Mercoledì 18 Maggio 2022 | 14:11

In Puglia e Basilicata

L'intervista

Sud protagonista? Giannola: «Meglio tardi che mai, ora i fatti»

Basta con il vento del Nord

Il presidente della Svimez: Zes e infrastrutture le priorità per dar seguito alle promesse

14 Maggio 2022

Leonardo Petrocelli

«Hanno scoperto l’acqua calda. È già qualcosa. Ora, trattandosi di bevitori raffinati, speriamo che l’acqua si trasformi in un tè pregiato». Si toglie qualche sassolino dalla scarpa Adriano Giannola, economista e presidente della Svimez, da anni impegnato a contrastare i venti del Nord a favore della centralità del Mediterraneo. Fino ad oggi, una predica inascoltata, almeno dalla politica. Ma proprio il mare nostrum è stato al centro delle proposte emerse dal Forum «Verso Sud» di Sorrento.

Professore, finalmente si parla di una «Unione del Mediterraneo» con il Sud Italia al centro. Soddisfatto?
«Direi di sì anche se, sappiamo bene, tutto nasce dalla crisi ucraina e dalla necessità di guardare a Sud per rintracciare nuovi canali di approvvigionamento energetico. Senza questa crisi non sarebbe accaduto nulla».

Di fatto, però, una svolta sembra esserci.
«Meglio tardi che mai, certo. Ora il problema è capire se a questi slogan seguiranno anche dei fatti concreti o se le dichiarazioni d’intento resteranno tali».

Da dove si dovrebbe ripartire?
«Dal Pnrr, senza dubbio».

Va riformulato?
«Bisogna ridefinire le priorità. Non mi sembra che quanto si è discusso al Forum rientri nel Piano, almeno non in quei termini».

E allora proviamo a ridefinirle ora, le priorità. In chiave mediterranea cosa bisogna fare innanzitutto?
«Completare l’operatività delle Zone economiche speciali (Zes), trasformarle in zone franche doganali e connetterle con opere infrastrutturali adeguate. La Bari-Napoli è fondamentale per il Corridoio europeo 8, il Ponte sullo Stretto per l’11, da Helsinki a Malta. Poi bisogna attrezzare porti e retroporti affinché davvero, in poco tempo, sia possibile abbattere il traffico su gomma in favore di quello via mare».

Zes, infrastrutture, porti. Tutto questo, però, è già nel Pnrr.
«Guardi, ogni volta che qualcuno obietta qualcosa si alza un ministro che sventola il Piano. Dove, obiettivamente, c’è davvero di tutto. Il che, non sembri una provocazione, significa che non c’è nulla».

E dunque?
«E dunque bisogna dare un’anima e una visione all’intero progetto. Operazione che non c’entra nulla con le soglie, tutte teoriche e poco interessanti, del 40% al Sud. Bisogna dire: in tre anni faremo questo e quest’altro».

A proposito di Pnrr resta il nodo dei bandi contro cui lei tuona da tempo.
«L’ho detto dal primo momento: è illegale fare bandi su argomenti che toccano i diritti di cittadinanza come sanità o istruzione. Se c’è un problema e il Comune non ce la fa deve intervenire lo Stato come faceva un tempo la Cassa integrazione. Non si mettono a gara i diritti col rischio di farli saltare».

Al Nord un grande aiuto lo forniscono le Fondazioni.
«E al Sud dovrebbero fornirlo le università e i politecnici».

Al Forum si è detto anche questo.
«Altra scoperta dell’acqua calda che comunque saluto con favore pur ricordando che la terza missione delle università, quella che segue didattica e ricerca, esiste da vent’anni. È ora di metterla davvero in campo con uno Stato che non sia arbitro ma vero e proprio regista dell’operazione».

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