L’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i Paesi sudamericani del blocco Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), dopo trent’anni di negoziati, sarà firmato il 17 gennaio ad Asuncion. Il via libera definitivo è arrivato ieri con il sì a maggioranza nella riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri dell’Ue (per l’Italia Vincenzo Celeste). Comunque lo si valuti, un passaggio storico, consumatosi tra l’esultanza dei tessitori dell’intesa e le proteste, spesso molto veementi, delle categorie agricole.
Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria hanno votato contro. L’Italia, inizialmente scettica, si è invece espressa favorevolmente. Esulta il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: «Abbiamo migliorato un accordo che portava vantaggi al sistema italiano ma che per alcuni settori rappresentava criticità. Grazie al lavoro dell’Italia - conclude -, l’intesa presenta ora meccanismi di protezioni e reciprocità adeguati su cui vigileremo». Sulla stessa linea anche la premier Meloni mentre la Lega promette battaglia.
Roma, in particolare, ha ottenuto l’abbassamento del meccanismo di salvaguardia dall’8% al 5%. Cosa significa? Si introduce la possibilità di sospendere, temporaneamente, le tariffe «preferenziali» sui prodotti agricoli sensibili qualora le importazioni dal Sudamerica superino quella soglia. Un modo per proteggersi dall’invasione di prodotti a basso costo e di dubbia qualità. In caso di «sfondamento» del 5%, la Commissione europea dovrà aprire, entro 21 giorni, un’indagine per valutare il ripristino dei dazi originari. Un ripristino che gli agricoltori vorrebbero automatico. Altra novità è l’attivazione di un fondo di emergenza di 6,3 miliardi a sostegno delle imprese europee esposte, dai nuovi accordi, a scossoni di mercato. A questo, nella valutazione complessiva, bisogna poi sommare la rinuncia europea al taglio della Pac cui è corrisposto l’annuncio di aumento di risorse. Nonché l’azzeramento di dazi e aggravi per i fertilizzanti previsti dal regolamento Cbam. Un «pacchetto» che, unito all’aumento delle garanzie, ha dirottato l’Italia sul fronte del sì.
L’accordo col Mercosur premia principalmente l’industria, soprattutto quella tedesca, ma mette in difficoltà il comparto agricolo esposto a una concorrenza difficile da sopportare. Non tutto, però. Sorride (e si fa già i conti in tasca) chi esporta vino, liquori e formaggi. Meno chi produce carne, uova, riso e zucchero, tutti cavalli di battaglia dei quattro Paesi sudamericani.
Non è un caso che in Europa infuri la protesta. E non solo in Spagna, Belgio e Francia. Anche a Milano, ieri, i trattori di «Coapi» e «Riscatto agricolo» hanno portato trattori e bandiere tricolori in piazza Duca d’Aosta per esprimere la propria contrarietà all’accordo. Ma anche le associazioni di categoria - Coldiretti, Confagricoltura, Copagri -, pur accogliendo con favore l’abbassamento della clausola di salvaguardia, esprimono forti perplessità sull’applicazione del principio di reciprocità (cioè l’equivalenza di standard sociali e sanitari usati dai produttori). La presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, ha invitato tutti gli attori in campo a fidarsi dell’intesa. La sensazione è che non si fidi (quasi) nessuno.
Sicolo: «È la pietra tombale sulle produzioni del Sud»
«L’accordo con il Mercosur è un dramma. Sarà la fine dell’olivicoltura, della zootecnia e della cerealicoltura italiana e in particolare del Mezzogiorno, già colpito dalla concorrenza nordafricana». Non usa mezzi termini Gennaro Sicolo - olivicoltore, presidente di Cia Puglia (Confederazione italiana agricoltori) e vicepresidente della Cia nazionale - nel commentare l’intesa commerciale tra l’Ue i Paesi del blocco sudamericano.
Presidente, quali sono i rischi dell’accordo?
«Guardi, è un’intesa che “apre” i mercati e premia le grandi industrie esportatrici. Ma danneggerà irreparabilmente il settore agricolo e il consumatore che troverà sugli scaffali dei supermercati prodotti scadenti».
È un problema di concorrenza?
«Soffriamo già la concorrenza dei Paesi del Nord Africa come Tunisia, Marocco, Egitto che hanno produzioni molto simili a quelle del nostro Mezzogiorno. Ora arrivano anche i Paesi sudamericani con cerali, soia, carne. Prodotti di dubbio impatto sulla salute che non rispettano affatto gli standard, sanitari e sociali, cui siamo vincolati noi. Per il nostro Sud sarà un vero colpo di grazia».
Il governo assicura l’attivazione di clausole di reciprocità: gli standard che valgono per i produttori europei, devono valere anche per i loro omologhi sudamericani.
«Davvero? Allora, ditemi, quale reciprocità c’è rispetto al grano inquinato che arriva dal Canada? O in riferimento ai prodotti del Nord Africa? Si è sempre parlato di attenzione e controlli serrati. Ma poi non è mai successo nulla di concreto. Tutta fuffa».
È per questo che la Tunisia sta diventando il secondo produttore mondiale di olio superando proprio l’Italia?
«Naturalmente».
Ma come è stato possibile?
«Con i prezzi cui siamo costretti e la concorrenza che subiamo non può che andare così. Scatta il fenomeno dell’abbandono. Poi non possiamo dimenticare la piaga della Xylella che ha travolto la Puglia: abbiamo perso ben 22 milioni di ulivi. Ha idea di quanti siano? E ora ci si mette pure il fotovoltaico».
Che c’entra il fotovoltaico?
«C’entra eccome. Un albero meraviglioso, simbolo della nostra terra, che assorbe CO2 e rende unico il paesaggio, sacrificato sull’altare del fotovoltaico. I casi di Bitonto e Mariotto sono esemplari: migliaia e migliaia di ulivi estirpati per far spazio ai pannelli solari. Lo dissi al presidente Michele Emiliano...».
Cosa disse?
«Di togliere l’ulivo dal simbolo della Regione Puglia e di mettere un pannello solare o una pala eolica. Sarebbe più corretto».
Tornando all’accordo, l’Europa, in cambio, ha rinunciato a tagliare la Pac e, anzi, ha messo più risorse. Questo è un bene?
«Innanzitutto, al momento, sono solo annunci e poi lo dico chiaramente: la Pac è una droga. L’agricoltura dovrebbe farcela da sola, camminare con le sue gambe ma diventa impossibile con questo tipo di concorrenza che continua ad allargarsi. Ci fanno sopravvivere, ma la verità è che la produzione agricola europea è destinata a diventare marginale».
















