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Il gasdotto a Melendugno

Sequestrata area del cantiere Tap contestata la violazione della Via

Nel cluster 5, da dove sono stati appena espiantati 448 ulivi per consentire la costruzione del microtunnel del gasdotto, si sono presentati i carabinieri del Noe e Forestali che hanno svolto accertamenti sulla base di esposto presentato nei giorni scorsi da alcuni parlamentari

Tap, sospesi fino a lunedì i lavori di espianto degli ulivi

Sequestrato il nuovo cantiere Tap

MELENDUGNO (LECCE) - Danneggiamento, distruzione delle bellezze naturali e violazione delle prescrizioni contenute nella Valutazione di impatto ambientale (Via): sono i reati alla base del provvedimento di sequestro della Procura di Lecce del nuovo cantiere di Melendugno ('cluster 5') del gasdotto Tap, che dal primo trimestre del 2020 dovrebbe portare gas dal Mar Caspio all’Italia, con approdo in Salento. Un sequestro probatorio con il quale la magistratura vuole verificare quanto denunciato dai tre parlamentari del M5S, che nei giorni scorsi hanno depositato un esposto. Uno degli aspetti di maggiore rilievo su cui sono in corso le indagini è l'ipotesi che l’area oggetto dei nuovi lavori sia sottoposta a vincolo perché zona di 'notevole interesse pubblico' e, quindi, sottoposta a vincolo assoluto di indisponibilità. Nell’indagine dei carabinieri di Noe e Forestali, coordinata dal procuratore Leonardo Leone de Castris e del pm Valeria Farina Valaori, è indagata Clara Risso, rappresentante legale di Tap.

Allo studio dei magistrati vi è una presunta violazione delle autorizzazioni in relazione all’espianto (già terminato) di 448 ulivi del 'cluster 5' in un periodo diverso da quello autorizzato (tra dicembre e febbraio); che nella zona dell’espianto, quale attività propedeutica ai lavori, è stata montata una recinzione con new jersey, rete metallica e filo spinato sulla base di una variante in corso d’opera rilasciata dal Mise il 14 marzo scorso; e che questa autorizzazione è stata rilasciata sul presupposto che la nuova recinzione non interessasse aree soggette a vincolo paesaggistico. Invece - è il sospetto da verificare - l’area è sottoposta a vincolo assoluto e, probabilmente, era necessaria un’autorizzazione paesaggistica ad hoc. Accuse che Tap smentisce: «Nella convinzione di aver operato nel pieno rispetto delle disposizioni legislative in materia e delle autorizzazioni ricevute - dice la multinazionale - ribadiamo l’assoluta fiducia nella magistratura e forniremo tempestivamente alla Procura tutti i chiarimenti necessari volti ad ottenere il dissequestro dell’area».

I lavori che erano in corso, avviati pochi giorni fa, avrebbero dovuto concludersi il 30 aprile prossimo. Riguardano un’area lunga circa un chilometro che ricade nell’azienda agricola Le Paisane, inizialmente finita anch’essa sotto sequestro e dissequestrata dopo poche ore insieme ad una area di circa 56 ettari. Il sequestro è stato quindi circoscritto alla sola area del nuovo cantiere Tap. Il 'cluster 5' fa parte di un più ampio tracciato (8,2 chilometri di lunghezza con una fascia di circa 30 metri di larghezza a cavallo del futuro tubo) che dal cantiere di San Basilio, dove l’espianto degli ulivi è terminato lo scorso anno e dove si lavora alla costruzione del microtunnel del gasdotto, porta alla 'Masseria del Capitanò, dove sorgerà il terminale di ricezione dell’impianto. In questo lungo budello, dove è prevista la costruzione della pipeline, dovranno essere successivamente estirpati e messi a dimora (in aree protette ai margini dell’area di lavoro) oltre 1.800 ulivi.
Il 'cluster 5' è ad un paio di km dal cantiere del microtunnel di San Basilio e a circa sei km da Masseria del Capitano. (di Roberto Buonavoglia, ANSA)  

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