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Scanzano, incendiata azienda di ortofrutta: origine dolosa

Bruciate a Scanzano Jonico 2000 cassette per la frutta nelle terre di Aldo De Pascalis

Scanzano, data alle fiamme azienda di ortofrutta: origine dolosa

MATERA - È doloso l’incendio che nella notte tra martedì e mercoledì, all’incirca tra mezzanotte e l’una, ha distrutto circa duemila cassette in plastica per la raccolta della frutta, “parcheggiate” nei terreni dell’azienda agricola di proprietà di Aldo De Pascalis, in via Provinciale. I danni sarebbero ingenti. Le fiamme hanno distrutto le cassette, lambendo anche l’ingresso principale dell’azienda.
Sul posto sono prontamente intervenuti i carabinieri della Compagnia di Policoro, comandata dal capitano Chiara Crupi, e i vigili del fuoco della città jonica che hanno tentato di domare le fiamme prima che avviluppassero le cassette e qualcos’altro nei paraggi. Che le fiamme non si siano propagate per autocombustione o in modo accidentale si è capito sin da subito, anche se solo nella mattinata di ieri gli inquirenti, evidentemente confortati anche dalla relazione tecnica dei vigili del fuoco, hanno accreditato la pista dolosa. Archiviata la natura dell’incendio, a questo punto bisogna comprenderne le motivazioni. Perché appiccare le fiamme? E’ un avvertimento? Si tratta di racket o di uno screzio personale? Dalla sede della Compagnia jonica dei carabinieri, come da prassi in questi casi, non è trapelato nulla di ufficiale: troppo presto per capire se c’è la mano della criminalità organizzata o meno. Non è neanche dato sapere se il titolare dell’azienda agricola danneggiata sia mai stato destinatario di richieste estorsive o di minacce.

Ufficialmente le forze dell’ordine si sono limitate a far sapere che l’incendio ha una matrice dolosa e che, al momento, si indaga a trecentosessanta gradi. Cioè, nessuna pista viene esclusa e, dunque, neanche quella della criminalità organizzata o del racket. Piste, queste ultime, che, come è facile capire, potrebbero anche coesistere perché, di fatto, dietro un’ipotetica richiesta estorsiva è difficile che ci possa essere un cittadino comune. Molto più veritiero, invece, che ci sia la criminalità organizzata. Che da queste parti, anche questo è arcinoto, ha già colpito in altre occasioni con episodi simili.
Non più tardi di una settimana fa la zona è stata interessata da un’operazione dei carabinieri, denominata “Centouno”, che ha portato a 21 provvedimenti cautelari con gravi ipotesi di reato per le persone coinvolte: si è trattato, di fatto, della prosecuzione dell’operazione scattata a ottobre, che aveva portato a 25 provvedimenti cautelari, molti dei quali a carico degli stessi soggetti poi raggiunti dalle ordinanze nell’operazione “Centouno”.

A metà gennaio, infine, 100 carabinieri appartenenti al Comando provinciale di Matera, al Nucleo ispettorato del lavoro e alla Compagnia di Policoro, avevano posto in essere un’altra operazione, questa volta per combattere il deprecabile fenomeno del caporalato, che aveva del pari riguardato la zona compresa tra Scanzano Jonico e Policoro: in quest’ultima operazione vi erano stati 12 provvedimenti cautelari.

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