Martedì 18 Febbraio 2020 | 01:44

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Foibe, il sindaco di Nardò vuole chiudere l'Anpi di Lecce: pioggia di critiche

Mellone su Fb: «onore ai martiri, Anpi Lecce rischio democrazia»

Gallipoli a Minerva, Nardò a Mellone

LECCE - Il sindaco di Nardò (Lecce) Pippi Mellone ha voluto rendere «onore ai martiri delle Foibe» su facebook sostenendo tra l’altro che «l'Anpi Lecce dev'essere chiusa al più presto, perché rappresenta un pericolo per la democrazia». Un’uscita che ha suscito prese di posizioni a sostegno dell’associazione partigiani, come Arci Lecce che ha espresso «vicinanza e solidarietà all’Anpi di Lecce per le vergognose parole del sindaco di Nardò», definendo "inammissibile che le istituzioni garanti delle libertà pronuncino tali accuse». Parole «vergognose - prosegue Arci Lecce - per chi da sempre è sostegno per la democrazia del nostro Paese», e che meritano risposta «immediata": «solo uniti possiamo contrastare ogni tipo di fascismo e razzismo».
In occasione del Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, «la comunità di Nardò rende onore ai martiri delle foibe - aveva scritto ieri su facebook il sindaco Mellone - e dell’esodo giuliano-dalmata. Chi, ancora oggi, rifiuta di riconoscere le dimensioni di questa tragedia e reclama l’oblio per Norma Cossetto e tante altre vittime dei comunisti titini deve solo vergognarsi. Mi riferisco, in particolare, all’anonima Anpi Lecce, una sigla dietro la quale si nascondono uomini e donne fuori dal tempo e dalla civiltà. L’Anpi Lecce dev'essere chiusa al più presto, perché rappresenta un pericolo per la democrazia».

LA REPLICA DI EMILIANO - «L'Anpi si è guadagnata il diritto all’esistenza perenne col sangue dei partigiani di tutti gli orientamenti politici che lottarono e vinsero la guerra di Resistenza, una guerra civile contro chi aveva per vent'anni tolto la democrazia agli italiani e precipitato il nostro Paese nella vergogna delle leggi razziali e nell’orrore della alleanza con il Nazismo, e della guerra. Una guerra ingiustamente scatenata contro gli alleati che ci avevano sostenuto nel corso della Prima Guerra mondiale». Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, replica al post su facebook del sindaco di Nardò, Pippi Mellone, che vorrebbe chiudere l’Anpi di Lecce.
«L'espressione da parte di chiunque e quindi anche di Anpi Lecce - precisa Emilia - di una opinione libera (e quindi come tale anche opinabile), non può avere mai come conseguenza la negazione della libertà di opinione. Non si chiude la sede e non si spegne la voce di chi non si condivide, ma solo di coloro che ricostituiscono il partito fascista e usano la violenza come metodo di lotta politica».
«La guerra civile è finita da 75 anni - prosegue ed ha vinto la democrazia contro la dittatura. La democrazia ha la forza di riconoscere il martirio anche degli italiani che furono massacrati dai comunisti titini senza alcuna ragione legittima. La giornata della memoria per il Presidente Mattarella è giornata di riconciliazione e di pace, non adatta a riattizzare controversie nelle quali ribaltare il giudizio storico sul fascismo o scusare le nefandezze di chi precipitò innocenti nelle foibe».
L’intitolazione di una strada di Lecce a Norma Cossetto - insignita della medaglia d’oro al valor civile da parte del Presidente Carlo Azeglio Ciampi - decisa dalla giunta di Lecce del sindaco Salvemini si inserisce nel solco delle ragioni che ci hanno fatto ricordare come Regione Puglia il martirio del foibe. Liberissimi di non essere d’accordo con questa intitolazione, liberissimi di essere a favore. Questo il debito di gratitudine verso i partigiani che morirono per consentirci la libertà di opinione e che non avrebbero certo immaginato polemiche come quelle che hanno determinato questa vicenda. Chi ha giurato di osservare lealmente la Costituzione deve conoscere l’art. 21 della Costituzione: 'Tutti - cita Emiliano - hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusionè. Si può polemizzare con Anpi quanto si vuole ma - conclude - non se ne può chiedere la chiusura». 

NORMA CASSETTO PRESUNTA VITTIMA -  E’ sempre più accesa la polemica sull'Anpi, l’associazione nazionale partigiani, di Lecce che nei giorni scorsi ha definito la medaglia d’oro Norma Cossetto "presunta vittima delle foibe». La giovane studentessa universitaria istriana fu uccisa nell’ottobre del 1943 da partigiani jugoslavi nei pressi della foiba di Villa Surani.
Oggi è toccato al sindaco di Nardò (Lecce), Pippi Mellone, sferrare un altro duro attacco all’Anpi di Lecce sostenendo che "deve essere chiusa al più presto, perché rappresenta un pericolo per la democrazia». Un’uscita che ha suscitato prese di posizione a sostegno dell’associazione partigiani, come quella del governatore pugliese, Michele Emiliano, secondo il quale "l'espressione da parte di chiunque e quindi anche di Anpi Lecce di una opinione libera (e quindi come tale anche opinabile), non può avere mai come conseguenza la negazione della libertà di opinione. Non si chiude la sede e non si spegne la voce di chi non si condivide, ma solo di coloro che ricostituiscono il partito fascista e usano la violenza come metodo di lotta politica».
Nelle scorse settimane era stato il senatore di FI, Maurizio Gasparri, ad annunciare un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno affinché valutasse le procedure per sciogliere la delegazione di Lecce dell’Anpi accusata di «aver messo in discussione un genocidio orribile» e di aver offeso Norma Cossetto. Sulla stessa linea di Gasparri il deputato di Fi Roberto Novelli. «La delegazione leccese dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia - aveva rimarcato - ha contestato l'impegno assunto dal Consiglio comunale di intitolare una via a Norma Cossetto definendola 'presunta martire delle foibè. Un oltraggio alla memoria di una ragazza uccisa senza colpe». 

IL COMMENTO DI DECARO - «La dichiarazione del sindaco Pippi Mellone, che auspica la chiusura della sezione dell’associazione nazionale partigiani nella sezione di Lecce, è inaccettabile oltre che dannosa, tanto più se espressa in una giornata, come quella di ieri, dedicata al ricordo di persone uccise dalla violenza e dall’odio politico». Lo dichiara il sindaco di Bari e presidente nazionale dell’Anci Antonio Decaro, con riferimento alle recenti dichiarazioni del sindaco di Nardò. "L'Anpi - ha aggiunto Decaro - è un’associazione che ha fondato la propria storia e attività quotidiana sulla difesa della democrazia e della libertà di tutti gli individui. Libertà per cui tutti i partigiani, di ogni estrazione politica, hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale». «In questo clima, dove l’irresponsabilità, l’odio e l'intolleranza sembrano farla da padrone, un sindaco - ha concluso Decaro - è e deve restare invece presidio di libertà, tolleranza, solidarietà e responsabilità proprio perché rappresentante e garante dello Stato democratico». 

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