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Quinto con Pittella

MATERA - «C’e il presidente della Regione, ci sono i colleghi di papa, i direttori generali di Basilicata. C’è Dattoli e Montanaro, e poi ci sono i familiari... C’e anche uno zio che è senatore». Per Pietro Quinto (sarà interrogato in carcere martedì) il pranzo di laurea del figlio Giuseppe, 35-40 persone raccolte a Bari a Villa Romanazzi Carducci, era l’espressione stessa del potere. Lui, ritenuto «collettore di raccomandazioni» dal governatore Marcello Pittella, era il dominus della sanità lucana. «C’è mezzo Pil della Puglia e della Basilicata», gli dice scherzando un dirigente dell’Azienda sanitaria di Matera mentre si congratula per la laurea in giurisprudenza ottenuta in pre-appello nella sessione straordinaria, il 6 aprile 2017: uno studente prodigio, il figlio Giuseppe, che il 19 dicembre 2015 risulta aver sostenuto all’Università di Bari entrambi gli esami di diritto amministrativo, dopo che solo cinque giorni prima aveva addirittura fatto tris con i due esami di Penale e Diritto privato.

I RAPPORTI CON MEALE
Ed ecco perché la Finanza ha voluto valorizzare il rapporto con Agostino Meale, il professore universitario barese finito ieri ai domiciliari, relatore di laurea di Giuseppe Quinto, accusato di corruzione per aver scambiato la sua influenza di docente con incarichi legali per circa 60mila euro dalla Asm Matera ma anche dal San Carlo di Potenza e dalla stessa Asl di Bari: il manager, secondo la Procura, avrebbe dovuto astenersi essendo in conflitto di interesse. I dubbi degli investigatori sono gli stessi di Maria Benedetto, la direttrice amministrativa, braccio destro di Quinto e come lui finita in carcere: «Capito Annarì che disegno? Perché questo dimostra, dimostra anche un’altra cosa. Il percorso di laurea in preappello, per tutti questo è mobilismo, capito? Non ce la fai a laurearti in preappello se..., a meno che lui... siccome il figlio non è un... non ha mai brillato. Capì: agli esami Quinto, il rettore, Meale... diciamo che ammesso che vada bene, se non glielo devi dare un buon voto glielo dai, o se devi ridare l’esame».

LO SCAMBIO CON PIEPOLI
«Marcello c’era. È passato Antonio, Antonio Uricchio... che siamo amici di famiglia. Chi c’era... c’era l'avvocato suo, poi tutti», si compiace Pietro Quinto al telefono riferendo della festa di laurea del figlio. Per il quale mette a frutto tutti i suoi buoni contatti. Ad esempio con il deputato barese Gaetano Piepoli «che - annota il gip Nettis - gli chiede un aiuto per l’inserimento del figlio archeologo specializzato in storia medievale nella Fondazione Matera 2019», e in cambio ottiene «l’interessamento del parlamentare a far inserire il figlio Quinto Giuseppe come tirocinante presso la Procura Generale della Repubblica di Bari».

AMICI IMPORTANTI
«Ambiziosissimo quanto inosservante della legalità», è definito nelle carte Quinto, che ieri ha consegnato le dimissioni da direttore all’avvocato al momento dell’ingresso in carcere. Eppure, a Matera, tutti bussavano alla sua porta. Ad esempio don Angelo Gallitelli, il segretario del vescovo di Matera (estraneo all’indagine), che vuole far ammettere sua sorella Maria e un amico di lei ad una scuola di formazione a numero chiuso e per questo cerca in Quinto una sponda con il governatore Pittella. Ma dal manager ottiene l’imbeccata giusta: rivolgersi a Vito De Filippo, all’epoca viceministro all’Istruzione. «Alla fine - annota il gip - le richieste del prelato risulteranno esaudite perché la sorella di Gallitelli risulterà vincitrice del concorso». L’ordinanza annota poi «la vicinanza con il questore Paolo Sirna e il rapporto confidenziale e di frequentazione»: il questore «intercede presso di lui per segnalare un candidato suo conterraneo, Bengala Salvatore, partecipante al concorso per l’assunzione di 71 autisti da assumere per il servizio 118». Ma nella lista delle raccomandazioni, la Procura annota anche l’ex vicemistro Filippo Bubbico che chiede l’«assunzione di due unità nell’ambito del concorso per la selezione di otto assistenti amministrativi».

