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Nucleare in Basilicata, ci sono cancerogeni radioattivi ma non è allarme

Indagine straordinaria dell’Isin a caccia di Cesio 137 e Stronzio 90. L’ing. Matteocci: l’acqua? Da noi analisi radiologica non di potabilità

barre nucleari Itrect Rotondella

Barre nucleari Itrect Rotondella

iIn Basilicata si sono diffusi nell’ambiente elementi cancerogeni come il Cesio 137 e lo Stronzio 90 (non esistono in natura, si creano nell’ambito della “filiera atomica”), ma non c’è alcuna emergenza giacché si è al di sotto dei livelli registrati in altre regioni. È questo, in estrema sintesi, l’esito di una indagine radiologica straordinaria firmata dal neonato Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin).

Nei pressi del centro atomico Itrec di Trisaia di Rotondella sono stati campionati e analizzati – scrive Isin - «acqua di falda e di mare, sabbia, sedimento marino e sedimento fluviale/limo» e «latte, frutta, ortaggi, foraggio e mitili». È stato anche studiato il «rateo di dose ambientale intorno all’impianto e lungo il litorale sabbioso da Lido Riva dei Tessali a Lido Rocca Imperiale». Le analisi sono state condotte in collaborazione con un altro «controllore» istituzionale delle attività nucleari, l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpab). Ma c’erano pure - spiega Isin - delegati del «controllato» cioè della Società gestione impianti nucleari (Sogin per conto dello Stato gestisce il sito di Itrec ai fini dello smantellamento; ndr), che hanno condotto un’analisi parallela, prelevando propri campioni e studiandoli in autonomia.

Per approfondire questo interessante dossier che, per altro, mette in evidenza come - dati Resorad 2011-2017 - mitili e acqua di mare di Puglia hanno il più elevato valore nazionale di Cesio 137, la «Gazzetta» ha chiesto lumi al direttore vicario dell’Ispettorato, l’ingegnere nucleare Lamberto Matteocci.

Per prima cosa, scrivete che l’Isin ha realizzato l’indagine tra maggio e dicembre 2018. Ma se l’Isin è operativo da agosto 2018, «chi» ha fatto questa indagine?
«In effetti tutte le strutture dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra, ndr) che si occupano di radioattività, dal 1° agosto 2018, sono transitate in Isin. Quindi le persone che hanno fatto le attività nel 2018 e che hanno finalizzato il rapporto sono praticamente le stesse, la struttura è la stessa, ma il rapporto finale lo ha emesso Isin».

Glielo chiedo perché l’Isin nasce proprio perché il nostro Paese, prima dell’agosto 2018, non aveva un ente di controllo statutariamente terzo.
«Ma questa terzietà era propria anche dell’Ispra - replica l’ingegnere nucleare ex-Ispra - Ora è rafforzata, rispetto anche a strutture dei ministeri e dello Stato».

Sapendo che - dati Arpab - l’acqua di falda lì è contaminata da Cromo esavalente (fino a 18 microgrammi/litro, rispetto ai 5 ug/l di legge) e Alifati clorurati cancerogeni, perché avete cercato solo Cesio 137, Stronzio 90 e Potassio 40?
«La risposta è immediata. Questa indagine è nata come Centro nazionale per la sicurezza nazionale e la radioprotezione dell’Ispra, ora Isin, e noi ci occupiamo di radionuclidi, isotopi radioattivi, quindi il Cromo esavalente non rientra nelle attività nostre. Non sono contaminanti radiologici ma chimicotossico-nocivi. Noi cerchiamo solo inquinamento ambientale a rilevanza radiologica».

Sull’acqua di falda avete fatto anche controlli di radioattività alfa e beta totali (le radiazioni beta sono più penetranti di quelle alfa e, quindi, più pericolose per gli esseri viventi; ndr). Proprio questi ultimi sono risultati quasi sempre maggiori ai dati di «screening» previsti per l’acqua potabile (fissati in 0,5 Bq/l) e attribuite questo eccesso alla presenza di «radionuclidi naturali». Ora, a parte che non risultano miniere di uranio naturale in Basilicata, ciò vuol dire che è sconsigliabile l’impiego dell’acqua di pozzo per usi domestici?
«Il riferimento all’acqua potabile è stato fatto per fare considerazioni cautelative e far vedere i margini di sicurezza che ci sono. E i valori di concentrazione che riguardano Cesio e Stronzio sono inferiori ai livelli posti come limite per l’acqua potabile a uso umano. Poi i campionamenti sono stati fatti in pozzetti piezometrici dove l’acqua è prelevata a fini di campionamento in aree limitrofe all’impianto Itrec e un pozzo solo può essere utilizzato a fini irrigui. Noi non abbiamo fatto un’analisi di potabilità dell’acqua e i pozzi campionati nella zona non servono ad uso umano».

I rifiuti liquidi radioattivi stoccati in Itrec sono tanto pericolosi che è indicata con «urgenza» la messa in sicurezza, attraverso solidificazione. Nel vostro dossier dite che il «predecessore» dell’Isin, cioè il Centro nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, «avviò una indagine straordinaria per la verifica dello stato di conservazione dei rifiuti liquidi radioattivi». Ma poi scrivete che l’indagine è stata «svolta nel mese di settembre 2018 da parte di Sogin Spa» che ha «confermato lo stato di integrità del serbatoio». Perché questa «indagine straordinaria» l’ha fatta il controllato e non il controllore?
«Noi abbiamo chiesto a Sogin di fare una verifica straordinaria dello stato dei serbatoi e il soggetto che gestisce (cioè Sogin; ndr) l’ha fatta, presentandoci i risultati. A noi sta verificare che i risultati sono congrui o meno. È il soggetto esercente che ha la prima responsabilità dell’impianto e noi verifichiamo che l’abbia fatto, con azione ispettiva e con i documenti. E comunque noi c’eravamo, eravamo presenti mentre la Sogin effettuava le indagini sul serbatoio dei rifiuti liquidi. Ma lo deve fare l’esercente».

Quindi il controllato controlla come è il «vino»?
«Ma che vuol dire? Lo deve fare per legge. E sennò il controllore dovrebbe andare su tutti i luoghi e fare tutto lui. Il controllore verifica che chi opera faccia fronte alla sua responsabilità in maniera corretta».

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