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MATERA - Sarà in piazza Vittorio Veneto che si vivrà il momento clou del 67.mo Raduno nazionale dei Bersaglieri. È domenica il finale della kermesse che, da ieri, sta pian piano facendo confluire in città i partecipanti alla manifestazione. Solo di tesserati dell’Associazione nazionale Bersaglieri (Anb), si attendono ben oltre le 22mila unità. In totale, secondo le previsioni, tra bersaglieri, loro accompagnatori e i curiosi, si prevedono almeno 100mila presenze in città. Domenica mattina, dopo l’ammassamento in via don Luigi Sturzo (dalle 8) i fanti piumati delle varie sezioni italiane, partiranno da via Nazionale e, dopo aver percorso le vie Annunziatella, Lucana e XX Settembre, e giunti nella piazza baricentrica l’attraverseranno a passo di marcia, insieme alle 70 fanfare che li accompagneranno. Una lunga fiumana di piumetti neri svolazzanti che faranno il saluto d’onore insolitamente a destra, rispetto al percorso: il palco con autorità e ospiti sarà davanti il Palazzo dell’Annunziata. Già da ieri nel salotto buono della città si sta sistemando tutto. Ieri mattina lì ha avuto luogo la cerimonia dell’alzabandiera alla quale, nonostante la fastidiosa pioggia, una folta rappresentanza di soci Anb e diversi curiosi, hanno assistito alla cerimonia dell’alzabandiera, davanti al monumento dei Caduti, con tanto di picchetto, deposizione di corona d’alloro e benedizione del medagliere dell’Associazione bersaglieri.
La manifestazione cremisi, dunque, ha così ufficialmente preso il via con la cerimonia alla quale ha fatto seguito un incontro nella Sala consiliare della Provincia. Qui il giornalista Nino Grilli, a sua volta tesserato dell’Anb, ha moderato gli interventi dei relatori. A iniziare dall’assessore comunale al Turismo, Mariangela Liantonio. «La città è orgogliosa di accogliere il Raduno in questo anno così particolare – ha detto –. Sono previsti numeri davvero importanti in quanto a presenze, tra partecipanti e loro accompagnatori, ma anche di chi sarà attirato da un evento di questa portata. Si tratta, insomma, di un’altra prova per Matera, una occasione per aggiungere un momento importante nel programma delle iniziative della Capitale europea della Cultura per il 2019». Il direttore dell’Azienda promozione e turismo della Regione Basilicata, Mariano Schiavone, dal canto suo, è entrato nei dettagli del programma della manifestazione, «per la quale c’è alle spalle una organizzazione complessa. L’Ente regionale e la nostra Azienda hanno da subito aderito alla proposta di realizzare a Matera il Raduno nazionale anche in considerazione del significato alto e dei principi sani e dei valori di patria che sono legati a un evento simile».
Che non fosse semplice organizzare il Raduno in terra lucana, lo ha evidenziato anche il bersagliere generale di Brigata Ottavio Renzi, presidente nazionale dell’Associazione Bersaglieri. «Difficoltà di tipo logistiche, come la viabilità per raggiungere la città e la particolarità del tessuto urbano di Matera», ha spiegato l’alto ufficiale. Il quale, poi, ha posto l’accento su ciò che l’Anb, ha affermato, «si è assunta come compito, quello della memoria. Insieme ad altre associazioni, siamo forse gli ultimi rimasti a ricordare, a portare, a rappresentare dove noi andiamo, il messaggio che se noi siamo qui lo dobbiamo a tante persone, con o senza piumetto, le quali hanno dato la loro vita per far sì che oggi noi potessimo vivere in pace e democrazia. Siamo contenti quando alle nostre iniziative partecipano le scolaresche, i giovani, cui vogliamo quanto meno accendere la curiosità e mandare il nostro messaggio». In un altro passaggio, poi, si è ricollegato alla gloriosa storia del 7.mo Reggimento bersaglieri, unità di stanza ad Altamura: «Pensiamo alla sua attività operativa più notoria in Africa settentrionale negli anni dal 1941 al ‘43, dove si è immolato. Noi siamo qui per ricordare tutte queste persone e per questo abbiamo affrontato la organizzazione, negli ultimi due anni, di quello che credo sarà un bel raduno, perché noi vogliamo mandare il nostro messaggio dappertutto. Niente di più bello, quindi, farlo pure dalla splendida Matera». 

LA CURIOSITÀ - Non si perde nessun Raduno del Corpo nel quale servì la Patria di corsa e, soprattutto, inforcando una bicicletta. Lui è Marco Milo, pugliese di Palo del Colle, dove nacque il 3 giugno 1918. «Io i raduni non me li perdo, nossignore. Sono stato pure a Palermo e, lo scorso anno, a San Donà di Piave. Ora sono qui a Matera. Ma non ho intenzione di smettere. Mi sono già prenotato per il prossimo anno, per quello a Roma. Ci andrò, eccome», dice il simpatico vegliardo. Che, nella sua passione, coinvolge anche la moglie, la paziente signora Pasqua Palmieri, che di anni, invece, ne ha 98. «Sa cucinare bene – dice con orgoglio nonno Marco –. Fa le orecchiette in casa anche per regalarle ai miei compagni d’arma». E ci mostra le fotografie che custodisce gelosamente nel portafogli. Ritraggono la sua consorte da ragazza e vi appare lui quando era un gagliardo giovanotto. «Ero bersagliere ciclista – spiega –. La vedete quella tela intorno al copricapo? Ci contraddistingueva». Erano gli anni della guerra, e lui prestava servizio nel Battaglione Zara. «Aveva sede in Dalmazia, abbiamo combattuto per la difesa della città di Zara», spiega. Qualche suo compagno della sezione Anb di Bari, dove nonno Marco è scritto, ci spiega come se la sia vista brutta sul fronte, che ha rischiato di essere una delle vittime delle foibe. «I titini (i militari e partigiani jugoslavi che occuparono l'Istria e parte della Venezia Giulia ed erano agli ordini del maresciallo Tito, ndr) ce l’avevano con noi italiani, guai se ci prendevano. Il mio comandante di plotone è stato condannato a morte dai titini. E per un soffio non sono stato preso pure io e infoibato», racconta. Ricordi di un passato doloroso e lontano. Ma il bersagliere Milo guarda avanti con fiducia: «Ho davanti a me almeno altri dieci anni di cose da fare», sottolinea. Da civile si è sempre occupato di ulivi e di olio. Acciacchi dell’età veneranda a parte, aiutandosi con il bastone su quelle gambe che in bicicletta, o di corsa, di chilometri ne hanno macinati, è bello vispo. Ci saluta garbatamente con un arrivederci. Al Raduno del 2020, ovvio.

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