sciolto per mafia il comune di Scanzano Jonico

La notizia ha fatto velocemente il giro di tutta la Basilicata: il Comune di Scanzano Jonico è stato sciolto per infiltrazioni di stampo mafioso. Il provvedimento è stato deliberato ieri dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, che, è il caso di sottolinearlo, conosce bene il territorio lucano per essere già stato Prefetto del capoluogo di regione lucano. Le motivazioni diventeranno pubbliche nella prossima seduta del Consiglio dei ministri. Al momento è noto solo che la decisione è maturata dopo mesi di lavoro dedicati a un'area del Materano, il Metapontino, definita la più calda della regione, per via della contiguità geografica alla Calabria e alla vicina Taranto.

Gli aspetti climatici sono ovviamente secondari. Senza cercare forzosamente collegamenti diretti con la decisione del ministro, è innegabile che le cronache sono state sempre prodighe sull'aria che si respira in un luogo in cui lo Stato appare lontano, il riferimento riguarda una semplice caserma dei carabinieri, invocata da anni, ma che non c'è. La cronaca nera, intanto, ha sparso fiumi d'inchiostro. Parliamo di episodi che, per esempio, il 2 maggio del 2017 si fecero notare anche per una certa inventiva scenografica, lugubre per la verità. Si parlò di un tentativo di estorsione ai danni dell’impresa edile «Donadio Giorgio Srl». In quel caso si usarono fiori e lumini votivi davanti la porta d’ingresso dell’ufficio di Scanzano. Momenti di paura, invece, a Policoro il 22 settembre dello stesso anno quando avvenne un tentato omicidio, con esplosione di colpi di arma da fuoco, in pieno centro, nei confronti di un cittadino ghanese.

Avvenne il 9 aprile del 2018, poi, l'incendio all'azienda agricola Apofruit di Scanzano. Una grossa realtà imprenditoriale finita nel lungo elenco di realtà attive nel settore primario spesso ridotte in cenere. Non suoni offensivo per nessuno, ma quando iniziarono i primi incendi, in mancanza di spiegazioni precise, si fece ricorso a incredibili fenomeni di autocombustione. Ma il 10 ottobre dello stesso anno arrivarono le minacce aggravate nei confronti del nostro collega della La Gazzetta, Filippo Mele, che in più occasioni aveva denunciato fenomeni da tenere d'occhio. Vere e proprie forme d'intimidazione nei confronti di un cronista che aveva “osato”, aveva in più occasioni evidenziato che era ormai in corso una vera e propria forma di occupazione mafiosa del territorio.

Mafiosità o infiltrazioni che hanno fatto sentire il loro peso anche lo scorso 2 gennaio, praticamente un anno fa, quando avvenne una rapina al supermercato di Policoro “Qui Discount”, consumata con armi da fuoco in pugno. Ma l'elenco è lungo ed è fatto di tanti altri episodi ancora, piccole estorsioni e forse, chissà, grandi silenzi in un centro del Metapontino paradossalmente ancora oggi, benché invocato da oltre venti anni, senza un presidio dei militari dell'Arma. Forze dell'ordine che tra febbraio e settembre scorso hanno comunque operato decine di arresti, blitz condotti contro quanti sono considerati gli autori di estorsioni e altri reati, soprattutto in danno alle aziende ortofrutticole di Policoro e Scanzano. Ma se tutto va bene, la caserma forse arriverà tra 5 anni.

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