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La sentenza del Tar Lecce

Gioco d'azzardo, no a scommesse entro 500 m. scuole e chiese

Gioco d'azzardo, le scommesse sportive sono altrettanto rischiose delle slot machine nei potenziali casi di ludopatia

Gioco d'azzardo: lo ha stabilito il Tar Lecce nelle sentenza che ha confermato lo stop per una sala scommesse di Aradeo, in provincia di Lecce

Gioco d'azzardo, no a scommesse sportive entro i 500 metri dalle scuole e dalle chiese

Gioco d'azzardo, no a scommesse sportive entro i 500 metri dalle scuole e dalle chiese

GIOCO D'AZZARDO, NO A SCOMMESSE SPORTIVE ENTRO I 500 METRI DALLE SCUOLE E DALLE CHIESE - Le scommesse sportive sono altrettanto rischiose delle slot machine nei potenziali casi di ludopatia. Lo ha stabilito il Tar Lecce nelle sentenza che ha confermato lo stop per una sala scommesse di Aradeo, in provincia di Lecce. Nel 2017 il Comune aveva imposto la chiusura dell'attività sulla base della legge regionale contro la ludopatia, che prevede almeno 500 metri di distanza tra le sale giochi e luoghi sensibili come scuole e chiese.

I giudici hanno respinto il ricorso presentato dal titolare, per il quale il «distanziometro» viola la libertà di impresa e impedisce l'apertura di sale da gioco nei Comuni più piccoli, dove il raggio di 500 metri sarebbe troppo ampio.

La Corte Costituzionale, scrive il collegio, ha affermato che «la legge regionale che introduce una disciplina immediatamente operativa» sulle distanze, anche in assenza di una pianificazione territoriale, «non viola alcun principio fondamentale in materia di tutela della salute».

Infondata pure la presunta irragionevolezza della norma: anche se le scommesse hanno una componente di «abilità», a differenza delle slot machine, «la salute di fasce deboli della popolazione è suscettibile di essere minata sia dall'utilizzo di apparecchi da gioco, sia da scommesse ippiche e sportive». In entrambi i casi «è infatti ravvisabile la tentazione a un guadagno facile e illusorio, a nulla rilevando la fonte di tale sperato guadagno».

Secondo il Tar, dunque, non c'è violazione della libertà d'impresa: «il legislatore non ha previsto un divieto, ma semplicemente un’inibizione all’esercizio di determinate attività a ridosso di centri di aggregazione giovanile».

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