Ancora una volta è la magistratura a intervenire sul dossier ex Ilva, dettando tempi e interventi per rendere la fabbrica di Taranto in grado di non minare la salute di chi ci lavora e di chi abita nelle vicinanze. Stavolta a modificare piani e programmi - arrivando persino a disporre la disapplicazione della recente Autorizzazione integrata ambientale - non sono i giudici di Taranto, spesso tacciati di contiguità con gli ambientalisti, ma i magistrati di Milano, a loro volta innescati dai componenti della Corte di Giustizia Europea. Nessun complotto maturato in riva allo Jonio, evidentemente, ma provvedimenti - non definitivi - emessi molto lontano dalle ciminiere dei due mari. Il decreto del tribunale di Milano giunge nel giorno in cui a Taranto si discute di idrogeno un pilastro fondamentale per la transizione energetica, industriale e ambientale di Taranto. Al netto delle posizioni di parte, è fatta la tara a propaganda e ipocrisia, è arrivato il momento di lavorare tutti e senza indugi per convertire il polo siderurgico ex Ilva in un esempio virtuoso di produzione di acciaio verde anche e soprattutto per ridurre drasticamente l'impatto ambientale della zona. Il territorio tarantino è al centro di importanti progetti per la creazione di una Hydrogen Valley pugliese, finanziata con oltre 370 milioni di euro, finalizzata alla produzione di idrogeno verde su larga scala.
La strategia prevede il passaggio dall'attuale ciclo integrale a carbone di produzione dell’acciaio - fortemente censurato dal tribunale di Milano - a un sistema basato su forni elettrici e la riduzione diretta del minerale di ferro, utilizzando idrogeno verde o gas naturale nella fase della transizione. L'utilizzo dell'idrogeno verde nel processo produttivo dell'acciaio potrebbe abbattere le emissioni di Co2 dal 75% al 90%. La transizione richiede un piano di riqualificazione per i lavoratori dell’ex Ilva (perché non ci sarà lavoro per tutti, inutile girarci attorno) mirando a una «transizione giusta» che coniughi la salute del territorio con la continuità produttiva e la sostenibilità ambientale ed economica. Riconvertire l’ex Ilva di Taranto in un polo di produzione di acciaio verde non solo è tecnicamente possibile, ma rappresenta l’unica via per garantire davvero tutela di salute e ambiente insieme al rilancio dell’economia locale. Il percorso indicato per l’ex Ilva non è campato in aria, ma trova riscontri concreti in vari Paesi europei. Tra le esperienze più significative si possono citare quelle svedesi di Hybrit e H2 Green Steel che puntano a produrre acciaio senza utilizzare combustibili fossili, con l’idrogeno come agente riducente. In Germania, Thyssenkrupp ha avviato il progetto di costruzione di impianti DRI alimentati a idrogeno per la sua acciaieria di Duisburg.
Iniziative che dimostrano la maturità tecnologica della nuova filiera e la volontà di parte del settore siderurgico europeo di investire in soluzioni a zero emissioni, cogliendo le nuove opportunità di mercato per i prodotti green. Taranto ha il potenziale per unirsi a questa avanguardia. Il termine indicato dal tribunale di Milano rappresenta un’occasione storica per rifondare l’intera economia locale e non per ingaggiare l’ennesimo conflitto tra poteri dello Stato del quale proprio non si avverte il bisogno.















