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L'assessore

«Lecce, lotta all'abusivismo
e in centro tornano le botteghe»

Rita Miglietta fa il punto sul Pug ma anche sul Piano delle coste e anticipa gli obiettivi dell’Amministrazione

«Lecce, lotta all'abusivismoe in centro tornano le botteghe»

Il centro di Lecce

Lotta all’abusivismo, accelerata al Piano delle coste, restituzione del centro storico ai residenti nell’ambito dell’elaborazione del Pug. L’assessore alle Politiche Urbanistiche e strategiche, Rita Miglietta, fa il punto dei «lavori in corso», a quasi un anno dall’insediamento. Elenca i primi risultati ed indica i prossimi obiettivi.

Assessore, qual è l’ambito sul quale vi state concentrando maggiormente?
«Stiamo facendo un grande lavoro di ricognizione e sintesi su tutta la città, concentrandoci in particolare là dove lo sguardo dell’Amministrazione mancava, ad esempio sulla costa. Siamo a buon punto sul Piano comunale delle coste, abbiamo terminato la parte di approfondimento conoscitivo che mancava nella bozza di Piano che era stata proposta in Valutazione ambientale strategica dalla precedente Amministrazione. Abbiamo una costa molto ricca dal punto di vista ambientale e stiamo cercando di ragionare in maniera attiva sui vincoli».

Cosa vuol dire?
«Vorremmo proporre alla Regione ed alla Soprintendenza, nonchè alla commissione Vas, di guardare alle concessioni balneari come a delle sentinelle, luoghi che fanno un monitoraggio costante della costa, attraverso i quali si attua un sistema di gestione sostenibile. Guardiamo alle architetture balneari che diventano stazioni di monitoraggio costiero alleate del paesaggio».

In questo senso, c’è unità d’intenti con la Sovrintendenza?
«La Sovrintendenza è l’organo dello Stato che ha il dovere di garantire la tutela dei beni paesaggistici e monumentali, un ruolo dal quale non può si può prescindere, nell’interesse della collettività, che non è solo di controllo ma anche conoscitivo. Da parte nostra abbiamo trasmesso alla Soprintendenza un censimento puntuale di tutte le concessioni balneari e torneremo a ricostruire insieme l’offerta delle concessioni. L’Amministrazione ha interesse a tutelare i beni paesaggistici, le dune, la foce dell’Idume, le torri costiere e tant’altro, anzi ha interesse a tutelarle. Però pensiamo che attorno a questi luoghi, alle dovute distanze, con adeguati accorgimenti ci possano essere architetture balneari leggere in armonia con il paesaggio e soprattutto sostenibili dal punto di vista dell’accessibilità. Per esempio, una cosa che stiamo sperimentando ancor prima di attuare il Piano delle coste, è il bando per individuare parcheggi temporanei, che liberino le dune. Nel Piano, stiamo studiando come far sì che ogni concessione sia agganciata ad un’area parcheggio, anche con concessionari diversi».

Quanto privati hanno risposto al bando?
«Hanno risposto in sei ma non tutte le disponibilità possono essere prese in considerazione perchè non hanno i requisiti. Per esempio alcune aree proposte sono paludose. Altre le stiamo istruendo e potrebbero consentirci in futuro anche di perimetrare zone a traffico limitato per alleggerire la costa dal traffico, diventando pure zone di interscambio per auto ma anche per biciclette. Inoltre, i gestori dei parcheggi potrebbero in futuro cofinanziare la realizzazione delle passerelle di accesso alle spiagge».

Dove si trovano queste aree parcheggio?
«Una a Torre Rinalda e due a Torre Chianca. Per San Cataldo abbiamo avuto una proposta ma abbiamo chiesto integrazioni».

Tornando alle concessioni, c’è qualche situazione critica?
«Stiamo ragionando su tutte, sono 28, non c’è una più attenzionata rispetto all’altra, però è chiaro che là dove ci sono situazioni più problematiche per la presenza di vincoli o di un’erosione costiera più forte, bisognerà trovare delle alternative. Il tema della spiaggia, accanto a quello delle concessioni, è importante perchè ci consente di diversificare l’offerta delle attività balneari, realizzando manifestazioni attrattive come il campionato di beach volley che si è svolto a San Cataldo. In altre parole, spiaggia pubblica e concessione possono e devono convivere».

Vuol dire che non ci saranno nuove concessioni?
«Sì, potranno e dovranno esserci: lì dove non è possibile ricostruire le dune, ad esempio lì dove esiste un paesaggio urbanizzato, possiamo pensare a nuovi servizi balneari, a stabilimenti aperti tutto l’anno con servizi compatibili con il paesaggio. Invece, là dove la costa è più naturale, con le dune, l’offerta della concessione balneare dev’essere diversa, può essere stagionale, ad esempio legata ad usi sportivi, con strutture più leggere. Non esiste un modello economico univoco. Prevediamo anche la presenza di nuovi chioschi dislocati su tutta la costa».

