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Le riflessioni

Flop referendum, Macina (M5S): «Quesiti non invitavano al voto». Sisto (Fi): «Ora via libera a riforma parlamentare»

referendum costituzionale

Perché gli italiani hanno snobbato le urne

14 Giugno 2022

Michele De Feudis

Onorevole Anna Macina, sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Conte ha votato per i referendum ma lo strumento partecipativo della consultazione popolare abrogativa non gode di buona salute. Come mai?

«I questi proposti agli elettori erano oggettivamente tecnici e questo ha disincentivato la partecipazione. Sono a favore del coinvolgimento attivo degli elettori, ma vanno coinvolti quotidianamente».

Lei ha votato?

«Io avrei dovuto votare, ma non mi sono recata alle urne per un serio problema di famiglia. Non ero a Erchie».

Le percentuali indicano una disabitudine alla democrazia diretta, tema cardine dei 5S.

«Occorrerebbe un percorso di riavvicinamento dei cittadini a tutte le forme di partecipazione. Abbiamo una percentuale di affluenza che si alza nei comuni dove si votava per le amministrative, ma globalmente i numeri non appaiono molto alti».

Trionfa l’astensione.

«Preferisco la definizione di “disamore” rispetto ai momenti in cui i cittadini possono essere protagonisti. Bisogna ripartire dalla cultura delle istituzioni intese in ogni sfaccettatura, come quella referendaria. Ci credo moltissimo».

I cinque quesiti erano complessi. Su quali temi il M5s si impegnerà in ottica riformista in parlamento?

«Eravamo contrari ai quesiti. Tre dei cinque sono già oggetto della riforma dell’ordinamento giudiziario, grazie alla sintesi tra le forze che sostengono il governo Draghi. Penso ai consigli giudiziari o alle firme per il Csm, che non sono previste nella riforma».

La legge Severino?

«Non si tocca. Noi siamo per tenere la corruzione lontana dalla gestione della cosa pubblica».

Sulla misure cautelari…

«La formulazione era fuorviante, e partiva dall’abuso di erogazioni di misure cautelari. Ma consentire a uno stalker di non essere soggetto restrizioni in caso di reiterazione non era la risposta che i cittadini attendevano».

Dopo il caso Palamara va ricucita la ferita tra popolo e mondo della giustizia.

«È un tema delicato, che ha impegnato il parlamento e la politica. Tutti sono concordi che occorre restituire alla magistratura credibilità e autonomia. Il monito di Mattarella è stato chiaro e tutte le forze politiche hanno applaudito il Colle quando invocava una presa di coscienza. Abbiamo a che fare con una degenerazione del correntismo, ma la magistratura è un potere dello stato che va tutelato. E tutti devono consolidare questo rapporto fiduciario con i cittadini».

La riforma Cartabia in dirittura d’arrivo?

«I lavori riprendono già domani (oggi, ndr). Prima dell’estate potrebbe già entrare in vigore».

Francesco Paolo Sisto (Fi), sottosegretario alla Giustizia, il referendum va inteso come occasione perduta o come percorso iniziato male finito peggio?

«La democrazia diretta va rispettata. L’art. 75 della Costituzione è il contrappeso dell’articolo 70, la democrazia parlamentare. Dare al popolo la possibilità decidere in autonomia rispetto alle Camere fu una opzione prevista dai padri costituenti, un antidoto rispetto ad eventuali eccessi del Parlamento».

Perché il flop?

«La mancanza del quorum non significa che chi ha disertato le urne è contrario ai referendum. I problemi più importanti per i cittadini sono in questo momento la guerra con i conseguenti effetti economici, l’aumento spropositato dei costi energetici, il dramma del Covid e del post Covid. Una campagna referendaria mai è stata così sotto tono. Al “referendum di Renzi” anche nelle stazioni c’erano pannelli elettronici per il “Sì”! In queste settimane invece, c’è stato il classico silenzio assordante. La scelta del 12 giugno non ha invogliato l’elettore».

La “Severino” è da riformare?

«Non lo dicono solo i risultati del referendum, ma anche l’Anci e la stessa Paola Severino. I referendum non sono un kaputt, restano uno stimolo al Parlamento affinché provveda a tenerne debitamente conto. Il rispetto della presunzione di innocenza tutelata dall’articolo 27 della Costituzione comporta l’inaccettabilità che un Sindaco perda la fascia perché condannato in primo grado, magari per un abuso d’ufficio».

Sulla custodia cautelare?

«Il rischio di reiterazione è rimasta una esigenza cautelare “a maglie larghe”, meritevole di essere meglio coordinata con la inviolabilità della libertà personale, protetta dall’articolo 13 della Carta. E del resto la giurisprudenza oscillante offre ampio riscontro a tale preoccupazione».

I tre quesiti sulla magistratura, dopo il caso Palamara, sono spia di disagio?

«La magistratura nell’interesse di tutti deve recuperare smalto, e questo sforzo è condiviso anche dall’Anm stessa. Basta con le guerre della giustizia e nella giustizia. È necessario che la migliore magistratura, la migliore avvocatura, la migliore politica e la migliore dottrina facciano “squadra”, magari dialetticamente, ma convintamente. Chi semina vento deve essere garbatamente isolato».

La riforma Cartabia è possibile solo con il governo Draghi?

«Deve entrare in vigore quanto prima, soprattutto dopo i segnali referendari. Il Parlamento ha l’obbligo di darle via libera per rivitalizzare i valori costituzionali, di cui qualcuno nel recente passato troppo spesso si è dimenticato. Non va rimosso, infine, che la vera bussola della riforma è sempre il cittadino. Come diceva Renato Dell’Andro, la civiltà di un Paese si misura dalla civiltà del processo penale; in altri termini, chi non ha commesso alcunché non solo non deve temere di poter essere condannato, ma non deve essere possibile, in concreto che tanto accada».

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