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Palazzo Carafa

Lecce, bilancio in rosso
con numeri da dissesto

Ma il sindaco vuole evitarlo per le ripercussioni sulla maggioranza

Lecce, bilancio in rosso con numeri da dissesto

Fabio Casilli

Si apre oggi una settimana delicatissima per il futuro politico-amministrativo a palazzo Carafa. La crisi nella maggioranza che sostiene il sindaco Carlo Salvemini non è di facile soluzione, così come non lo è la situazione dei bilanci in rosso tanto del Comune quanto della società partecipata Lupiae Servizi.

Partiamo proprio da quest’ultima vicenda. Il settore economico-finanziario del Comune sta predisponendo una dettagliata relazione sui conti pubblici. Si parla di oltre 120 milioni di indebitamento complessivi del municipio leccese, obbligato a rimborsare ogni anno più o meno 9 milioni e mezzo di euro. Il Comune ha in bilancio entrate dichiarate variabili tra i 115 e i 118 milioni di euro, ma in realtà incassa qualcosa in meno. A fronte di ciò vi sono spese certe per 107 milioni. In pratica, tra entrate e uscite si registrerebbe, ogni anno, uno squilibrio di una decina di milioni. È come se una famiglia spendesse molto più di quello che ha effettivamente nel proprio portafoglio. E per questo continuasse a indebitarsi.

A ciò si aggiunge la perdita di esercizio, risultante dal bilancio della Lupiae al 31 dicembre scorso: ulteriori un milione e 372.668 euro da ripianare.

Chi ha esaminato questi dati finanziari parla di numeri da vero e proprio dissesto per il Comune di Lecce. La cui dichiarazione porterebbe l’insediamento di una commissione esterna, detta Organo straordinario di liquidazione, che gestirebbe i conti. Ma non sono da trascurare neppure le conseguenze di carattere politico con l’avvio dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, ex sindaci e assessori, ritenuti colpevoli di aver portato il Comune al fallimento.

Ma il sindaco Salvemini non vuole percorrere questa strada. Perché significherebbe dichiarare il fallimento del Comune con tutto ciò che comporta: tasse al massimo, servizi ridotti all’osso e azzeramento delle posizioni organizzative dei dipendenti municipali. E dallo tsunami dei tagli non si salverebbero ovviamente la Lupiae e i suoi 276 lavoratori. Sulla cui sorte si gioca la partita dei tre di «Prima Lecce» (Antonio Finamore, Laura Calò e Paola Gigante) col primo cittadino. «Salvi la Lupiae e tutti i posti di lavoro o non ha senso la nostra permanenza in maggioranza», hanno fatto sapere i tre a Salvemini.

Ma se si arrivasse al dissesto e alla individuazione di responsabilità di ex amministratori qualche rischio potrebbe correrlo anche Alessandro Delli Noci, attuale vicesindaco con Salvemini, ma già assessore ai tempi della gestione targata Paolo Perrone.

E allora? Tra domani e mercoledì si aspetta la relazione alla quale stanno lavorando da giorni il dirigente Salvatore Laudisa e il funzionario Fernando Maggiore. Da qui poi si partirà per elaborare un piano di risanamento dei conti «lacrime e sangue», con tagli alle spese e aumento di imposte. Quel piano passerà in Giunta, prima del Consiglio comunale che sarà convocato entro metà settembre per deliberare la variazione di assestamento generale del bilancio, con cui si attua la verifica di tutte le voci di entrata e di uscita. Un adempimento fissato al 31 luglio e non più ulteriormente rinviabile.

Ma toccherà alla Corte dei conti dire l’ultima parola sul piano di risanamento dopo i rilievi espressi nei mesi scorsi.

È tra le possibilità il fatto che a Salvemini venga meno la maggioranza e a quel punto si arriverà prima al commissariamento del Comune e poi al ritorno anticipato alle urne nella prossima primavera.

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