Ma c’è un aspetto nuovo?
«La città deve poter offrire occasioni sportive, ai giovani ed alle famiglie: questo per l’Amministrazione questo è un punto strategico. In particolare gli sport acquatici sono un aspetto che va rafforzato e pianificato, anche perchè si sposano con la fruizione naturalistica dei luoghi».

Come dimostra l’esperimento dei corsi di sup ad Acquatina.
«È un’iniziativa che sta andando molto bene. Questo progetto che abbiamo condiviso con l’Università e con la Federazione dello sci nautico è la condivisione di un modello della fruizione della costa sostenibile, ma il bacino di Acquatina può diventare un’area naturalistica per tante altre attività sportive. C’è una fortissima domanda di sport».

Quando sarà compiuto il Piano delle coste?
«Ho preso l’impegno di chiuderlo entro l’estate, per quanto riguarda la proposta dell’Amministrazione. Poi gli enti sovraordinati dovranno portare le loro valutazioni, e quindi ci sarà il tempo per le osservazioni. Entro l’estate vorrei riconsegnarlo alla Commissione Vas, dopo aver individuato, in accordo con la Sovrintendenza, le diverse tipologie di concessioni tra stagionali e permanenti su tutto il litorale. Saremo attenti anche alla divulgazione del Piano presso i cittadini».

E i tempi del Pug quali sono? Cosa manca?
«Nel progetto di Pug mancavano i cittadini, che non conoscevano il Piano; mancava la costa; mancava una riflessione sull’abitare e sulla rigenerazione del centro storico. Per quest’ultimo, si è chiusa la stagione del Piano Urban, che ha significato una grandissima rigenerazione, sono nate tante attività commerciali, tanti B&b. Ma ora ci dev’essere un futuro nuovo, dobbiamo diversificare l’offerta commerciale, rintrodurre i negozia di vicinato, favorire la residenzialità e ragionare su qual è il modello di fruizione migliore per il nostro centro storico, rafforzando l’identità della città, in coerenza con i suoi valori culturali. Nella bozza di Pug mancava una riflessione della città con l’hinterland; mancava tutto l’allineamento del Piano a quello che è lo scenario strategico del Piano paesaggistico regionale. Comunque, ci sono aspetti che reputiamo validi, tra cui il tema delle isole dell’abitare. In questo primo anno abbiamo studiato la costa e stiamo per acquisire lo studio idrogeomorfologico dell’Autorità di bacino. Il Pug, dunque, non riparte da zero ma dovrà essere più ancorato alla città».

Come pensa di ripristinare nel centro storico l’equilibrio tra residenti e attività commerciali e di svago?
«Attraverso anche il Piano del commercio, puntiamo a riportare gli esercizi di vicinato, le piccole salumerie, le latterie. Non possiamo perdere la nostra identità diventando solo un parco di divertimento. La movida è comunque importante, ma il centro storico dev’essere un quartiere della città altrimenti perdiamo anche il turismo».

In un suo post accennava ad un futuro diverso anche per il mercatino dei fiori.
«Ci stiamo ragionando, bisogna valorizzare il mercato dei fiori che appartiene alla nostra tradizione, tenendo conto che la Giunta ha approvato un atto di indirizzo per il ripensamento di piazza Libertini, quale spazio da tutelare. Comunque, l’idea è di rivedere tutti i mercati delle erbe dei vari quartieri».

C’è un altro fronte suol quale il suo Assessorato è impegnato?
«Tengo molto all’attività che stiamo conducendo di ripristino della legalità, là dove ci sono reati edilizi. Quello che abbiamo fatto al bacino dell’Idume è qualcosa di molto importante: la liberazione della foce da un’architettura non è stata un’operazione di demolizione ma di restituzione di uno spazio comune, non un’azione repressiva ma una condivisione. Abbiamo un Nucleo di vigilanza che lavora e quest’Amministrazione ha scelto di stare al suo fianco».

Sta dicendo che presto ci saranno nuovi interventi?
«Ci sono aree che hanno bisogno di maggiore attenzione di altre, anche in termini di sicurezza. Nel progetto che abbiamo presentato nell’ambito di una misura regionale che finanzia interventi sugli elementi detrattori della costa, per Frigole stiamo lavorando alla liberazione di un tratto di strada e delle dune da edifici fatiscenti, pericolanti, concessioni demaniali chiuse da troppo tempo. L’attenzione è lì dove c’è un’urgenza, dove anche il paesaggio non è più in grado di reggere».

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