Si chiude con il non luogo a procedere il caso giudiziario legato al cosiddetto Pandoro-gate che ha coinvolto Chiara Ferragni e altri imputati. Sono state rese note le motivazioni del giudice Ilio Mannucci Pacini, che hanno di fatto smontato uno dei pilastri dell’impianto accusatorio, escludendo l’aggravante della “minorata difesa” dei consumatori.
Secondo il magistrato, non sono emerse prove sufficienti per dimostrare una reale vulnerabilità del pubblico coinvolto nelle campagne promozionali legate al pandoro “Pink Christmas” e alle uova di Pasqua. Un passaggio centrale delle motivazioni riguarda il rapporto tra influencer e follower: “i follower non sono una setta”, scrive il giudice, chiarendo che non è stato dimostrato un rapporto di adesione acritica tale da condizionare le scelte d’acquisto.
Nel provvedimento viene inoltre sottolineato come i social network non costituiscano, di per sé, un mezzo di comunicazione tale da alterare la capacità critica degli utenti rispetto ai media tradizionali, né sia stata provata una particolare asimmetria informativa tra influencer e consumatori.
Il giudice riconosce comunque la natura “decettiva” delle campagne promozionali oggetto dell’indagine, già evidenziata dall’Autorità garante, ma evidenzia come il quadro probatorio sia risultato “quantomeno dubbio” sia sulla reale ingannevolezza dei messaggi sia sul loro effettivo impatto sui consumatori. La mancanza dell’aggravante ha quindi portato al proscioglimento degli imputati.
Tra gli elementi richiamati nelle motivazioni figura anche il fatto che gli indagati abbiano già affrontato conseguenze economiche e amministrative, tra sanzioni e accordi risarcitori con associazioni dei consumatori, che hanno portato al ritiro delle querele.
Il provvedimento evidenzia inoltre la presenza di contenuti pubblicitari contrassegnati da hashtag di trasparenza e la difficoltà di individuare con certezza gli acquirenti dei prodotti, elemento ritenuto decisivo nel venir meno dell’impianto accusatorio.
Il caso ha avuto anche collegamenti con la Puglia e Bari: nel procedimento risultano prosciolti anche collaboratori pugliesi della Ferragni, tra cui l’ex manager Fabio Damato, figura originaria del territorio e coinvolta nella gestione delle attività comunicative legate all’influencer marketing. Un aspetto che ha contribuito a mantenere alta l’attenzione mediatica anche a livello locale.
Il 14 gennaio 2026 è stato ufficializzato il proscioglimento definitivo di tutti gli imputati, ponendo fine al procedimento noto come Pandoro-gate.
















