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Eolico nel Salento, l’affare si complica

Eolico nel Salento, l’affare si complica

Odra energia vuole realizzare un parco da 1300 megawatt, ma ci sono le prescrizioni del Ministero

22 Maggio 2022

Mimmo Mazza

Occorre un dettagliato studio di impatto ambientale (Sia) per meglio definire tutti gli aspetti, ai fini della decisione finale, del progetto presentato da Odra energia per la realizzazione di un impianto eolico offshore composto da 90 aereogeneratori di potenza nominale ciascuno di 15 megawatt e per una potenza totale di 1350 megawatt ad una distanza minima di 12 chilometri dalla costa meridionale della Regione Puglia tra Otranto e Santa Maria di Leuca. Lo ha deciso - come la Gazzetta è in grado di rivelare - la commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del Ministero per la transizione ecologica a seguito della riunione dello scorso 4 aprile, con provvedimento notificato il 19 maggio al Ministero della cultura, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alla Regione Puglia, alla Provincia di Lecce, ai comuni di Lecce, Santa Cesarea Terme, Galatina, Otranto, Uggiano la Chiesa, Minervino di Lecce, Giuggianello, Palmariggi, Muro Leccese, Maglie, Melpignano, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Castrignano del Capo, Gagliano del Capo, Alessano, Corsano, Corigliano, Tiggiano, Tricase, Andrano, Diso e Castro, all’Ispra e all’Arpa Puglia.

Nel provvedimento di 33 pagine, la commissione ministeriale fa il punto sull’impianto, denominato Odra Energia, proposto dalle società Falck Renewables e BlueFloat Energy che, contando su un investimento di poco meno di 4 miliardi di euro, si sviluppa per circa 162 chilometri quadrati ed è ubicato ad una distanza di 19 chilometri dal porto di Otranto e 12 chilometri da Castro Marina. Il parco eolico prevede la connessione alla rete elettrica a terra con cavi sottomarini che approderanno nel comune di Santa Cesarea Terme. Il progetto prevede, poi, una seconda stazione elettrica nel comune di Galatina che consentirà la connessione alla rete elettrica nazionale. «La relazione di scoping (ovvero valutazione preliminare) ambientale presentata per la definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale – si legge nel documento - descrive le differenti parti del progetto, sia per gli elementi offshore che per quelli onshore; il contesto generale nel quale si inserisce il progetto, sia dal punto di vista di pianificazione del territorio che per l’interazione con l’ambiente, il paesaggio e le attività antropiche; identifica gli elementi di sensibilità e descrive i probabili effetti rilevanti sull’ambiente sia in fase di esercizio che di cantiere».

In sintesi, i proponenti hanno messo a verbale che l’impianto in progetto permetterebbe di centrare gli obiettivi fissati dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) e dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) nell’ambito della riduzione delle emissioni e della fornitura di energia elettrica da fonti rinnovabili; che la tecnologia utilizzata sarà quella delle turbine galleggianti, con una scelta dettata dalla profondità dell’acqua nel sito di sfruttamento; che gli aerogeneratori scelti sono del tipo tripala ad asse orizzontale caratterizzati da potenza nominale di 15 megawatt e che il sistema rotante proposto ha un diametro di 236 metri ed è ospitato su un palo o torre di altezza pari a 150 metri sul livello del mare; che l’analisi delle strutture galleggianti, delle linee di ormeggio e dell’ancoraggio saranno dettagliati nello Sia in funzione delle caratteristiche locali del fondale; che gli effetti sull’area protetta “Costa Otranto - Santa Maria di Leuca” saranno analizzati con apposite indagini subacquee che saranno specificate nella valutazione di incidenza ambientale (Vinca) che sarà presentata a corredo dello studio di impatto ambientale mentre per quel che riguarda l’impatto visivo, fonte di roventi polemiche, è stato sviluppato l’elaborato “Relazione tecnica valutazione impatto visivo” in cui fornisce una prima valutazione dell’impatto visivo dovuto all’installazione del parco eolico, percepibile fino ad una distanza massima teorica di 50 chilometri e che è stato predisposto un portale web, liberamente accessibile, all’indirizzo www.odraenergia.it, in cui è possibile visionare i primi fotoinserimenti.

