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Andrea Zollino

Un militare in mimetica te lo immagini a bordo di un carro armato, al massimo sopra una jeep. Il 23enne Andrea Zollino, invece, indossa una tuta da pilota con la grande stella dell’Esercito sul petto: è l’unico soldato italiano impiegato su una monoposto di Formula X, anticamera delle categorie dei più grandi piloti di tutti i tempi, la Formula 3, che è la vera palestra per arrivare fino all’olimpo della Formula 1.

Giovanissimo, ed un veloce futuro davanti. Lui è pronto ad inseguirlo coronando i due sogni della vita. Andrea coltiva la passione per le auto da corsa sin dalla tenera età di quattro anni, quando iniziò a guidare i go-kart in un centro sportivo della sua città, Nardò. E poi la divisa, come quella da carabiniere indossata fino a qualche mese fa dal papà Mimino, da poco in pensione. «Volevo fortemente dimostrare le mie capacità ed il mio potenziale come pilota. Ho iniziato giovanissimo, a pochi anni, perché un giorno papà mi accompagnò a vedere i kart a noleggio in un impianto della mia città, al Gioppo. Fu amore a prima vista. Da allora ho percorso migliaia di chilometri su ogni genere di mezzo a motore. Ma non pensavo che sarei andato oltre un garage pieno di trofei».

Infatti arriva il momento della scelta, quella che sembrava dovesse escludere i motori dalla sua vita: l’Arma. Ma dopo essersi arruolato nell’Esercito, quel tarlo ha piano piano ricominciato a fare rumore. Tanto rumore, come il rombo di un dodici cilindri. Il curriculum del giovane Zollino, così, è arrivato sulle scrivanie dei suoi superiori e poi negli uffici dello Stato maggiore dell’Esercito. E il sogno è presto diventato realtà: il pilota neritino sarebbe diventato il primo in Italia ad indossare la divisa e correre su una monoposto. I primi test vengono svolti nell’ottobre dello scorso anno e alcuni talent-scout adocchiano quel giovane così spigliato alla guida. Arriva, così, una scuderia privata, la Storm Drive Academy di Bergamo (dei team manager Maurizio e Max Colombo che ingaggia il neritino: la monoposto viene “griffata” con il tricolore, la stella e la grande scritta “Esercito” così come la tuta del pilota. Per Andrea è come toccare il cielo con un dito: «felicità infinita – dice – e grandissimo rispetto per i miei superiori che hanno creduto in me». I risultati non mancano. La prima gara lo premia con una prestigiosa pole e si conclude con il secondo posto. La seconda gara è ancora più significativa: a causa di un banale incidente la vettura di Andrea precipita fino al ventiduesimo posto ma con un recupero avvincente – davanti a piloti italiani, spagnoli ed inglesi - il neritino chiude al sesto posto. La stoffa, insomma, c’è tutta. E si può guardare con ottimismo al futuro ed al resto della stagione.

E adesso? «Vorrei far sempre bene, con rispetto e sportività nei confronti di tutti. Sono consapevole che tanti ragazzi vorrebbero essere al mio posto e per questo mi ritengo molto fortunato. Intendo essere da esempio dentro e fuori dalla pista perché rappresento sicuramente in questo sport, e lo dico con grande orgoglio, l’Esercito italiano ed i colori della mia grande Patria. Sarebbe straordinario, allora, portare un atleta tricolore fino in F3, vera palestra dei piloti emergenti». Il resto del racconto riguarda un ragazzo “casa e famiglia”: fortissimo legame con i genitori ed il fratello, anch’egli militare, e tante regole e severità con se stesso.

Oltre al “rigore” da soldato, infatti, Andrea associa anche alimentazione e vita da sportivo così da essere sempre in forma. Infine l’impegno civile e sociale. Andrea è seguito in pista e sui social da centinaia di giovani. E la sua voce, come “testimonial” durante convegni e incontri sulla sicurezza stradale di cui è convinto sostenitore, diventa preziosissima per i coetanei.

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