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In Puglia e Basilicata

CRISI energetica

Veterinari pugliesi: «No ai tagli di luce e gas negli ospedali per animali»

guardia medica veterinaria

L’associazione: è un servizio essenziale

19 Settembre 2022

Antonella Fanizzi

BARI - Nessuno spenga la luce o tagli il riscaldamento nelle cliniche e negli ospedali dove vengono curati gli animali. A lanciare l’appello al governo, quello in carica e quello che nascerà dopo le elezioni, è l’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi). Il barese Luca Cicola, delegato per la Puglia e coordinatore Anmvi per il Sud Italia, spiega: «Cani, gatti, conigli, piccoli roditori, rettili, pappagalli e uccelli esotici che vivono nelle nostre case non possono diventare le vittime della crisi energetica. L’elettricità e il riscaldamento sono indispensabili per garantire l’assistenza e il benessere degli animali malati». Il presidente nazionale dell’associazione, Marco Melosi, chiarisce: «Le forniture non possono essere interrotte o razionate anche in considerazione di emergenze ed urgenze che richiedono la certezza degli interventi».

Per fronteggiare il caro-energia, l’Unione europea chiede all’Italia di ridurre i consumi, almeno nelle ore di punta. L’Anmvi ritiene però questa misura inattuabile sia per le strutture veterinarie sia per gli stabilimenti, allevamenti compresi. «L’attività di assistenza sanitaria nei confronti degli animali è comparabile a quella rivolta agli uomini. Non a caso durante il lockdown non abbiamo mai chiuso le strutture perché il nostro servizio è stato valutato come essenziale. Durante la pandemia è cresciuto il numero dei pugliesi che ha adottato un cane o un gatto. È per fortuna aumentata pure l’attenzione per le esigenze dei pelosi. Il cane non è stato soltanto l’espediente per fare una passeggiata senza rischiare la multa, ma un alleato per combattere solitudini e disagi causati dalle restrizioni alla libertà individuale. Gli amici fedeli hanno bisogno di carezze, ma alle volte anche di medicinali. Non possiamo rimanere con i rubinetti a secco oppure senza caloriferi». Pericoloso inoltre il tetto al contatore: pompe da infusione, monitor che controllano le funzioni vitali, ecografi e apparecchiature di diagnostica devono poter funzionare senza sosta. «Si tratta di strumentistica - aggiunge il veterinario - ad elevato assorbimento di energia. Il nostro settore è in sofferenza: i rincari sulle bollette pesano sui bilanci. I costi di gestione stanno schizzando verso l’alto». Non a caso a livello nazionale l’associazione chiede ammortizzatori economici in grado di calmierare le spese sostenute dai liberi professionisti per i consumi energetici essenziali alla tutela del «paziente animale».
Il veterinario, nonostante la stangata, tranquillizza la clientela: «Per il momento le tariffe sono rimaste invariate. Non abbiamo adeguato i prezzi neppure all’inflazione perché ci rendiamo conto degli sforzi che le famiglie devono compiere per non mettere in secondo piano la salute dei compagni a quattro zampe. Il nostro è un ambito fortemente sensibile alla contrazione dei consumi. Se la famiglia è costretta a ridimensionare le spese, gli animali sono i primi a essere messi alla porta. Faccio questa professione da trent’anni: ho memoria della crisi scoppiata nel 2008 con il crollo delle Borse, i cui effetti drammatici si sono trascinati negli anni successivi. Questa volta c’è il rischio che ospedali e cliniche, già pressati dalla concorrenza delle multinazionali che acquisiscono le strutture più grandi, possano chiudere».
In Italia sono quasi 65 milioni gli animali di affezione: 30 milioni i pesci, 19 milioni fra cani e gatti, 13 milioni gli uccelli e a seguire piccoli mammiferi e rettili. Il lavoro per i veterinari, dunque, non manca. Eppure i giovani emigrano all’estero pur di vedere riconosciuta, a livello economico, la propria professionalità. Gran Bretagna, Francia, Belgio, Germania, Paesi scandinavi sono le mete dei laureati con la valigia. In pochi riescono a vincere il concorso per entrare nelle università o nelle Asl, perché i posti a disposizione sono inferiori rispetto alle necessità del territorio. E la Puglia non fa eccezione. «Questo boom di rincari - conclude Cicola - potrebbe compromettere la salute degli animali e la presenza sui territori dei centri di assistenza».

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