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Una canzone che ritorna ciclicamente nella vita di Giuliano Sangiorgi, il frontman dei Negramaro. Parliamo di 4 marzo 1943. La band salentina l’ha interpretata al teatro Ariston di Sanremo ieri, nel giorno in cui il grande Lucio Dalla avrebbe compiuto 78 anni. Purtroppo il grande poeta e cantautore bolognese è andato via troppo presto, il primo marzo 2012, a 69 anni.

Il 4 marzo 2021, nel cinquantesimo anniversario della partecipazione della celebre poesia autobiografica al Festival del 1971 (si classificò terza), Amadeus ha voluto affidarne la reinterpretazione ai Negramaro, in apertura di serata. È stata una rilettura che a detta di molti lascerà il segno, al pari di quella di Meraviglioso che spopolò nell’estate 2008, al punto che il pubblico più giovane la considerò una composizione originale dei Negramaro e non una cover del capolavoro di Domenico Modugno.

Sangiorgi apre volentieri il cassetto dei ricordi: «4 marzo 1943 è stata una delle prime melodie che ho ascoltato in vita mia. Anzi quell’episodio è uno dei primissimi ricordi della mia infanzia, che mi riporta a mio padre Gianfranco, scomparso otto anni fa».

Ci racconti, per piacere.
«E’ un momento molto nitido nella memoria. Avrò avuto forse cinque anni. Papà era un grande ammiratore di Dalla. Eravamo in macchina, accese lo stereo e venne fuori quella canzone incredibile. Papà era un musicista dilettante di buon livello, al suo quarantesimo compleanno gli regalammo un pianoforte e la sua gioia fu incontenibile quando lo vide salire dalla finestra di casa. Comunque quella data, 4/3/1943, ritorna successivamente, stavolta in un momento molto difficile del mio percorso».

Quando?
«L’11 marzo 2013 papà ci lascia. Io cado in uno stato di prostrazione, al punto che quasi decido di lasciare la musica. Non ho voglia di fare niente, sono decisamente a terra. Passano alcuni giorni e alla band arriva la chiamata per partecipare al concerto del primo anniversario della morte di Dalla, il 4 marzo a Bologna. Quell’invito ha il potere di ridarmi la voglia di fare musica. E, mentre interpreto quella canzone, il verso “e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino” in un istante me li fa immaginare entrambi, papà e Lucio, felici, in qualche angolo del cielo, proprio a giocare a carte e a bere vino” come due vecchi amici. Quella idea mi rasserenò e mi rasserena tuttora».

E siamo al 2021, l’anno terribile della pandemia. La musica quanto può attenuare l’angoscia che pervade tutti noi?
«La musica ha un potere curativo enorme. Lo scorso autunno, noi Negramaro, per presentare il nuovo album ‘Contatto’, non potendo suonare in presenza ci siamo inventati il cubo interattivo, una sorta di palcoscenico virtuale nel quale il pubblico è entrato gratuitamente attraverso il web e ha potuto ascoltare la nostra musica dal vivo. L’esperimento ipertecnologico ha funzionato, c’è stato un ottimo riscontro ma ovviamente i concerti veri ci mancano moltissimo».

Avete in programma un tour?
«Torneremo nei palasport il prossimo autunno, pandemia permettendo. Più di ogni cosa, ci preoccupa la condizione economica delle famiglie dei circa 200 tecnici e addetti che rendono possibili i nostri recital».

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