Martedì 10 Marzo 2026 | 09:35

Lecce, il Campo Panareo alla prova dell’inclusione

Lecce, il Campo Panareo alla prova dell’inclusione

Lecce, il Campo Panareo alla prova dell’inclusione

 
Fabiana Pacella

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Fabiana Pacella

Lecce, il Campo Panareo alla prova dell’inclusione

Per superare l’attuale localizzazione servono ingenti risorse: molti rom non trovano occupazione proprio perché residenti nell’accampamento

Martedì 10 Marzo 2026, 07:25

Dopo le indagini di polizia giudiziaria, i gravi episodi di cronaca che negli anni hanno riportato ciclicamente l’attenzione sull’insediamento e la ricostruzione della storia di uno spazio nato come temporaneo e diventato stabile, l’inchiesta della Gazzetta del Mezzogiorno sul campo sosta Panareo prosegue. Questa quarta puntata prova a spostare lo sguardo oltre l’emergenza e la cronaca, per interrogarsi su un nodo che da oltre trent’anni resta irrisolto: esiste davvero una strategia unitaria e sostenibile per superare il campo?

Panareo è lì dagli anni Novanta, lungo la Lecce-Taranto. Visibile dalla periferia della città. Eppure molti cittadini continuano a ignorarne l’esistenza o a conoscerlo soltanto attraverso i fatti di cronaca. Non si tratta soltanto di percezioni o di pregiudizi: è il segno di una distanza profonda tra la città «ordinaria» e quella che, nel tempo, è diventata una vera e propria città nella città.

È dentro questa distanza che si colloca un passaggio recente sul piano istituzionale. Il 29 ottobre scorso la Regione Puglia ha adottato il Piano di Azione Regionale per l’inclusione e la partecipazione delle comunità Rom, Sinti e Caminanti 2021-2027.

Nel documento, che fotografa la presenza di dieci insediamenti Rsc in tutta la Puglia – quattro a Bari, due a Bitonto, uno nella Bat, uno a Corato, uno a Foggia e uno a Lecce – torna anche il nome del campo Panareo.

L’insediamento leccese, si legge nel Piano, è nato «a seguito di una serie di sgomberi e ricollocazioni che hanno riguardato famiglie presenti da alcuni anni nel territorio comunale». Da allora sono passati circa trent’anni. Più generazioni sono cresciute in quell’area. Una stabilità solo apparente. «La situazione abitativa, per quanto stabile, rimane fondamentalmente insicura», osserva il documento. Un’insicurezza che pesa anche sulle casse pubbliche: «a dispetto dei rischi e della bassa qualità abitativa, il Comune deve investire risorse ingenti per il mantenimento e la manutenzione delle strutture».

Panareo viene descritto come un contesto attraversato da dinamiche complesse. Sul piano educativo gli interventi realizzati negli anni hanno garantito buoni tassi di iscrizione alle scuole primarie, ma con il passare del tempo la frequenza e il completamento del ciclo tendono a diminuire.

Anche il quadro lavorativo è articolato. Molte famiglie sono attive nel commercio, soprattutto nella vendita ambulante di piante e fiori. Alcuni giovani lavorano nella ristorazione o intraprendono percorsi di formazione nel settore turistico. Tuttavia persistono ostacoli significativi: il Piano segnala casi di difficoltà nell’accesso al lavoro legati al fatto che i candidati vengano riconosciuti come residenti nel campo.

Il nodo centrale resta quello abitativo. Il Par parla apertamente di «impasse nel processo di superamento dell’insediamento verso forme abitative adeguate», definendo il campo «un contesto ghettizzante, con costi sociali ed economici insostenibili».

Secondo il documento, il percorso è complesso. Le strutture lasciate libere da chi ottiene un alloggio popolare vengono spesso occupate da altre famiglie provenienti dallo stesso insediamento. I nuclei sono numerosi e spesso strutturati su più generazioni, e questo rende difficile separare i giovani che vorrebbero intraprendere un percorso abitativo autonomo.

Per questo il Piano indica la necessità di percorsi di accompagnamento differenziati: supporto amministrativo per contratti, utenze e caparre, ma anche sostegno sociale e culturale. Per alcune famiglie, infatti, uscire dal campo può significare perdere una rete di relazioni costruita negli anni.

Il documento regionale descrive anche un’altra realtà di fragilità nel territorio leccese: quella di un gruppo di Rom rumeni originari di Brașov, presenti dal 2002 e oggi in parte costretti a vivere tra la stazione ferroviaria e il centro cittadino. Una condizione che il Piano invita a non leggere in chiave culturalista: vivere per strada non è una scelta, ma spesso una conseguenza dei processi di impoverimento e precarizzazione.

Il nuovo corso punta sulla co-programmazione tra istituzioni e Terzo settore e individua alcune priorità: superamento dei campi, scolarizzazione dei minori, accesso alle cure sanitarie, inclusione lavorativa e contrasto ai pregiudizi che incidono anche nel mercato della locazione. Ma dopo trent’anni la domanda viene facile: Panareo è davvero destinato a essere superato o continuerà a rappresentare una soluzione temporanea diventata permanente? Il passaggio dal campo all’abitare diffuso richiede risorse, continuità amministrativa e una strategia capace di tenere insieme diritti, sostenibilità economica e coesione sociale.

Un’intelaiatura, una cornice che guarda al futuro c’è. Resta da capire se e come Lecce saprà trasformare l’impasse in un percorso concreto di superamento, oppure se il campo Panareo continuerà a restare una periferia sospesa tra invisibilità e cronaca.

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