Sono diverse le osservazioni giunte al ministero sul progetto. Nella riunione dell’8 aprile sono state esaminate quelle dell’ente Parco naturale regionale Costa Otranto, Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase e del Comune di Diso. Entrambi gli enti concordano nel non volere «l’opera di enormi dimensioni, che, per il suo devastante impatto, abbia la capacita di svilire le stesse attitudini naturali del territorio»; che si debba attendere il Piano di Gestione dello Spazio Marittimo in cui è ricompresa l'aria interessata ad oggi non ancora approvato che promuova forme di fruizione turistica sostenibile, salvaguardi e valorizzi il patrimonio archeologico sommerso, salvaguardi le attività marine a carattere tradizionale e di valore storico identitario e assicuri una razionale pianificazione degli impianti offshore; che «la realizzazione di siffatta infrastruttura comprometterebbe in toto un tratto costiero riconosciuto di interesse comunitario»; che «la realizzazione di un parco eolico offshore di tali dimensioni impatterebbe negativamente ed in maniera devastante anche su un’area archeologica di notevole importanza, ricadente nel comune di Castro (Località Capanne) e sarebbe collocato a ridosso di due grotte, Romanelli e Zinzulusa, siti di importanza mondiale». A tali rilievi, si legge nel provvedimento, «il proponente non ha controdedotto ad alcuna delle osservazioni mosse».

La commissione ministeriale ha così disposto la redazione e l’organizzazione dello studio di impatto ambientale, Sia, nel quale tra l’altro sarà necessario descrivere «le caratteristiche del porto che ospiterà l’allestimento delle strutture offshore e del porto/i usato/i come base per le operazioni di manutenzione»; che «le zavorre/ancoraggi dovranno essere installati su fondali caratterizzati da fondo mobile, in cui non siano presenti habitat e/o specie di interesse comunitario»; dovrà «essere descritta la resistenza al moto opposta dalle parti in rimorchio e determinato il valore di immissione di inquinanti dovuto a tale trasporto»; andranno descritte «le frequenze, le caratteristiche e gli impatti degli interventi di manutenzione ordinaria prevista e elencati gli eventi che potrebbero richiedere una manutenzione straordinaria comprensivi di tempi di risposta tra il verificarsi dell’evento e l’intervento»; dovrà «essere verificata la compatibilità con il piano di gestione dello spazio marittimo italiano-area marittima Adriatico attualmente in approvazione per la Valutazione Ambientale Strategica»; dovrà verificare la «compatibilità tra quanto descritto nello SIA con il documento di orientamento sugli impianti eolici e sulla normativa dell’UE in materia ambientale».

Per quel che riguarda gli aspetti ambientali, le prescrizioni contenute nel provvedimento prevedono l’approfondimeno «degli aspetti legati alla deviazione di parte del traffico marittimo nel corridoio a nord-ovest del parco, identificando i possibili impatti che questo possa avere sull’attività diportistica, sulla dispersione di inquinanti in una zona più prossima alla zona protetta, sulle attività di acquacoltura e sull’attività di pesca»; l’analisi di «tutte le componenti ambientali per lo stato ante operam con studi numerici e rilevazioni in tutta l’area del sito di installazione»; si dovrà effettuare «un’indagine acustica in ambiente marino ante operam nel sito di installazione, i rilievi dovranno essere effettuati con idrofoni immersi per almeno 24h e in diverse stagioni per determinare la variabilità stagionale del rumore. Parimenti a quanto viene fatto per l’eolico onshore, dovranno effettuarsi dei rilievi fonometrici preventivi per recettori lungo la costa nei punti più vicini all’impianto offshore»; si dovrà determinare «l’impatto acustico del parco eolico sia sulla terra ferma che in ambiente marino in fase di installazione, di esercizio e di dismissione»; si dovranno prendere in considerazione «eventi estremi di vento e onde». Riguardo agli aspetti socio-economici, il proponente dovrà «approfondire gli aspetti legati ai possibili impatti del cambiamento del paesaggio sull’attività turistica a cui sono vocate le località costiere impattate».

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