LA FUGA DI NOTIZIE:«COLPA DEL SENATORE»
Relazioni di altissimo livello, dunque, nelle quali il gip adombra anche le possibili responsabilità circa la fuga di notizie che potrebbe aver messo Quinto sull’avviso. Il 30 maggio 2017 Quinto viene ascoltato parlare in ufficio con la Benedetto circa una visita della Polizia di Stato, che aveva acquisito documentazione sul concorso da dirigente amministrativo il 26 ed il 29. Proprio il 29, del resto, le intercettazioni documentano l’incontro tra Quinto e il senatore lucano Salvatore Margiotta, del Pd, già indagato per corruzione nell’inchiesta sul Centro Oli (è stato condannato in primo grado e poi assolto in Cassazione): il giorno successivo all’incontro, il manager viene chiamato dalla moglie di Margiotta, dirigente della questura di Matera: Quinto il 1° giugno le fa pervenire un documento in busta chiusa. Gli investigatori non hanno raccolto sul punto altri dettagli. Fatto sta che, secondo il gip, «è stato possibile ricostruire nel dettaglio» che Quinto «ha appreso dal senatore Salvatore Margiotta (...) di essere intercettato, e forse anche da quale forza dell'ordine, Ordine, ma tale preziosissima informazione deve essere prontamente trasferita, e de visu, alla sua fedele accolita Benedetto, già in apprensione sebbene ancora ignara di ciò che le verrà a breve riferito». Nella telefonata alla Benedetto, del resto, Quinto «manifesta uno stato di agitazione tale che in alcuni passaggi balbetta e farfuglia»: il manager parla «con un modo di approcciarsi tipico di chi ha appreso una notizia sconvolgente e totalmente antitetico rispetto a quello assunto sino a pochissimo tempo prima», e la stessa direttrice amministrativa, rientrata in ufficio, confessa alla sua segretaria di sentirsi «un’immondizia» e poi comincia a frugare nella stanza alla ricerca di microspie. Da quel giorno in poi, le telecamere piazzate dalla Finanza mostreranno come la donna cominci ad alzare la radio prima di affrontare determinati argomenti, o addirittura inviti i suoi ospiti a recarsi in una veranda. Da quel giorno anche lei cambierà tono, farà sparire i documenti, parlerà ad alta voce di legalità e di rispetto delle regole.[m.s.]

L'ORDINANZA DEL GIP

Il commissario straordinario dell’Asm di Matera, Pietro Quinto - da ieri in carcere nell’ambito dell’inchiesta della Procura sulla sanità lucana - era «un uomo politico» e «della politica», che «intrattiene rapporti con numerosi esponenti di spicco della politica locale e nazionale»: un ruolo dimostrato anche «dall’impressionante numero di conversazioni e contatti registrati in tre mesi, circa 14 mila» con «membri del precedente governo, parlamentari anche oggi in carica e non, e consiglieri e assessori regionali». E' quanto scrive il gip Angela Rosa Nettis nell’ordinanza relativa all’inchiesta. Secondo il magistrato, Quinto oltre a «rientrare a pieno titolo tra i fedelissimi del governatore lucano Marcello Pittella» - da ieri agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Lauria (Potenza) e sospeso dal suo incarico - ambisce a conquistare il ruolo di 'uomo forte' della sanità lucana: ed è proprio questa ambizione che lo ha reso un politico nel senso deleterio del termine» che è capace «di relazionarsi anche da pari» con «tutti quelli che potremmo definire poteri forti».

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