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Il tentativo di bloccare un procedimento penale a carico di alcuni imprenditori e di un professionista, accusati di aver «espropriato» i legittimi proprietari della gestione di un importante albergo del Nord Barese. E una serie di procedimenti tributari che sarebbero stati addomesticati in cambio di soldi. Sono due dei filoni su cui si sta concentrando la Procura di Lecce nell’indagine sui magistrati di Trani. Tra le deleghe di indagine che il pm Roberta Licci ha consegnato ai Carabinieri di Barletta, due riguardano proprio questi episodi: dopo l’ex pm Antonio Savasta e l’ex gip Michele Nardi (finiti in carcere a gennaio), gli accertamenti riguarderebbero adesso altri loro colleghi e alcuni commercialisti.


Questi ulteriori episodi sono emersi sia dalle dichiarazioni dell’imprenditore Flavio D’Introno, sia da alcuni esposti - molto dettagliati - presentati nel corso degli ultimi mesi. In particolare D’Introno, in una parte del lungo racconto che ha fatto finire nei guai Savasta e Nardi, ha fatto indirettamente riferimento proprio alla vicenda dell’albergo, parlando del professionista in questione e di una perizia che sarebbe stata addomesticata (per favorire il professionista) nell’ambito del procedimento penale innescato da una denuncia presentata a Trani: procedimento inizialmente assegnato a Savasta, che si è astenuto in virtù dei suoi rapporti con questo professionista, e poi approdato a giudizio perché il gip ha disposto l’imputazione coatta dopo due successive richieste di archiviazione formulate da parte del nuovo pm. Dietro ci sarebbe un affare da molti milioni di euro collegato alla gestione dell’importante complesso turistico.


Nei giorni scorsi, come la «Gazzetta» ha raccontato ieri, la Procura di Lecce ha fatto notificare una proroga delle indagini per una parte dei fatti oggetto della ordinanza cautelare di gennaio. Su altri le verifiche sono ormai concluse. Altri ancora, però, sono oggetto di valutazione proprio in questi giorni, sia attraverso il riscontro alle dichiarazioni di D’Introno sia di quelle rese, in due distinti interrogatori, da Antonio Savasta. L’ex pm, in carcere a Lecce, avrebbe già concordato altri due interrogatori per chiarire ulteriori circostanze, alcune delle quali lo riguarderebbero personalmente insieme a professionisti molto attivi nel circondario di Trani. Ma nel frattempo la Procura ha già provveduto a iscrivere altri nomi nel registro degli indagati, ipotizzando a vario titolo altri episodi di corruzione in atti giudiziari e abuso d’ufficio.


Ieri intanto il Tribunale del Riesame di Lecce ha respinto il ricorso presentato da Nardi con gli avvocati Domenico Mariani di Roma e Carlo Di Casola di Napoli. L’ex gip (quando è stato arrestato era pm a Roma) resterà dunque nel carcere di Matera. Secondo l’accusa, Nardi e Savasta (che invece è in carcere a Lecce) avrebbero ottenuto tre milioni di euro, oltre a regali e favori, per addomesticare alcuni procedimenti giudiziari in senso favorevole all’imprenditore D’Introno, e per evitare (il solo Savasta) di coinvolgere in una indagine per evasione fiscale il re degli outlet Luigi D’Agostino. L’inchiesta si sta ora allargando ad altri episodi in cui la giustizia potrebbe essere stata svenduta.

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