«Una forma di felicità interrotta dall’esistenza»: così Pino Caruso descrive il Teatro, come un’entità capace di trasmettere gioia, stimolando allo stesso tempo riflessione su temi importanti e sulle difficoltà della vita. Nonostante nel passato il Teatro fosse considerato luogo di estrema rilevanza sociale e soprattutto culturale, la maggior parte dei ragazzi, nella nostra città come in tutta Italia, storce il naso alla proposta di una serata a Teatro. Ed appunto Bari, ricca di teatri con una programmazione pressoché variegata e con sconti sul costo dei biglietti per gli under 30, non appare estranea a questo fenomeno. È interessante osservare, per esempio, come il marciapiede del “Petruzzelli”, uno dei luoghi più iconici della città, sia un punto di ritrovo per molti ragazzini ai quali però l’interno del teatro è pressoché sconosciuto. Mi chiedo allora: i ragazzi di oggi non hanno più bisogno del Teatro? In realtà credo che molti non abbiano mai avuto l’opportunità di farne autentica esperienza. Perché quei due spettacoli all’anno proposti dall’insegnante non sono abbastanza, e perché non tutte le Scuole sono organizzate per riuscire a cogliere le offerte migliori; è innegabile, per esempio, che le ragazze ed i ragazzi che frequentano i Licei cittadini abbiano maggiori opportunità rispetto agli studenti degli Istituti tecnici o dei professionali, magari della provincia. Insomma, il Teatro resta un posto meraviglioso ma la sua offerta non è sempre adeguatamente promossa da riuscire a raggiungere ogni fascia di pubblico, soprattutto quello giovanile che rischia di crescere nel pregiudizio che quella del Teatro sia un’esperienza elitaria, destinata a pochi. E allora per quale motivo i teatri shakespeariani, dotati di posti alla portata dei più poveri, ospitavano centinaia di ragazze e di ragazzi che rimanevano in piedi per ore pur di restare a guardare? Dalla sua invenzione questa attività è stata parte integrante della vita dell’uomo, non soltanto per la sua funzione educativa, ma per la nostra naturale predisposizione all’empatia, che è ancor di più amplificata nei più giovani a cui il Teatro serve per arricchirsi prima di tutto a livello emotivo, per molti versi più importante di quello culturale. Sicuramente l’epoca digitale nella quale ci troviamo contribuisce a questa disaffezione ma non ha, a mio parere, un ruolo centrale nella questione. Le forme di intrattenimento digitali amate dai più giovani non sono altro che un’evoluzione del Teatro stesso e questo mette ancor più in evidenza non il desiderio, ma il bisogno di noi ragazzi di un contatto diretto con ciò che guardiamo. Il cuore della faccenda sta dunque nella percezione sbagliata che abbiamo del Teatro; e se per alcuni studenti, in particolare, andarci vuol dire assistere ad alcune opere “classiche” (Lirica, prosa tradizionale, concertistica) per poi farne, magari, l’oggetto di un compito in classe, per tutti è indispensabile scoprire quell’insopprimibile desiderio di vedere, fare, vivere il Teatro, affinché il Teatro divenga parte di Noi.
Il teatro Petruzzelli
Martedì 08 Aprile 2025, 16:43
















