Martedì 01 Dicembre 2020 | 01:28

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Il caso dei rifiuti tombati in una cava ai margini della Lecce- Villa Convento, finisce sul tavolo dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico. I militari, al comando del colonnello Dario Campanella, verificheranno se i rifiuti di cui parla l’esposto inoltrato in procura siano ancora lì, a quale distanza dalla falda e soprattutto quali componenti contengano e quali incidenze potrebbero avere sulla falda acquifera. Non solo. Gli investigatori riaprono vecchi faldoni, che riportano indietro a più di cinque anni fa quando proprio il Noe, in seguito alle denunce di alcuni cittadini, effettuarono un sopralluogo nella stessa zona – località Barba, ndr –sottoponendo a sequestro preventivo parte della stessa area di cui si parla in queste ore. Quattro anni fa, la chiusura dell’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti in loco, coordinata dal pm Paola Guglielmi. Al vaglio dell’accusa, la possibile produzione, e poi stoccaggio e smaltimento di rifiuti pericolosi e non, fino all’anno precedente. Gli investigatori chiesero anche il sequestro totale dell’area privata interessata, ma ottennero quello parziale. All’orizzonte dunque, se quanto documentato anche con una serie di scatti troverà riscontro nella pronta attività investigativa, un’indagine gemella a quella passata. Anche in questo caso, compaiono residui bituminosi. O meglio, coni di diversi metri cubi di fresato, manto stradale scarificato che può giacere in deposito autorizzato per tempi brevi ed essere reimpiegato e che, soprattutto, se contiene catrame e olii dei mezzi diventa rifiuto non solo speciale ma anche pericoloso. Come pericolose, a seconda della composizione del cemento di cui sono fatte, potrebbero essere le centinaia di traverse ferroviarie posizionate sul letto della cava e coperte con materiale inerte da frantumazione, ingoiate quasi dalle viscere della terra a 9 metri circa dalla falda. «Seguiamo con attenzione la vicenda, con riguardo agli accertamenti investigativi e all’evoluzione che avrà - il commento che giunge da Palazzo Carafa -. Qualora quanto ipotizzato nell’esposto dovesse corrispondere a verità, adotteremo le iniziative necessarie”. Va giù duro Maurizio Manna, Presidente del Circolo Gallipoli e membro Direttivo regionale di Legambiente. «Da ferroviere e da ambientalista conosco molto bene la questione - commenta -. Reati di questo genere, ahimè molto frequenti, nascono dalla volontà di comprimere i costi di smaltimento dei rifiuti perché alla fine se ti va bene e nessuno si accorge di ciò che hai fatto, non paghi. E risparmi. Talvolta ci si affida a piccole ditte attraverso il subappalto, che ricorrono a sotterfugi per ridurre i costi ai danni di salute, ambiente e sicurezza del lavoro». Nonostante il lavoro delle forze dell’ordine, le inchieste che approdano all’individuazione di colpevoli, i reati ambientali anziché diminuire aumentano, e la terra intorno a noi somiglia sempre più a una polveriera pronta ad esplodere con danni incalcolabili. «Ancora di più il periodo che stiano vivendo - continua Manna -, con tanta meno gente in giro, ci chiede di avere la guardia alta. Confido in un pronto intervento sul luogo delle forze dell’ordine da parte di chi di competenza, con conseguente prelievo e analisi dei materiali. Se le traverse sono state realizzate con cemento certificato il danno ambientale è relativo, occorre una perizia seria e al più presto per verificare che non vi siano componenti tossiche e pericolose. Seguiremo la vicenda in tutti i gradi costituendoci parte civile se approderà in tribunale».

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