Lunedì 08 Agosto 2022 | 12:51

In Puglia e Basilicata

L'editoriale

Che Puglia vogliamo? Oltre le cronache del caso Paul Haggis

Fermato a Ostuni per violenza sessuale, regista Paul Haggis respingerà ogni accusa

L’episodio sta suscitando una bufera mediatica anche alla luce dei finanziamenti riservati dalla Regione Puglia all’«Allora Fest» di Ostuni. Il punto sta giusto nelle strategie in favore della «attrattività territoriale»

26 Giugno 2022

Oscar Iarussi

Ci sono storie che in filigrana vanno di là dalla cronaca. È il caso della vicenda del regista e sceneggiatore canadese Paul Haggis, 69 anni, vincitore nel 2006 di due premi Oscar per il film Crash - Contatto fisico, accusato di violenza sessuale ai danni di una ventottenne di nazionalità inglese, che era sua ospite per qualche giorno in quel di Ostuni. Il cineasta è al momento ai domiciliari in attesa del confronto con la presunta vittima nell’incidente probatorio, fissato mercoledì 29 giugno al tribunale di Brindisi. Haggis è giunto in Puglia per prendere parte all’«Allora Fest», che si conclude oggi, con il ruolo non solo di ospite, giacché avrebbe dovuto moderare alcune lezioni aperte (in italiano corrente masterclass) di altri divi internazionali convenuti a Ostuni.

L’episodio sta suscitando una bufera mediatica anche alla luce dei finanziamenti riservati dalla Regione Puglia all’«Allora Fest», circa 350mila euro. Risorse pubbliche - sostengono molti operatori del settore - stornate da altri capitoli di spesa e sottratte alla programmazione culturale che pure, fin dall’era Vendola, vede la Puglia tra le eccellenze italiane. Il direttore del dipartimento regionale Cultura, Aldo Patruno, ha ribattuto che il finanziamento è stato accordato avendo «valutato il prestigio e la rilevanza dell’iniziativa e l’opportunità di rilanciare il territorio della Provincia di Brindisi e, in particolare, di Ostuni (commissariata per rischio di infiltrazioni mafiose a fine 2021)».

Sul tema scriviamo oggi in altra pagina, ma il punto sta giusto nelle strategie in favore della «attrattività territoriale», per dirla con il gergo venuto in auge una ventina di anni fa nei vademecum per l’utilizzo dei fondi europei. Sicché, spesso è contemplato un ruolo ancillare della cultura e dello spettacolo rispetto al turismo, mentre si favoleggia/pavoneggia il rilievo del divo di turno nell’attirare l’attenzione verso una località. Ora, non v’è dubbio che la fortuna della Puglia nel mondo si debba anche alle frequenti visite di Madonna dalle nostre parti, ai film di Rubini e Ozpetek e di tanti altri fino all’ultimo James Bond girato tra Matera e Gravina o a Senza sangue con Angelina Jolie, dal romanzo omonimo di Baricco, le cui riprese sono in corso nei Sassi e a Martina Franca. «Un merito della Apulia Film Commission da una quindicina di anni in qua», ha dichiarato di recente su queste colonne Bernabò Bocca, presidente nazionale di Federalberghi.

Tuttavia, a risultato ormai acquisito, il rischio del provincialismo è evidente da un po’. Noi della stampa non ne siamo certo al riparo. Sbandieriamo ogni giorno il fascino della Puglia (in italiano appeal) e siamo pronti a pedinare step by step (passo dopo passo) il vacanziero famoso che trova «assai pittoresca» l’orecchietta rugosa, «imperdibile» il caffè con il latte di mandorla alla leccese, «sublime» lo sciroppo di carruba. Per non parlare del very good pan-ze-ro-tto. Una Puglia... Polp Fiction, copyright Alessandro Laterza, l’editore che a suo tempo ammonì sul pericolo che correva Matera capitale culturale 2019: troppi B&B, poche librerie. La «disneyficazione» di cui parlano i sociologi ormai da trent’anni è in agguato. Davvero vogliamo trasformare quel che resta di un mondo arcaico e autentico in un resort di lusso? Una comunità, cioè la nostra vita quotidiana, in un marchio commerciale? La Puglia come merchandising a botte di post degli influencer globali? L’effetto collaterale è che trascorrere una domenica al mare con la famiglia non costa meno di cento euro, portando i panini o la tiella da casa, ben inteso. Non va bene. «No buono», sillabava Andy Luotto in uno dei tormentoni de L’altra domenica di Renzo Arbore, un secolo fa.

Il «blu dipinto di blu», il cibo impareggiabile (in italiano food), il mare fantastico e il senso delle celebrità per le lussuose masserie pugliesi sono dati di fatto. A far notizia, secondo i manuali di giornalismo, non è il cane che morde l’uomo, bensì l’uomo che morde il cane. A far notizia, ove mai da «sbattere» in prima pagina, dovrebbe essere la star di Hollywood che a domanda risponde: «La Puglia? Che orrore, non ci tornerò mai più in vita mia». E a far notizia, ovvero a non farla (la vera sapienza nell’orizzonte fanfarone d’oggidì), potrebbero essere l’innovazione, il coraggio, la sfida, la bellezza delle culture che poi non mancano di attirare i turisti. Gli esempi non mancano: la basilica di Siponto in fil di ferro opera di Edoardo Tresoldi, adesso al lavoro nell’area di San Pietro a Bari vecchia; i nostri magnifici musei dalla Pinacoteca e l’Archeologico baresi al MarTa tarantino (magari passando per il «Pascali» di Polignano a Mare); i festival che hanno segnato la storia internazionale e citiamo solo il «Valle d’Itria» e «Time Zones», ma ve ne sarebbero non pochi altri. Per non parlare dei teatri (a cominciare dal prestigio in crescita del Petruzzelli) e del soccorso di cui - a causa del lungo fermo da Covid - ha bisogno la filiera del Cinema che non è solo immagine, ma lavoro dietro le quinte.

Allora, che Puglia vogliamo?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

EDITORIALI

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725