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Rischio infiltrazione

Lecce, 4 imprese cancellate
da white list della Prefettura

E mercoledì il Tar deciderà sulla richiesta di sospensiva dei provvedimenti

Lecce,  4 imprese cancellateda white list della Prefettura

Quattro ditte sono state cancellate dalla “White list”, l’elenco delle aziende non soggette a tentativo di infiltrazione mafiosa. Lo ha fatto il prefetto Claudio Palomba, sulla scorta delle indagini dei carabinieri. Si tratta delle stesse indagini che hanno fatto avviare una procedura per verificare un possibile condizionamento mafioso al Comune di Surbo. Le ditte cancellate sono la EdilSalento strade srl di Trepuzzi, della Trio Calcestruzzi srl, della Trio Calcestruzzi 2 e del Gruppo Trio spa, queste ultime tutte di Lequile.

Il decreto prefettizio, emesso sulla scorta di un parere da parte del Gruppo interforze antimafia, è stato emesso il 7 novembre scorso. Due giorni dopo, per il gruppo Trio e le aziende collegate, sono giunti anche i provvedimenti dell’autorità nazionale anticorruzione.

La vicenda è uscita allo scoperto dopo l’udienza che, nei giorni scorsi, si è tenuta davanti al Tar. Martedì scorso il presidente della prima sezione del tribunale amministrativo regionale, Antonio Pasca, ha respinto le istanze cautelari presentate dalle quattro imprese, rappresentate dai legali Roberta Luceri e Simona Marzo, contro i decreti che sono stati firmati dal prefetto Claudio Palomba. Le aziende, bloccate di fatto nella loro attività, hanno chiesto al Tribunale amministrativo regionale di congelare il provvedimento di cancellazione.

Il presidente del Tar Antonio Pasca ha ribadito che non esistono le condizioni urgenti per intervenire in questo momento, fissando la data dell’udienza per la discussione nel merito dei ricorsi al prossimo 10 gennaio.  «Il provvedimento cautelare monocratico costituisce rimedio eccezionale - ha sottolineato il presidente Pasca motivando la sua decisione - finalizzato ad evitare grave pregiudizio dell’interesse fatto valere nell’arco di tempo intercorrente tra la data di proposizione del ricorso e quella fissata per la delibazione dell’istanza cautelare nella sua naturale sede collegiale, e non risulta neanche prospettato un concreto pericolo di grave ed irreparabile pregiudizio nell’arco di tempo considerato - ha aggiunto - non potendosi ritenere tale la generica e indimostrata mera asserzione della paventata impossibilità a partecipare a eventuali gare pubbliche».

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