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In Puglia e Basilicata

Il caso

Salento, adescò 15enne in chat e la convinse a inviargli foto osé: 70enne condannato

Salento, adescò 15enne in chat e la convinse a inviargli foto osé: 70enne condannato

L'uomo, di Tivoli, si era spacciato per un coetaneo della ragazzina e l'aveva spinta a spogliarsi davanti alla webcam

12 Maggio 2022

Angelo Centonze

Era accusato di avere adescato in chat una 15enne del Nord Salento, spacciandosi per un suo coetaneo, per poi indurla a compiere atti sessuali dinanzi alla webcam ed a farsi mandare foto osè. Un 70enne di Tivoli (provincia di Roma) è stato condannato a 5 anni e 2 mesi di reclusione, per il reato di violenza sessuale, con il riconoscimento del fatto di minore gravità. I giudici della prima sezione collegiale (presidente Fabrizio Malagnino) hanno anche stabilito un risarcimento del danno di 5 mila euro per la giovane (ora maggiorenne), che si era costituita parte civile con gli avvocati Sabrina Conte e Carlo Viva. L’imputato, difeso dall’avvocato Michele Reale, potrà presentare ricorso in Appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza (entro 60 giorni).

Il pubblico ministero Maria Vallefuoco, durante la discussione in aula, ha invocato la condanna a 6 anni di reclusione. I fatti si sarebbero verificati tra luglio del 2011, fino allo stesso mese del 2012. L’uomo, secondo l’accusa, come detto, avrebbe prima convinto con l’inganno la giovane vittima (sostituendosi a persone più giovani di lui), a compiere atti sessuali dinanzi alla webcam. Non solo, poiché in seguito, si sarebbe fatto anche inviare le foto osé.

Il 70enne di Tivoli è stato già condannato in via definitiva alla pena di 8 anni e 6 mesi di reclusione, per il reato di produzione di materiale pedopornografico, in relazione agli stessi fatti, al termine di un primo filone processuale.

A dare il via alle indagini, è stata la segnalazione da parte dei genitori della ragazzina, allora minorenne. Gli agenti della polizia postale, con un decreto di sequestro, apposero i sigilli al materiale informatico della vittima e dell’indagato. Dall’analisi dei dispositivi emersero elementi elementi utili alle indagini. E si è poi arrivati alla celebrazione di due distinti processi, terminati entrambi, con la condanna del 70enne.

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