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In Puglia e Basilicata

rapporto svimez

Un’Italia a due velocità: Sud frenato dal caro-prezzi

Ripresa in Italia? Ma il Sud è escluso

Divario anche a scuola: alunni del Meridione senza la mensa. Il Pil cresce del 2,8% contro il 3,6% del Nord. Nel Mezzogiorno soltanto gli investimenti sono in crescita 

04 Agosto 2022

Redazione online

Un’Italia a due velocità con il Sud che insegue la crescita del Nord, senza mai raggiungerla. Non è un quadro roseo quello del Mezzogiorno d’Italia che emerge nelle anticipazioni del Rapporto Svimez 2022. A cominciare dall’aumento dei prezzi, il cui picco quest’anno potrebbe spingersi al Sud fino all’8,4%, contro il 7,8% del Centro-Nord, con un rientro più lento, nel Meridione, sui livelli precedenti lo «shock Ucraina».

Una dinamica tale da impattare fortemente sui consumi, determinandone un crollo nel biennio 2023-2024 insieme a un persistente effetto di erosione del potere d’acquisto di redditi e risparmi. A frenare di più saranno i consumi delle famiglie meno abbienti, decisamente più numerose nel Mezzogiorno che nell’Italia centro-settentrionale.

Allargando lo sguardo al Pil, dopo la frenata dovuta alla pandemia, l’Italia ha conosciuto una ripartenza pressoché uniforme tra macro-aree. Ma il mutato contesto dovuto alla guerra espone l’economia italiana a nuove turbolenze, allontanandola da una ripartenza relativamente tranquilla e coesa tra Nord e Sud. In altre parole: si riapre la forbice tra Settentrione e Meridione, con una crescita del Pil al Sud, nel 2022, stimata dalla Svimez al 2,8%, contro il 3,6% del Centro-Nord e il 3,4% del Paese. Stesso trend previsto nel 2023: +1,7% nelle Regioni centro-settentrionali a fronte di un +0,9% in quelle del Sud. Nel 2024 invece si manterrebbe un divario di crescita a sfavore del Mezzogiorno di circa sei decimi di punto: +1,9% al Nord, +1,3% al Sud.

La reale frattura è evidente se si prende in considerazione il mondo dell’istruzione. Nel Mezzogiorno 650mila alunni delle scuole primarie statali, il 79% del totale, non beneficiano di alcun servizio mensa. In Campania se ne contano 200mila (87%), in Sicilia 184mila (88%), in Puglia 100mila (65%), in Calabria 60mila (80%). Nel Centro-Nord gli studenti senza mensa sono 700mila, il 46%. Per questo viene sottolineata la necessità di «utilizzare il Pnrr per colmare il divario di infrastrutture sociali, a partire dall’istruzione».

Non va meglio sul fronte delle palestre: 550mila alunni delle scuole primarie del Mezzogiorno, il 66%, non frequentano scuole dotate di una palestra, contro il 54% del Centro-Nord. Al Sud solo la Puglia presenta una buona dotazione di palestre, mentre registrano un netto ritardo la Campania (170mila allievi senza impianti sportivi, il 73% del totale), la Sicilia (81%), la Calabria (83%).

Lo studio segnala inoltre come quasi un minore che abita al Sud su tre (31,35%), nella fascia tra i 6 e i 17 anni, sia in sovrappeso, rispetto a un minore su cinque nel Centro-Nord. Per effetto delle carenze infrastrutturali solo il 18% degli alunni del Mezzogiorno accede al tempo pieno a scuola, rispetto al 48% del Centro-Nord. Gli allievi della scuola primaria, al Sud, frequentano mediamente quattro ore di scuola in meno a settimana rispetto a quelli del Centro-Nord. Considerando un ciclo scolastico intero (cinque anni), gli alunni di Molise e Sicilia perdono mille ore, che corrisponde a circa il monte ore di un anno di scuola primaria, rileva la Svimez.

Non va meglio sul fronte delle imprese, dove lo shock sui costi di produzione si dovrebbe trascinare fino al 2024 incidendo sulle decisioni di investimento. E anche se al Sud prevarrebbe lo stimolo determinato dagli investimenti pubblici, risultano comunque in svantaggio gli investimenti in macchinari e attrezzature. Più in generale le imprese nel Mezzogiorno restano maggiormente esposte alle conseguenze del conflitto in Ucraina e all’aumento dei costi dell’energia, perché è nel Meridione che sono più diffuse realtà imprenditoriali di piccole dimensioni, caratterizzate da costi di approvvigionamento energetico strutturalmente più elevati sia nell’industria che nei servizi. Inoltre, evidenza l’analisi della Svimez, i costi dei trasporti al Sud sono più alti, oltre il doppio, rispetto a quelli delle altre aree del Paese.

Unica nota positiva, ma da prendere con le molle, quella degli investimenti. Nel 2022 infatti crescono al Sud più che al Nord: +12,2% contro il +10,1%. Ma a trainare sono soprattutto quelli nel settore delle costruzioni, grazie a stimoli pubblici come il superbonus 110% e gli interventi finanziati dal Pnrr. Di contro, nel Meridione, la crescita degli investimenti orientati all’ampliamento della capacità produttiva è inferiore di tre punti a quella del Centro-Nord: +7% contro +10%.

Adriano Giannola, presidente Svimez, commenta: «Il tema della povertà è ormai un tema nazionale, particolarmente pesante nel Mezzogiorno. Per questo l’Europa ci dà 209 miliardi, perché siamo il grande malato del continente, Nord e Sud».

E il ministro per il Sud e la Coesione, Mara Carfagna, annuncia: «Mi batterò per riprendere il cammino interrotto. Questo Rapporto conferma che il rischio di una mancata attuazione del Pnrr è altissimo soprattutto al Sud, dove alle conseguenze della crisi nazionale si aggiungono le difficoltà storiche degli enti locali. Sarebbe davvero una beffa se, dopo aver ottenuto il 40% delle opere previste dal Piano, dopo aver lavorato per 18 mesi alla loro ripartizione, ai bandi, al controllo del rispetto della quota, questo enorme sforzo di ricucitura e ripresa andasse disperso. Fanno impressione i dati sulla  scuola  dove tempo pieno e palestre restano un lusso per pochissimi, mentre nel resto d’Italia sono un preciso diritto. Con il governo Draghi avevamo assicurato al sistema scolastico del Sud oltre due miliardi e mezzo per recuperare questo intollerabile divario». 

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