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In Puglia e Basilicata

L'editoriale

Il tumulto di Padre Pio alla Mostra del cinema di Venezia

Padre Pio a Venezia

Il Padre Pio di Ferrara è in concorso nelle Giornate degli Autori della 79.ma Mostra di Venezia, con il divo hollywoodiano Shia LaBeouf protagonista più che efficace

02 Settembre 2022

Oscar Iarussi

Che la figura di Padre Pio fosse tutt’uno con il tumulto del primo Novecento lo aveva già verificato lo storico Sergio Luzzatto in un importante saggio apparso per Einaudi nel 2007. Ora tocca al settantenne italoamericano Abel Ferrara, regista ormai da tempo stabilitosi a Roma, scandagliare la figura di San Pio, al secolo Francesco Forgione, nato a Pietrelcina nel 1887 e scomparso a San Giovanni Rotondo nel 1968. Il cappuccino con le stimmate ha a lungo diviso l’opinione pubblica e la stessa Chiesa cattolica (padre Agostino Gemelli e Giovanni XXIII ne diffidarono), prima che nel 1992 si avviasse la beatificazione e un decennio dopo la canonizzazione durante il papato di Giovanni Paolo II che invece ne riconobbe il primato spirituale.

Il Padre Pio di Ferrara è in concorso nelle Giornate degli Autori della 79.ma Mostra di Venezia, con il divo hollywoodiano Shia LaBeouf protagonista più che efficace, la sceneggiatura del regista e dello scrittore Maurizio Braucci, i costumi della tarantina Antonella Cannarozzi già candidata all’Oscar, il sostegno produttivo della Apulia Film Commission e l’apporto sul set della «Oz Film» del barese Francesco Lopez. 

Girato in gran parte nell’abbazia di Santa Maria di Pulsano a Monte Sant’Angelo e poi a San Marco La Catola, il film colpisce e sgomenta sin dalle prime immagini: il frate a dorso di mulo nella salita verso un Gargano pietrosissimo e di un biancore quasi lunare, davvero la montagna sacra che incornicerà i miracoli e le polemiche a San Giovanni Rotondo. Siamo nel 1918, all’indomani della fine della Prima guerra mondiale, e subito Ferrara mostra il ritorno a casa dei reduci e il dolore delle vedove dei militi morti sul Carso, la fame e le rivolte dei braccianti, le bandiere rosse istoriate dei simboli del socialismo e il sodalizio tra i proprietari terrieri e gli ufficiali dell’Esercito. È il famoso «biennio rosso» i cui disordini e i timori «sovietici» suscitati nella borghesia e nei latifondisti contribuiranno ad aumentare i consensi intorno al fascismo nascente.

A San Giovanni Rotondo nelle elezioni del 1920 la vittoria dei socialisti viene negata e la protesta popolare è repressa nel sangue della strage del 14 ottobre, quando in piazza Municipio restano sul terreno quattordici vittime e una cinquantina di feriti. Padre Pio non c’entrava alcunché, sebbene nel secondo dopoguerra avrebbe subito l’accusa di essere stato tra gli ispiratori dell’eccidio.

Apparentemente l’episodio storico ricostruito dal film non è «in tema» rispetto alle pulsioni febbrili del francescano e al suo dialogo intimo e allucinato con Dio e contro il diavolo. Laddove Lucifero ha le fattezze di un mastino o di una giovane donna completamente nuda, nello stile del Ferrara di Il cattivo tenente, Fratelli, Mary, fino a Siberia, opere visionarie sul confine sempre labile che divide il peccato dalla redenzione. Qui Padre Pio potrebbe sembrare uno stralcio o un’eco di Novecento di Bertolucci e, a suo modo, è un pastiche talora non chiarissimo. Tuttavia, nel film si coglie la dialettica tra il sacro e il profano, tra il misticismo e la storia, tra il sangue e l’eros incarnato da una pasionaria contadina che non vuole credere alla morte del marito in guerra e rifiuta la corte di un prepotente (la interpreta la moldava Cristina Chiriac, nella vita moglie del regista).

Abel Ferrara individua nella Puglia arcaica e ribelle, materica e misterica di un oltre secolo fa, lo scenario tragico, esso sì «profetico», di un dilemma della Modernità: da una parte la ricerca spasmodica dell’Assoluto, dall’altra lo «scandalo» della Storia - per dirla con Elsa Morante - con le sue miserie, la violenza e la corruzione, ma anche i moti contro l’ingiustizia e il desiderio di riscatto popolare. Padre Pio è un film ricco di simboli oscuri sulla morte e fa testo l’irruenza del frate, del resto proverbiale, a tu per tu con il personaggio che non crede all’inferno e ha pulsioni incestuose (è Asia Argento): «Te ne accorgerai quando ci andrai all’inferno, se esiste! Pronuncia il nome del Signore! Pronuncia il nome del Signore!».

Recitato tutto in inglese, come il magnifico Pasolini di Ferrara (a Venezia nel 2014), Padre Pio produce l’effetto di un distacco estraniante fra il contesto meridionale e la lingua anglosassone: il suggello a un’opera che turba e interroga. Perciò la preferiamo di gran lunga ai titoli consolatori sulla Puglia folcloristica che vanno per la maggiore: ecco, farne a meno sarebbe il vero miracolo.

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