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Puglia, riordino rete dei laboratori d’analisi: chiesto lo stop per salvare le strutture private

Puglia, riordino rete dei laboratori d’analisi: chiesto lo stop per salvare le strutture private

Il timore: «Le multinazionali farebbero razzia dei piccoli centri diagnostici presenti sui territori»

25 Giugno 2022

Gianpaolo Balsamo

Si prospetta un’estate incandescente per gli oltre 230 laboratori di analisi convenzionati della Puglia che, tra attese e incertezze, tornano a farsi sentire per chiedere alla Regione, così come hanno fatto nei giorni scorsi i consiglieri regionali (Marco Galante, Antonio Tutolo, Vito De Palma, Antonio Gabellone, Lucia Parchitelli, Giacomo Conserva, Francesco Lanotte e Mauro Vizzino) componenti della sottocommissione tecnico-politica sulla riorganizzazione della rete dei laboratori analisi, di sospendere il cronoprogramma con cui si dispone l’adeguamento al modello B1 entro prossimo il 31 luglio.

Già qualche anno fa, è bene ricordare, a seguito della Lg 296/2006, la delibera regionale 736/2017 fornì i criteri per la riorganizzazione della rete delle strutture esistenti, in base ai quali i laboratori di analisi accreditati si sono adeguati facendo anche ingenti investimenti.

Ma lo scorso mese di gennaio arrivò la classica doccia fredda: durante un incontro con i funzionari regionali del Dipartimento salute, infatti, ai rappresentanti sindacali del settore fu comunicata la decisione di eliminare il modello di rete “A” scelto da più del 90% dei laboratori diffusi sul territorio e che consiste nella libera scelta di aggregarsi fra di loro fino a raggiungere almeno 200mila prestazioni annue. Non solo. La Puglia hai poi deciso che proprio il modello “A” (definito stranamente «provvisorio») non va più bene, imponendo il passaggio obbligatorio al modello “B” (costituito da un solo hub e da semplici punti prelievo).

«Il timore - scrivono i consiglieri regionali preoccupati - è che con questi tempi così ristretti le multinazionali facciano razzia dei piccoli laboratori che hanno dimostrato di essere vere e proprie eccellenze indispensabili sui territori. In attesa di ricevere una risposta dal Ministero sui quesiti sull’interpretazione autentica delle norme nazionali per quello che riguarda la soglia minima di prestazioni da raggiungere, e per capire se lo stesso numero si riferisca alla produzione delle singole strutture o all’aggregazione di più laboratori, pensiamo sia necessario derogare alla scadenza del 31 luglio». Il ministero, infatti, ha previsto che vengano mantenute le 200mila prestazioni annuali ma, sostengono i componenti della sottomissione, non obbliga ad abbandonare il modello A per passare obbligatoriamente al modello B.

«Allo stato attuale - concludono - il rischio è che moltissime delle strutture accreditate esistenti da tempo sul territorio dovranno trasformarsi in meri punti di accesso e quindi dismettere strumentazioni e risorse tecnologiche avanzate precedentemente acquistate, per ridurre la propria attività alle poche prestazioni indifferibili ed urgenti. Dobbiamo salvaguardare sia la qualità delle prestazioni che la tutela dei livelli occupazionali».

La richiesta dei consiglieri regionali è stata avvalorata anche dal referente di Confcommercio Sanità Puglia, Giuseppe Chiarelli: «Non possiamo favorire i grandi investitori e disincentivare le realtà territoriali esistenti. Anche noi - ribadisce Chiarelli - abbiamo richiesto chiarimento al ministero circa l’interpretazione del provvedimento nazionale, sappiamo per le vie informali che, in attesa di un chiarimento, sarà determinato uno slittamento al 2023 dell’attuazione della riorganizzazione. Il cronoprogramma, per come lo conosciamo, danneggerebbe sopratutto l’utenza e la qualità dei servizi che i laboratori indipendenti assicurano ai territori con competenze professionali proprie. Noi ribadiamo con forza la volontà di mantenimento del modello di rete A che garantisce libertà di impresa e qualità del servizio al cittadino».

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