Sabato 21 Marzo 2026 | 17:22

«La memoria non deve mai fermarsi»: all'Università del Salento studenti e istituzioni contro le mafie

«La memoria non deve mai fermarsi»: all'Università del Salento studenti e istituzioni contro le mafie

«La memoria non deve mai fermarsi»: all'Università del Salento studenti e istituzioni contro le mafie

 
Maddalena Mongiò

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Maddalena Mongiò

«La memoria non deve mai fermarsi»: all'Università del Salento studenti e istituzioni contro le mafie

Aula gremita per l’incontro organizzato per riflettere su passato e presente della criminalità organizzata. «Cambia pelle ma continua a operare»

Sabato 21 Marzo 2026, 15:31

Il suono del sassofono accompagna uno a uno i nomi delle vittime di mafia. Nell’aula 2 del complesso Studium 2000 dell’Università del Salento il tempo è parso fermarsi, ieri mattina, mentre la musica del musicista e compositore Raffaele Casarano faceva da colonna sonora a un momento di raccoglimento e ricordo collettivo. È da questa emozione che ha preso avvio l’incontro “Giustizia, memoria e impegno contro tutte le mafie”, dedicato al ricordo delle vittime e alla riflessione sul presente e sul futuro della lotta alla criminalità organizzata.

Un incontro che ha anticipato di un giorno la XXXI Giornata della memoria e dell’impegno celebrata ogni anno dall’associazione Libera. Un anticipo non casuale, ma motivato dal fatto che il 20 marzo è l’anniversario della morte di Paola Rizzello e Angelica Pirtoli, uccise senza pietà dalla Sacra corona unita.

La memoria è stato il filo conduttore dell’intera mattinata che ha visto intervenire il prorettore vicario di UniSalento, Salvatore Rizzello, l’assessora regionale alla Legalità e Antimafia sociale, Silvia Miglietta, il prefetto di Lecce Natalino Manno, il procuratore generale presso la Corte di Appello di Lecce Ludovico Vaccaro, il direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia Rosario Tornesello, la docente dell’Università degli studi della Tuscia Sabrina Garofalo, il docente dell’Università del Salento Ferdinando Spina, la presidente dell’associazione Angelica Pirtoli “Semi di giustizia e rinascita”, Nadia Rizzello. A introdurre e coordinare i lavori, la docente dell’Unisalento Marta Vignola, che ha richiamato la tragica storia di Paola e della figlia, la piccola Angelica, appena due anni e mezzo. «La più giovane vittima di mafia in Italia è Angelica», ha ricordato, spiegando come la loro vicenda sia legata alla violenza mafiosa che negli anni Novanta colpì duramente il territorio salentino.

«È una storia che racconta anche il contesto di quegli anni, quando l’eroina arrivò nel Salento con grande diffusione e segnò la vita di molti giovani». Vignola ricostruisce la vicenda con parole che restituiscono la brutalità di quel duplice omicidio: «Paola è una ragazza che si innamora della persona sbagliata, uno dei personaggi più pericolosi della Sacra corona unita. Questo diventa la sua condanna a morte». Una vicenda che mostra il volto più crudele della mafia: «Angelica viene considerata una testimone e viene uccisa perché rimasta viva accanto alla madre».

Nel corso dell’incontro emerge con forza il tema della memoria come strumento di consapevolezza. «Se oggi molti studenti non conoscono queste storie - osserva Vignola - la responsabilità non è solo delle nuove generazioni. Si è interrotto il racconto della memoria e ognuno di noi deve fare la propria parte per ricostruirlo».

Sul ruolo delle istituzioni interviene il prefetto di Lecce Natalino Manno, che invita a non abbassare la guardia di fronte alla criminalità organizzata. «Parlare al passato non significa che dobbiamo parlare della mafia come di qualcosa che non esiste più», afferma. «I sodalizi criminali hanno perso quella struttura unitaria e verticistica di un tempo, ma continuano a operare sul territorio».

Manno richiama l’attenzione sulle nuove forme con cui la criminalità si manifesta. «Il traffico di sostanze stupefacenti e le attività estorsive restano centrali», ricordando come l’enorme flusso di droga e denaro alimenti il potere delle organizzazioni. «Fiumi di droga e di cocaina arrivano sul nostro territorio e questo ha conseguenze devastanti soprattutto per i più giovani».

Il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Lecce Ludovico Vaccaro si sofferma invece sul significato stesso del fenomeno mafioso. «La mafia è innanzitutto un gruppo di persone che si avvale della forza di intimidazione che deriva dal vincolo associativo. Quella forza produce una condizione di assoggettamento e omertà che permette di commettere reati e accumulare ricchezza».

Per Vaccaro la risposta più forte nasce dalla società civile. «Il principale anticorpo è la comunità organizzata», sottolinea. «Se una comunità non si piega alla paura e non accetta l’omertà, allora la mafia non può attecchire».

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