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In Puglia e Basilicata

Con la Nato

«Giochi di guerra» fra Jonio e Tirreno con navi e marines dalla Puglia

La portaerei «Cavour»da sabato in porto a Bari

«Mare Aperto 2022» è la più grande esercitazione dell’anno: alle manovre partecipano 65 navi di 7 nazioni dell’Alleanza. Altolà dei pacifisti

18 Maggio 2022

ARMANDO FIZZAROTTI

Lo sbarco dei marines stile «D-Day» (Normandia, 1944) al poligono di Teulada, in Sardegna, ha costituito ieri l'evento «clou» della più grande esercitazione militare della Marina militare italiana in quest'anno. E c'è anche tanta Puglia in queste manovre della «Mare Aperto 2022», cominciata il 3 maggio per concludersi il 27, alla quale prendono parte più di 4mila tra donne e uomini di 7 nazioni della Nato e oltre 65 tra navi, sommergibili, velivoli ed elicotteri, impegnati tra l'Adriatico, lo Ionio, il Tirreno e il Canale di Sicilia.

Fra le unità impegnate, infatti, le portaerei «Cavour» e «Garibaldi» salpate dalla base navale di Taranto, e la Brigata San Marco, con i suoi fucilieri di Marina (i nostri marines, appunto, di base a Brindisi). E non solo. Tra i principali obiettivi di «Mare Aperto» c'è anche il proseguimento della campagna di sviluppo delle capacità del nuovo cacciabombardiere di quinta generazione F-35 B, velivolo «stealth» («invisibile» ai radar o a bassa tracciabilità) imbarcato sul «Cavour». Campagna di preparazione al raggiungimento della «capacità operativa iniziale» nel 2024 e del processo di integrazione con le altre Forze Armate e con le Marine estere. Il F-35B è la versione con capacità di decollo e atterraggio corto e / o verticale del jet da combattimento punta di diamante delle nostre forze aeree.

Ma non basta. Per tutta la durata delle manovre militari zone di limitazione al traffico aereo civile sono state attivate anche in prossimità della Puglia, sia sul mare Jonio sia sul Mare Adriatico, come si può notare dalla mappa dei «Notam» (gli avvisi agli equipaggi di volo) che pubblichiamo a corredo di questo articolo.
Le manovre, hanno commentato fonti del ministero della Difesa, erano programmate da tempo e non sono legate alla guerra dell'Ucraina.

A bordo della «Cavour» il sottosegretario alla Difesa Stefania Pucciarelli, che ha commentato: «L’obiettivo della "Mare Aperto" è testare i livelli di prontezza e capacità d’azione, nonché addestrarsi intensamente al loro miglioramento in uno scenario a "massimo realismo", nell’ambito dell’intero spettro di intervento afferente al dominio delle operazioni marittime: navali, subacquee, aeree, anfibie, di forze speciali, di contromisure mine, idro-oceanografiche e del più ampio supporto tecnico-specialistico, formativo-addestrativo, medico-sanitario e logistico-amministrativo. La fase storica che stiamo vivendo evidenzia ha ricordato brutalmente quanto siano importanti alcuni privilegi di cui godiamo, da italiani e da appartenenti al blocco valoriale occidentale. Libertà, eguaglianza, democrazia, Stato di diritto – per quanto talvolta non-perfetti – sono straordinarie conquiste, pagate anche a caro prezzo, che non dobbiamo più dare per scontate. Come sulla nave ci sono ripartizioni di compiti e sistemi di ridondanza affinché tutte le funzionalità possano essere assicurate con continuità, così dobbiamo capire che la pace va costruita, rafforzata e promossa giorno per giorno».

Alle manovre ha assistito anche una delegazione delle Commissioni Difesa della Camera e del Senato. La delegazione, composta per la Camera dal presidente Gianluca Rizzo, dal vicepresidente Roger De Menech, dai deputati Giovanni Luca Aresta, Salvatore Deidda e Roberto Paolo Ferrari, e per il Senato dai senatori Marzia Casolati, Daniela Donno, Maurizio Gasparri, Isabella Rauti e Vito Vattuone, è stata accompagnata dal Capo di Stato maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra, Enrico Credendino.

Le manovre hanno sollevato le proteste dei movimenti pacifisti, che hanno sottolineato come questa <manifestazione di forza della Nato» possa essere controproducente nello scenario internazionale di oggi. Gli attivisti hanno anche denunciato «l'ennesima occupazione militare di una regione sovrana (la Sardegna – n.d.r.)», pronta, accusano, a farsi «colonia sempre disponibile per scenari di guerra simulata».

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