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Schietto, diretto, cordiale, sorridente. E alto, altissimo. Giovanni Ciacci, costumista senese noto per aver curato il look di moltissime star, dal vivo è proprio come appare nella trasmissione «Detto Fatto», che va in onda ogni giorno alle 14 su RaiDue. Ieri era a Lecce, per presenziare al «Detto Fatto tour», evento che si è svolto al centro commerciale Mongolfiera. Alle tante presenti Ciacci ha dispensato consigli di stile, senza sottrarsi alle sue severissime quanto simpatiche pagelle.
«È un progetto al quale tengo tantissimo - spiega - Abbiamo tante tappe, domani (oggi ndr) saremo a Catanzaro, poi a Senigallia. Si tratta di un esperimento che porta la tv in mezzo al pubblico. Noi vendiamo sogni, per un giorno facciamo sognare la gente. È questo il nostro successo».


Il suo libro «La Contessa», ispirato alla vita di Giò Stajano, è andato in ristampa più volte. Come mai ha deciso di scriverlo?
«Avevo voglia di raccontare una storia che secondo me non era conosciuta al grande pubblico, o per lo meno ai ragazzi della generazione attuale. Mi sono divertito, era un personaggio curioso, che ha lottato per la sua libertà e secondo me, inconsapevolmente, per i diritti di tutti noi. Se oggi due ragazzi o due ragazze si possono baciare per strada, è anche grazie alla vita scandalosa di Giò Stajano».


Cosa è per te l’eleganza? Eleganti si nasce o si diventa?
«L’eleganza si può anche imparare, però se ce l’hai è un dono straordinario. Ci sono donne che lotteranno per tutta la vita e non la potranno mai avere. L’eleganza prescinde da quello che si indossa, è un qualcosa di innato».


Durante la tua rubrica a «Detto Fatto» spesso dai giudizi impietosi sui look di tante celebrità. Qualcuno si è mai lamentato?
«Certo! Anche oggi, mi chiamano sempre quando le tratto male. Ero qui a Lecce a pranzo e mi è arrivato un messaggio di Serena Grandi, che simpaticamente si lamentava di un due che le avevo dato. Sono messaggi ironici, succede spessissimo, specie durante le dirette. Poi io ho lavorato davvero con tutte, mi mancano solo la De Filippi e la Carrà».


Che rapporto hai con la popolarità?
«Sono timidissimo, a volte la popolarità mi dà ansia e angoscia. Spesso non me ne rendo conto, anche perché ho passato 25 anni della mia vita dietro le quinte degli spettacoli. Quando mi chiedono l’autografo io mi guardo sempre intorno per capire se sono con qualcuno dei miei amici famosi, invece poi mi rendo conto che si rivolgono a me. Questa cosa mi fa sorridere. Sento tanto l’affetto del pubblico, poi negli ultimi anni si è creato proprio un rapporto fisico: la gente ti chiede il selfie, ti tocca, ti bacia, non c’è più la distanza di un tempo».


Meglio la televisione di ieri o quella di oggi?
«Non rimpiango la televisione di ieri. Secondo me quella di oggi è di un livello altissimo. Certo, è divisa in generi, che possono piacere oppure no. In quella spagnola si picchiano, in quella americana si insultano, la nostra tv invece è di grande qualità. Noi ancora viviamo dei fasti del varietà: quello è nel nostro Dna e non cambierà mai».

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