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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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La decisione in Giunta

Decreto «Sicurezza», anche la Basilicata ricorre alla Consulta

Prima la protesta dei sindaci, poi quella dell’Assiociazione dei comuni, ora quella della Regione. Il Decreto Sicurezza continua ad animare il dibattito

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La sede della Corte Costituzionale

Prima la protesta dei sindaci, poi quella dell’Assiociazione dei comuni, ora quella della Regione. Il Decreto Sicurezza continua ad animare il dibattito ed a provocare reazioni. Questa volta quella del governo regionale che sulla scia di altre regioni ha fatto ricorso alla Consulta contro le norme approvate dal Governo gialloverde. Dopo aver fatto sapere di stare valutando la scelta di ricorrere alla Corte Costituzionale, è stata la giunta regionale lucana a deliberare di ricorrere alla Corte Costituzionale. Ieri il passaggio formale con la governatrice e gli assessori che in una delibera approvata all’unanimità hanno dato il via libera al ricorso alla Consulta. I contenuti dell’atto amministrativo non sono stati ufficializzati, ma secondo indiscrezioni, ad essere evidenziati sono i profili di incostituzionalità del Decreto. Perplessità che sono state sottolineate anche dalle altre regioni, tra cui la Toscana, l’Umbria e l’Emilia Romagna mentre la Sardegna dovrebbe portare a breve il provvedimento in giunta per il via libera.

Partita da un gruppo di sindaci (tra cui per primi Leoluca Orlando di Palermo e Luigi De Magistris di Napoli) amministratori definiti dal ministro Salvini come «sindaci del Pd che cercano visibilità», la battaglia si è spostata alle Regioni, che a differenza dei comuni possono ricorrere direttamente alla Corte costituzionale, senza passare prima da un giudice. Strada che è stata individuata e seguita proprio dai governatori provocando il commento del ministro Salvini che ha ribadito «di essere certo che il provvedimento legislativo passerà l’esame dalla Consulta». Soddisfatto per la decisione presa Pietro Simonetti, presidente del Coordinamento politiche migranti e rifugiati della Regione. «Si tratta di difendere gli elementi essenziali dei diritti di uomini e donne che non possono essere esclusi dal lavoro, dai servizi, dai doveri e dalle funzioni di partecipazioni alla vita democratica fortemente limitate o escluse da molte norme introdotte nella nuova legge» spiega Simonetti.

Intanto, in Basilicata le contestazioni contro il Dl Sicurezza vanno avanti. Sabato il Partito democratico sarà in piazza per una manifestazione dedicata anche a questo. In particolare, ad essere convocati saranno tutti gli amministratori dem, considerato che è sui comuni che ricadono gli effetti della normativa. Questo mentre nei prossimi giorni sarà convocato il direttivo dell’Anci Basilicata per fare il punto sulla situazione.

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