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«Civis romanus sum»

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«Civis romanus sum»

 
Milena Pistillo

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Milena Pistillo

L’ulivo, l’alloro, gli antichi dèi: al Museo di Taranto rivivono i profumi della Magna Grecia

Il triangolo Sparta-Atene-Roma

Domenica 01 Giugno 2025, 19:10

Cosa significava essere cittadino nel mondo greco-romano? Qui ci soccorrono due grandissimi esperti, Eva Cantarella, storica dell’antichità e del diritto antico, e Luciano Canfora, filologo classico, grecista, professore emerito presso l’Ateneo di Bari. In Sparta e Atene. Autoritarismo e democrazia Eva Cantarella delinea un contesto fondamentale per comprendere come la cittadinanza fosse vissuta e definita in Grecia. Il confronto tra il modo di vivere la cittadinanza in Grecia e a Roma è centrale: nell’Atene di Pericle bisognava essere figli di padre e madre ateniese per poter acquisire il privilegio di cittadino. A Roma invece era sufficiente che uno dei due genitori fosse cittadino per accedere alla cittadinanza, valeva quindi il principio dello ius sanguinis ma “allargato”(anche i figli naturali di una cittadina, nati fuori dal matrimonio, ne avevano diritto). «Ma è sufficiente ricordare quanto è durata Atene e quanto invece Roma» chiosa la Cantarella. La forza di Roma e la sua lungimiranza infatti consistevano nella consapevolezza che la sua comunità fosse nata dall’unione di diversi mondi e culture, mentre il concetto di cittadinanza in Grecia restò elitario, un privilegio per pochi: tutti gli stranieri, anche i meteci che contribuivano alla prosperità di Atene, erano privi di diritti politici.

Nel corso dei secoli Roma estese sempre di più la cittadinanza, fino al punto massimo: la Constitutio Antoniniana di Caracalla concesse nel 212 d.C. il diritto a tutti gli abitanti liberi dell’Impero, favorendo una integrazione complessiva delle province nell’apparato statale di Roma. Nel suo libro L’uomo greco - Il cittadino Luciano Canfora sostiene che la cittadinanza in Grecia era una identità che si costruiva attraverso la partecipazione all’assemblea decisionale e all’arte della guerra, specie nel punto di massimo incremento della potenza marittima di Atene con il coinvolgimento dei teti. Analizzando le fonti antiche - Aristotele e Tucidide - Canfora sottolinea anche i limiti della cittadinanza ateniese come l’esclusione delle donne, degli schiavi e degli stranieri. I romani al contrario riconoscevano che la loro comunità nasceva come unione di genti diverse, da un incrocio di mondi e culture come attesta anche il mito di fondazione di Roma da parte di un troiano, Enea, uno “straniero”.

In epoca medievale il concetto di “cittadino” si carica di ulteriore valenza politica nell’ottica dello spirito corporativistico della società medievale: appartenere a una cittadinanza è tutto, conferisce senso alla propria esistenza, tant’è che per Dante Alighieri l’esilio da Firenze rappresento’ una autentica morte civile. L’ossessione dell’esilio di cui tanto parla nella Commedia ne è evidente testimonianza: a più riprese nell’opera sono disseminate profezie del suo esilio che finalmente culmineranno nella profezia delle profezie, quella del suo antenato Cacciaguida in Paradiso. Per un uomo del Medioevo essere scacciato dalla propria città significava restare in balia delle onde, del destino incerto e della morte fuori dal consorzio civile di appartenenza.

Facciamo un salto temporale per ammirare un capolavoro di matrice francese: la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, adottata durante la Rivoluzione francese, che rappresenta una grande novità nella storia dei diritti umani e della politica. La novità fu l’affermazione universale e inalienabile dei diritti umani, tra cui quello alla cittadinanza, applicati a tutti gli individui senza distinzione di nascita, status sociale o religione. L’uguaglianza dinanzi alla legge - tutti i cittadini sono uguali - rappresentò il cuore di questa Dichiarazione che apre le porte alla storia moderna e al progresso civile. La Dichiarazione ha avuto un impatto profondo sulla storia mondiale, ispirando movimenti per i diritti umani che ancora oggi vengono promossi in modo sempre più “estensivo”. Il dibattito contemporaneo sullo ius sanguinis e lo ius soli - i diversi modi per conseguire la cittadinanza - dischiude le porte ad un’altra frontiera, l’estensione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri che possono farne richiesta al compimento del diciottesimo anno a patto di aver risieduto in Italia continuativamente e ininterrottamente dalla nascita.

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