La riforma costituzionale della giustizia può avere «ricadute» profonde sul funzionamento della giurisdizione e sull'esercizio «in forma autonoma e indipendente» del potere giudiziario. Lo ha sottolineato il presidente della Corte d’Appello di Lecce, Roberto Carrelli Palombi, nella sintesi della sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario nell’aula magna del Palazzo di Giustizia.
«La Costituzione rappresenta la legge fondamentale della Repubblica italiana» ed è «il nostro patto sociale», ha ricordato il presidente, osservando che essa nasce da un compromesso «fra diverse e per alcuni aspetti anche opposte culture politiche» e che la sua legittimazione democratica si fonda sulla capacità di esprimere valori comuni «senza mai risultare il frutto di una scelta isolata della maggioranza a danno di un’opposizione».
Secondo Carrelli Palombi, negli ultimi anni si assiste a «una delegittimazione del testo costituzionale e ad un impoverimento dell’idea stessa di Costituzione», con revisioni che rispondono "a una logica di breve periodo fondata sui rapporti di forza fra le contingenti maggioranze ed opposizioni parlamentari». Un approccio che rischia di spezzare il legame tra principi fondamentali e assetto organizzativo dello Stato.
Il presidente ha richiamato l’articolo 138 della Carta, evidenziando che la revisione costituzionale dovrebbe essere una "attività volta, in primo luogo, alla salvaguardia, alla protezione ed alla difesa di un testo», non al suo "stravolgimento». In questo quadro, la riforma della magistratura, rimasta «immutata nel suo testo originario in tutte le fasi parlamentari», incide su «principi basilari dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura», garanzie poste a tutela di tutti i cittadini.
Critiche anche al nuovo assetto del Csm e al sistema del sorteggio dei componenti togati, definito «una scelta senza precedenti», che rischia di trasformare l’organo di autogoverno in una struttura «amministrativa e burocratica», indebolendone la funzione di garanzia. La riforma, ha concluso, potrebbe produrre «effetti dirompenti sul modello di autogoverno della magistratura» e sull'equilibrio tra i poteri dello Stato.
La riforma costituzionale "recentemente approvata dal Parlamento e oggetto a breve di referendum popolare confermativo» non è «una riforma della giustizia» ma «una riforma della magistratura e dell’ordinamento giudiziario» che rischia di compromettere l’autonomia e l'indipendenza dei magistrati. Lo ha affermato il procuratore generale Ludovico Vaccaro presso la Corte d’Appello di Lecce nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Secondo Vaccaro, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri si fonda su una premessa «priva di ogni fondamento» e «smentita dai dati statistici», secondo cui il giudice sarebbe condizionato dall’appartenenza alla stessa carriera del pm. «Il giudice è soggetto solo alla legge», ha sottolineato, aggiungendo che l’appartenenza alla medesima carriera è invece un fattore che «arricchisce» la giurisdizione e garantisce al pubblico ministero una «cultura della prova».
Forti critiche anche alla riforma del Csm, che «indebolisce l'organo costituzionalmente preposto a tutelare l’autonomia e l'indipendenza dei magistrati», prevedendo due Csm distinti e il sorteggio dei componenti togati. «L'estrazione a sorte - come in una lotteria - dei consiglieri togati indebolisce questi ultimi», ha detto Vaccaro.
Perplessità, infine, sull'Alta Corte disciplinare, definita un «ulteriore vulnus» all’indipendenza, con il rischio che i collegi siano composti in maggioranza da non magistrati e con l'esclusione del controllo della Corte di cassazione. Una riforma che, ha concluso, incide su un diritto che «non è un privilegio dei magistrati ma un diritto dei cittadini».
Vaccaro, mafie radicate e criminalità violenta nel distretto di Lecce
Nel distretto di Lecce «sono presenti organizzazioni criminali, anche di tipo mafioso, radicate e molto attive», con fenomeni delittuosi complessi che richiedono indagini articolate e spesso di carattere patrimoniale. È il quadro tracciato dal procuratore generale Ludovico Vaccaro nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Restano predominanti «lo spaccio ed il traffico di stupefacenti, i fenomeni estorsivi ed i reati in materia di armi ed esplosivi», spesso aggravati dal metodo mafioso. I clan, ha spiegato Vaccaro, confermano una «vocazione imprenditoriale», reinvestendo i proventi illeciti anche «attraverso nuovi canali, quali il mercato delle criptovalute», con collegamenti internazionali favoriti dall’uso di piattaforme criptate e dal dark web.
Nel circondario di Taranto è «alto il numero dei reati in materia di stupefacenti», gestiti da gruppi organizzati anche mafiosi, con un aumento dei reati contro il patrimonio e "numerose attività estorsive che incidono sulla realtà economica e sociale del territorio». Crescono anche i «delitti contro la persona commessi con l’uso di armi» e gli omicidi consumati e tentati.
Preoccupante, infine, il quadro della criminalità minorile, con «un aumento dei reati commessi con l’impiego della violenza, anche brutale», e l’abbassamento dell’età di commissione dei reati, talvolta da parte di «dodicenni o tredicenni».
Criticità degli organici, carichi di lavoro elevati e risultati sui flussi, ma anche l'urgenza di stabilizzare l'Ufficio del processo. È il quadro tracciato dal presidente della Corte d'Appello di Lecce, Roberto Carrelli Palombi, nella relazione illustrata in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. Il presidente ha richiamato le relazioni dei presidenti dei Tribunali del distretto, confluite nella relazione integrale inviata al Primo presidente della Corte di Cassazione, articolata secondo uno schema uniforme che analizza copertura degli organici, attività svolta, flussi, contributo della magistratura onoraria e novità normative. Sul fronte organizzativo, Carrelli Palombi ha evidenziato le scoperture negli uffici di secondo grado: cinque posti vacanti di consigliere, tutti nel settore penale, e l'esonero totale di due magistrati impegnati in commissioni concorsuali.
A ciò si aggiunge la copertura di un solo posto nella pianta organica flessibile, a fronte dei quattro previsti, rendendo "esclusivamente teorica" la possibilità di far fronte alle assenze di lunga durata. Nella sezione distaccata di Taranto restano vacanze apicali, mentre la scarsa partecipazione agli interpelli ha portato le Corti d'Appello a chiedere al Csm incentivi e la valorizzazione dell'esperienza in appello. Richiamando il Pnrr, il presidente ha sottolineato che l'introduzione degli addetti all'Ufficio del processo ha rappresentato "la più efficace riforma intervenuta negli ultimi anni nel settore dell'amministrazione della Giustizia", chiedendone la stabilizzazione oltre il 2026. Quanto ai flussi, in area civile la Corte registra un aumento delle iscrizioni del 2% e delle definizioni del 6,9%, con un clearance rate di 1,11 e una riduzione delle pendenze. In area penale, nel periodo 1 luglio 2024-30 giugno 2025 le iscrizioni sono diminuite del 9,5%, con un clearance rate di 1,35 e una contrazione della pendenza complessiva.















