Lunedì 16 Marzo 2026 | 18:20

Dai trapianti alla nazionale di tennis, ecco la rinascita del materano Francesco Fiore

Dai trapianti alla nazionale di tennis, ecco la rinascita del materano Francesco Fiore

Dai trapianti alla nazionale di tennis, ecco la rinascita del materano Francesco Fiore

 
Redazione online

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Dai trapianti alla nazionale di tennis, ecco la rinascita del materano Francesco Fiore

Tre organi donati, il Cammino di Santiago e lo sport per sensibilizzare sull'importanza della donazione

Lunedì 16 Marzo 2026, 16:18

Tre organi donati, due trapianti e una vita ricostruita passo dopo passo. La storia di Francesco Fiore, 39 anni, materano, è quella di una rinascita che oggi passa dallo sport, dallo studio e da un messaggio preciso: la donazione degli organi può davvero cambiare il destino di una persona.

Il primo trapianto di cuore lo affronta quando ha appena dieci anni. A 29 arriva, invece, il secondo combinato di cuore e rene provenienti dallo stesso donatore. Oggi Francesco vive e lavora nella città dei Sassi, è uno degli atleti della nazionale italiana di tennis per trapiantati - con due medaglie di bronzo conquistate ai Mondiali del 2023 -, è fidanzato e a maggio raggiungerà un altro traguardo importante: la laurea in Scienze motorie.

«Vivere oggi con tre organi donati - dice all’ANSA Fiore - è qualcosa di particolare dal punto di vista medico. Significa seguire una terapia quotidiana e sottoporsi a controlli costanti. Ma fa parte del gioco: è il prezzo da pagare per continuare a vivere con serenità».

La sua storia con la malattia comincia molto presto. A cinque anni, dopo una polmonite, iniziano i primi problemi di salute: gli viene diagnosticata una miocardiopatia dilatativa e prospettata la possibilità di un trapianto di cuore. L'intervento arriva dopo altri cinque anni. Successivamente la situazione si complica e a vent'anni deve iniziare la dialisi, che lo accompagna per quasi un decennio fino al secondo trapianto combinato di cuore e rene. Ma l’aspetto più profondo è umano. «È una situazione che ti rende molto più consapevole - aggiunge - e ti fa dare valore al tempo, alle relazioni, ai progetti. Cerco di vivere con gratitudine, provando a dare valore alle cose semplici di ogni giorno».

La consapevolezza di essere tornato davvero a vivere arriva dopo una sfida che fino a poco prima sembrava impossibile. Dopo il secondo trapianto e anni di dialisi alle spalle ricomincia lentamente a camminare, fino a decidere di affrontare il Cammino di Santiago. «Sono stato quindici giorni tra le colline della Spagna - prosegue -, camminando da solo venti o trenta chilometri al giorno. Quando sono arrivato a Finisterre e mi sono trovato davanti all’oceano ho capito davvero quello che avevo fatto. Fino a due anni prima non riuscivo nemmeno a fare una rampa di scale».

In un percorso così lungo un ruolo fondamentale lo ha avuto la famiglia. «I miei genitori e i miei fratelli - specifica - sono stati sempre accanto a me. Quando mi è stata diagnosticata la malattia avevo cinque anni: per loro è stato un trauma enorme, ma sono stati bravissimi a non trasmettermi mai la loro paura. Mia madre mi ripeteva sempre che i problemi li hanno tutti e che ognuno combatte la propria battaglia. Questo è diventato un pò il mood della mia vita».

La sua è una storia di rinascita pura. A maggio si laureerà in Scienze motorie, un traguardo che per anni sembrava irraggiungibile. «Quando avrei dovuto iniziare l’università, a 19 anni, ho iniziato la dialisi e non ho potuto studiare. Riuscire a laurearmi a 39 anni è una grandissima soddisfazione». Oggi lo sport è centrale nel suo percorso. L’obiettivo è lavorare con i più giovani, nelle scuole e sui campi da tennis. "Vorrei trasmettere ai ragazzi - dice - quello che ho imparato io: lo sport non è solo performance o risultato, ma una possibilità di crescita. Anche un corpo fragile può avere una capacità incredibile di adattarsi e di rinascere». Per questo Francesco parla spesso con chi sta aspettando un trapianto. "L'attesa è un tempo sospeso, fatto di paura e di stanchezza. Però posso testimoniare che dall’altra parte esiste davvero la possibilità di ricominciare. Resistete, un giorno alla volta. Perché il giorno del trapianto arriva e ti cambia la vita».

E proprio sul tema della donazione degli organi sente il bisogno di rivolgersi anche alla sua terra. «Purtroppo in Basilicata non c'è ancora molta consapevolezza - conclude -. Molti 'no' arrivano proprio da persone della mia generazione. Eppure la donazione non è un tema astratto: per qualcuno, come è stato per me, può significare non solo sopravvivere, ma tornare davvero a vivere».

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