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Mauro D’Amato, parla il nuovo direttore di Medicina e Chirurgia alla Lum

Mauro D’Amato, parla il nuovo direttore di Medicina e Chirurgia alla Lum

La guida affidata a uno dei più brillanti genetisti italiani, noto per gli studi condotti in Svezia, Australia e Spagna

28 Maggio 2022

Daniele Amoruso

BARI - Nessuno ci riesce più. La LUM, in controtendenza, invece attrae cervelli dall’estero e mette il più in vista alla guida della facoltà di Medicina. Mentre nella maggior parte delle università pubbliche la metà dei ricercatori rientrati sta ripartendo (7mila su 14mila talenti), la Libera Università del Mediterraneo ne accoglie uno fra i più ambiti. Il prof. Mauro D’Amato, uno dei più brillanti genetisti italiani, che negli ultimi decenni è salito più volte alla ribalta scientifica per i suoi studi condotti in Svezia, Australia e Spagna, quest’anno ha accettato l’invito del rettore Antonello Garzoni a tenere a Casamassima i corsi di Genetica medica e, dalla scorsa settimana, a dirigere il Dipartimento di Medicina e Chirurgia.

«Sono felice in questo momento. Rientrare dopo oltre vent’anni di lavoro all’estero è emozionante, anche perché il mio occhio all’Italia e a tutto quello che avveniva in patria è stato sempre costante».

Il prof. D’Amato è arrivato alla Lum «Giuseppe Degennaro» portando con sé in valigia due studi attraverso cui ha individuato quali sequenze geniche svolgono un ruolo importante nei disturbi della motilità intestinale e in particolare nel colon irritabile (la malattia nota nel mondo come IBS - Inflammatory Bowel Syndrome). Le ricerche, pubblicate sulle due più importanti riviste della disciplina, Cell Genomics e Nature Genomics, hanno attratto l’interesse mondiale per le conclusioni, che aprono la strada a nuove straordinarie terapie per la cura di patologie che interessano milioni di persone.

«Questi due studi rappresentano il lavoro più importante svolto con il mio team negli ultimi anni in Svezia, Australia e Spagna. Il primo è un trial internazionale, coordinato da me, che ha preso in esame 167.875 soggetti e ci ha permesso di concludere che la motilità intestinale, la velocità e la regolarità con cui l’intestino si svuota, è comandato da geni e dunque si eredita. Il secondo è dedicato alla sindrome del colon irritabile (IBS), che è una condizione che affligge l’11,2% della popolazione mondiale».

Sono gli stessi geni a esprimersi in entrambi i casi?

«Nella IBS abbiamo dimostrato che svolgono un ruolo significativo anche i geni legati all’ansia, allo stress, all’instabilità emotiva. Si stabilisce una forte comunicazione tra il cervello e l’intestino».

All’individuazione dei geni che scatenano l’ansia sta dedicando la sua esclusiva attenzione il Premio Nobel Mario Capecchi, che a Bari ha tenuto una conferenza in occasione dell’ultimo Bifest e della presentazione del film inaugurale Hill of Vision, a lui dedicato. Ansia, instabilità emotiva, colon irritabile e disturbi della motilità intestinale sono dunque tutte condizioni che si ereditano?

«Tutti questi studi lo confermano. Possiamo dire che le ricerche sull’ansia convergono con le nostre dimostrazioni e perciò ci saranno senz’altro sforzi comuni per integrare le informazioni. A livello clinico si conosceva perfettamente la sovrapposizione tra ansia e sintomi intestinali. Il nostro contributo innovativo ha aggiunto la dimostrazione inedita del ruolo specifico dei geni. Per quanto riguarda la motilità intestinale, siamo stati i primi a dimostrare quali sono i geni implicati e questo apre la strada a nuove ricerche sui meccanismi che intervengono successivamente e su come si potrebbe intervenire per correggerli attraverso terapie mirate».

Per questi motivi la scoperta del team internazionale, coordinato dal professor Mauro D’Amato, (all’epoca dello studio presso il CIC bioGUNE di Bilbao, la Monash University di Melbourne e il Karolinska Institutet di Stoccolma) è di fondamentale importanza. Come potrebbe essere utilizzato questo lavoro per trovare nuovi bersagli farmacologici specifici per i problemi intestinali?

«Il grande problema dell’IBS è che non esiste un trattamento che vada bene per tutti. Conoscendo quali sono i principali geni implicati, possiamo studiare i meccanismi biologici e formulare terapie appropriate».

Il passo successivo è l’individuazione di target precisi per progettare farmaci personalizzati. Avremo terapie specifiche per il trattamento della stitichezza, della diarrea e delle sindromi da alterazione della motilità intestinale. Tanti rimedi sintomatici ed empirici andranno in soffitta?

«Speriamo di utilizzare i dati genetici per fare quella che si chiama una stratificazione, cioè la divisione progressiva dei pazienti in gruppi, in base al loro profilo genetico. Si comincia con studi funzionali, per dimostrare qual è la funzione dei geni coinvolti. Così si arriva alla personalizzazione dell’approccio al trattamento».

A Casamassima D’Amato proseguirà i suoi studi sulle variazioni comuni nella sequenza del DNA chiamate «polimorfismi a singolo nucleotide» (SNP), che applicano i big data e l’intelligenza artificiale alla biologia molecolare, ma intanto è stato nominato direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e ha iniziato le sue lezioni. Le prime in italiano, dopo tanto tempo.

«È un’esperienza piacevole incontrare di nuovo gli studenti italiani dopo oltre vent’anni. Sono contentissimo, alla LUM c’è un ambiente molto motivato. C’è un bel clima e alle ragazze e ai ragazzi dico sempre “venite a parlare, dopo le lezioni, perché vi ascoltiamo”».

Ma gli studenti italiani sono preparati quanto quelli svedesi e australiani?

«Gli studenti italiani, anche quando studiano all’estero, si distinguono sempre perché sono dei grandi lavoratori. Qui ho ritrovato questo spirito e c’è una grande partecipazione».

Gli studenti di Medicina della LUM, presieduta da Emanuele Degennaro, sono arrivati al secondo anno, ma alla selezione per la prima iscrizione il 12 aprile di quest’anno si sono presentati in mille. È un successo.

«È un grosso traguardo per la LUM. L’anno scorso i nuovi iscritti sono stati 700, avere tante iscrizioni in più è una conferma che la LUM si afferma come una realtà importante. Mando un grosso “in bocca al lupo” a tutti».

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